Stadio Giuseppe Meazza. 26 maggio, Inter – Empoli. Le lancette sull’orologio segnano 80 minuti e 47 secondi. Una partita che fino a quel momento aveva visto un’Inter arrembante alla ricerca della vittoria salva-stagione. Arrembaggio che sembrava aver dato i suoi frutti con il goal del vantaggio segnato dall’oggetto misterioso Keita Balde. Ma il pareggio dell’Empoli, a 15 minuti dalla fine, dopo che Icardi aveva fallito il rigore che avrebbe chiuso anticipatamente la contesa, aveva fatto sprofondare l’Inter in un baratro dal quale sembrava impossibile rialzarsi. Ed invece al minuto 80, proprio come all’Olimpico lo scorso anno, la squadra di Spalletti trova il goal che significa Champions League. Questa volta l’uomo della provvidenza è Radja Nainggolan, che si trova al posto giusto al momento giusto e mette la palla alle spalle di un fenomenale Dragowski, dopo che il palo aveva respinto la conclusione di un altro uomo del destino dell’Inter targata Spalletti. Quel Matías Vecino autore dei goal decisivi contro Lazio e Tottenham.

Gli ultimi dieci minuti di “sofferenza” hanno fotografato perfettamente tutta l’essenza dell’Inter, con i 68mila di San Siro che hanno vissuto per tutti i 90 minuti una girandola incredibile di emozioni contrastanti tra loro. La Pazza Inter è riuscita a qualificarsi in Champions League per la seconda volta consecutiva (dopo 6 anni di assenza) al termine di una stagione in cui è successo un po’ di tutto dalle parti di Appiano Gentile, con la vicenda della fascia di capitano a farla da padrone. E gran parte del merito della vittoria di ieri sera è proprio del nuovo capitano, un Samir Handanovic versione Superman. Lo sloveno, con le sue parate al limite del fantascientifico, ha tenuto a galla i suoi e ha dimostrato che il premio assegnatogli dalla Lega Serie A come “miglior portiere della stagione” è più che legittimo.

Un capitano decisivo, dicevamo. Mentre nell’altra faccia della medaglia troviamo l’unica nota negativa della serata nerazzurra: Mauro Icardi. L’errore dal dischetto ha dimostrato ancora una volta come il numero 9 viva forse il peggior periodo della sua carriera non riuscendo ad essere tranquillo in campo e fuori, con la Curva Nord che lo ha preso di mira dopo i quasi due mesi di assenza derivanti dal “caso fascia”. Una rottura insanabile con la parte più calda del tifo ed una situazione che molto probabilmente si risolverà con la cessione, nonostante le continue dichiarazioni di amore e fedeltà ai colori nerazzurri.

La qualificazione alla Champions League 19/20 conclude una stagione deludente per l’Inter analizzando quelli che erano i proclami iniziali. Una qualificazione che doveva essere raggiunta con più tranquillità anche alla luce del vantaggio accumulato nel girone d’andata sulle dirette rivali (alla 19a +11 sull’Atalanta e +8 sul Milan). L’inaspettata eliminazione dal girone di Champions League dopo il pareggio a San Siro contro il Psv ha innescato un effetto domino che ha portato prima alle eliminazioni in Coppa Italia ed Europa League e poi al rischio di uscire dalle prime quattro, aumentato dopo il caso Icardi. Essere riusciti a garantirsi ancora una volta la partecipazione alla massima competizione europea per club dà una grossa mano per quanto riguarda la progettazione del futuro prossimo, un futuro che molto probabilmente vedrà Antonio Conte sedersi in panchina.

In tutto questo va fatta una particolare menzione a Luciano Spalletti. Un allenatore che nonostante le mille difficoltà generate soprattutto dalle questioni extra campo è riuscito a ricondurre l’Inter in Champions League. E dopo 6 anni di assenza dalla competizione non è poco. Certo va detto che anche lui ha commesso degli errori per quanto riguarda la gestione tattica, ma siamo certi che il suo difendere i colori nerazzurri in ogni occasione rimarrà a lungo nella testa dei tifosi. Perché, come egli disse alla sua prima conferenza stampa, bisognava “riportare l’Inter dentro la sua Storia”. L’ex Roma ci è riuscito, salvando i giocatori e la società dal baratro e ridando speranze ad un club prestigioso come l’Inter, desideroso di tornare a sognare notti come quella di Madrid.

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