A voler essere sinceri, il mondiale di Formula 1 del 2019 non ci sta regalando weekend particolarmente entusiasmanti. Le due W10 di Hamilton e Bottas, fin qui, hanno fatto mangiare la polvere a tutti gli altri concorrenti, e anche quest’anno la gerarchia dei 3 top team non sembra in procinto di cambiare rispetto alle ultime 2 stagioni: Mercedes in vetta, Ferrari che insegue e Red Bull terzo incomodo. Tuttavia, se già dopo 6 gare il destino dei piani alti sembra già scritto, tutt’altro si può dire della lotta per ottenere la palma di best of the rest, nomea che fin qui appartiene alla McLaren nella classifica costruttori e a Carlos Sainz, pilota di punta del team di Woking, nella classifica piloti.

Lo spagnolo è alla sua quinta stagione in F1 e dopo un inizio difficile di 2019, con due ritiri nelle prime due gara in Australia e in Bahrain, e con il 14esimo posto in Cina, il numero #55 nelle ultime 3 gare è sempre arrivato a punti, in particolare classificandosi settimo in Azerbaijan, ottavo in Spagna e sesto a Monaco. Grazie a questo filotto, Sainz si colloca momentaneamente al settimo posto della classifica piloti a 18 punti, alle spalle di Gasly e davanti a Magnussen.

Nonostante gli ottimi risultati del 2019, però, Carlos Sainz è un pilota che non si è mai preso la scena, che non è mai stato messo particolarmente sotto i riflettori e a cui, forse, non sono giustamente stati riconosciuti molti meriti, magari anche a causa dell’aspro trattamento che la Red Bull ha riservato in questi anni a tutti i piloti “canterani” che non si chiamassero Max Verstappen.

La carriera di Sainz in F1, infatti, è cominciata all’età di 19 anni nel 2015, a bordo della Toro Rosso insieme al 17enne Verstappen, con cui ha formato la coppia più giovane di sempre ad aver mai iniziato una stagione di Formula 1. Il confronto col compagno di squadra, alla fine dell’anno, ha sorriso nettamente all’olandese, che dopo le prime gare del 2016 è stato promosso in Red Bull al posto del malcapitato Daniil Kvyat. Il pilota russo ha concluso il 2016 alle spalle di Sainz, il quale ha battuto Kvyat anche nel 2017 prima di essere ceduto, inizialmente in prestito e poi definitivamente, alla Renault. Lo spagnolo ha vestito la tuta gialla e nera anche nella scorsa stagione, affiancando Nico Hulkenberg. Il tedesco, già molto esperto, gli è arrivato davanti, conquistando il settimo posto nel mondiale piloti e mettendo a serio rischio la permanenza del #55 all’interno del circus nonostante i suoi 53 punti che gli sono valsi il decimo posto in classifica davanti a Fernando Alonso. A fine 2018, Sainz è riuscito a trovare un meritato sedile per il 2019, grazie alla McLaren che lo ha scelto come erede proprio di Alonso, due volte campione del mondo (2005 e 2006) e idolo da sempre del giovane Carlos.

Il passaggio di consegne metaforico dal più grande pilota spagnolo nella storia della Formula 1 al suo più grande ammiratore sembra, fin qui, aver dato i suoi frutti: Sainz, come detto, è il “migliore degli altri” nella classifica piloti, così come lo è la McLaren nella classifica costruttori grazie al suo contributo unito a quello del rookie Lando Norris. Ad ogni modo, Sainz ha dimostrato di essere un pilota molto valido e meritevole di un sedile in F1. Non è mai stato mediaticamente “attraente” né si è mai esibito in mosse memorabili e errori grossolani. Probabilmente non è un predestinato come sembrano esserlo Verstappen e Leclerc, ma i 189 punti ottenuti negli 87 GP disputati in carriera non mentono: Carlos Sainz è un pilota talentuoso che fa della costanza il suo punto di forza.

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