Se la Lazio di Simone Inzaghi (fresco di rinnovo fino al 2021) si è ormai inserita e affermata tra le grandi della nostra Serie A, gran parte del merito va senz’altro ad Igli Tare. L’ex attaccante infatti, dopo aver chiuso la carriera da calciatore proprio con la maglia biancoceleste, su espressa richiesta del patron Lotito si è tuffato con entusiasmo e senza remore nella nuova avventura che lo ha visto indossare i panni del direttore sportivo. E col passare del tempo, il dirigente albanese ha dimostrato di essersi calato alla perfezione nel ruolo, dimostrando di avere una caratteristica imprescindibile per poterlo svolgere al meglio: la capacità di scovare talenti. E a maggior ragione nel caso di Tare, ovvero con il budget non proprio faraonico stanziato della Lazio per il mercato, ecco che questa capacità risalta ancora di più.

Molti tra i giocatori più interessanti del panorama nazionale (e non solo) si sono messi mostra proprio alla Lazio. Keita, Luis Alberto, Felipe Anderson, De vrij, Correa, solo per citare alcuni dei nomi passati (o ancora presenti) dalle parti di Formello. Stefan De Vrij venne acquistato per meno di 10 milioni di euro dalla Lazio appena prima dell’inizio del Mondiale del 2014, dove il centrale olandese venne eletto miglior difensore del torneo. Il senegalese Baldè Diao Keita approdò, a parametro zero, alla Lazio nel 2011 dopo esser stato scartato dalla cantera del Barcellona. Felipe Anderson e Luis Alberto insieme non sono costati neanche 15 milioni. Per ultimo il “tucu” Correa, vero e proprio protagonista dell’ultima parte di stagione, che ha portato via dalle casse biancoclesti 19 milioni; non pochi certamente, ma che potrebbero quantomeno triplicare in caso di un’ipotetica cessione, se l’argentino dovesse confermarsi a questi livelli e definitivamente esplodere. L’operato di Tare in questi anni non è passato inosservato, tanto che il Milan di Eliott sta pensando di portarlo in rossonero, ma Lotito ha già pronti rinnovo e aumento di stipendio per trattenere il suo dirigente.

Alcuni degli acquisti del d.s. tuttavia hanno un denominatore comune: il Belgio. Tare nelle ultime stagioni ha pescato spesso e volentieri nella Pro League belga, portando in Italia giocatori già conosciuti oppure giovani promesse tutte da scoprire. Il primo acquisto è stato di un certo spessore, stiamo parlando di Lucas Biglia, capitano dell’Anderlecht, che nell’estate 2013 sbarca a Roma per 8,5 milioni. L’avventura del centrocampista argentino con la Lazio non comincia bene: con Petkovic prima e con Reja poi non riesce a trovare continuità, venendo preferito più volte a Cristian Ledesma. Il Biglia forse più bello e prezioso per i biancocelesti è stato quello della stagione successiva, dove la Lazio con Stefano Pioli in panchina raggiunse il terzo posto ed espresse per lunghi tratti del campionato un calcio davvero spettacolare. La parentesi laziale si chiude con 133 presenze e 16 gol, tanti infortuni ed un addio (direzione Milan, per 17 milioni più bonus), in un clima non proprio sereno e tranquillo; clima poi addolcito sempre grazie al lavoro di Igli Tare, che ha scelto come suo sostituto Lucas Leiva, il cui impatto nella Lazio è stato a dir poco impressionante.

La regione belga delle Fiandre è celebre per il commercio e per l’industria dei diamanti. Ed è proprio in quella regione, nella città di Genk, che Igli Tare ha trovato il suo di diamante, un ragazzo di vent’anni alto 191 centimetri. Era il 6 agosto del 2015, e il direttore sportivo aveva appena strappato il “si” del Genk per Sergej Milinkovic-Savic. Centrocampista serbo su cui Tare ha puntato sin dal subito, considerandolo uno dei giovani più promettenti in circolazione. Il numero 21 della Lazio dopo la prima stagione di ambientamento, ha iniziato a far intravedere il suo potenziale sotto la gestione Inzaghi, che ha da subito puntato sul giovane serbo (non preso molto in considerazione da Pioli), facendolo partire quasi sempre da titolare. La stagione 2017-2018 è stata quella dell’esplosione: Sergej mette a segno in totale 14 gol, centrocampista più prolifico del campionato, e grazie alle sue giocate di classe abbinate alla sua supremazia dal punto di vista fisico, attira su di sé l’attenzione dei più importanti club europei. Quest’anno i gol sono diminuiti e la stagione non è stata ai livelli della precedente, ma il gol forse più pesante della stagione della Lazio lo ha realizzato lui, in finale di Coppa Italia contro l’Atalanta. E se i 120 milioni richiesti da Lotito lo scorso anno ora possono sembrare eccessivi, comunque sia, se Sergej dovesse partire, la plusvalenza sarebbe assicurata.

La scorsa stagione dal Belgio, precisamente dall’Ostenda sono arrivati due esterni di fascia su richiesta di Inzaghi, l’ideale per il suo 3-5-2: Adam Marusic e Jordan Lukaku. Sia il montenegrino che il belga dopo un primo anno sorprendente, complice anche l’ottimo rendimento di tuta la squadra, (i tifosi della Lazio non scorderanno mai la cavalcata del belga seguita dall’assist per il gol di Murgia al 93’ in finale di Supercoppa contro la Juve), hanno deluso alla loro seconda stagione: condizione fisica e infortuni hanno influito in negativo sulle prestazioni dei due esterni, tant’è che la Lazio a gennaio ha dovuto correre ai ripari, con il prestito di Romulo dal Genoa.

E per la prossima stagione l’obiettivo si chiama Welsey Moraes. Brasiliano classe ’96, attualmente in forza al Bruges, il centravanti è considerato dal direttore sportivo Tare un perfetto vice Immobile o addirittura all’occorrenza un suo partner d’attacco. Attaccante molto potente, una prima punta d’area di rigore ma che ha dimostrato (nella breve parentesi in Champions League) anche di saper dialogare con i suoi compagni su tutto il fonte offensivo, oltre ad un discreto tiro dalla distanza. La Lazio è in pressing, ha già il si del giocatore e sta cercando di convincere il Bruges, per quello che potrebbe essere l’ennesimo colpo belga di Igli Tare.

 

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