Kawhi Leonard, un nome una garanzia, un giocatore fenomenale che sta facendo sognare un paese intero (il Canada) e una franchigia (i Toronto Raptors) quasi sempre ai margini del parquet che conta, con due sole apparizioni alle Finali di Conference NBA nell’arco della loro storia ed alla prima Finale assoluta.

Kawhi, da Riverside (sua città natale) alle Hawaii, questo potrebbe essere il nuovo motto del campione americano che con passione e dedizione sta scalando la vetta arrivando ora ad un passo dal sogno di sempre, l’Anello. Anello che potrebbe simboleggiare le Hawaii per l’appunto, un paradiso terrestre ed allo stesso tempo una comfort zone per chiunque ha fatto successo nella vita e pensa a rilassarsi dopo i tanti sacrifici e le tante fatiche fatte.

Hawaii che però distano ancora un po’, essendoci un ultimo scalo da fare prima di poter salire nell’aereo che lo porterebbe tra i più grandi di sempre di questo sport. Questo scalo si chiama Toronto, per essere precisi l’Air Canada Centre, tana e rifugio di una franchigia che stenta a credere a quello che sta succedendo e che con la serie sul 3-1 contro i pluricampioni dei Golden State Warriors (vincitori di 3 delle ultime 4 finali NBA) rimane umile con i piedi per terra.

Piedi per terra che invece sembra non avere Kawhi, volando in continuazione sul parquet quasi come se avesse dei trampoli sotto di lui, trascinando la squadra verso l’impensabile, esaltandosi all’odore del sangue, dando il meglio di sé quando il gioco si fa duro e dimostrando di conseguenza di essere un Cleaner puro e crudo (per chi non avesse idea di chi è un Cleaner, lettura consigliata del libro Relentless di Tim Groover, Basket Mental Coach di grandi campioni, o la lettura del nostro articolo precedente su Steph Curry per una breve sintesi in cui analizziamo anche la figura del Cleaner).

Non un giocatore qualsiasi dunque, bensì un campione in grado di far parlare di sé da gente del calibro di Michael Jordan che dirà di lui nel lontano 2017 : “He’s probably the best in the game. He’s the best two-way player in the game right now” (“E’ probabilmente il migliore del gioco. È il miglior giocatore nei due reparti, difensivo e offensivo, in questo momento”), che occhio Michael!

The Claw (letteralmente l’artiglio), questo è il soprannome di Leonard, un giocatore assetato di sangue e di vittorie, in cerca del successo che finalmente coronerebbe una carriera fatta di sofferenze, infortuni (chi dimentica il fallo scellerato di Zaza Pachulia nei Playoffs di 2 anni fa quando Kawhi militava negli Spurs?), preparazione (con una forza Erculea addirittura da rompere l’attrezzatura per l’allenamento del peso in metallo al tempo degli Spurs) ma anche di tante e tante emozioni (l’ultima, beh gara 4 di venerdì notte).

Un giocatore che incredibilmente diventerà Free Agent subito dopo le Finals in un’estate che ci riserverà grandi sorprese con lui e KD in primis nel mirino di tante franchigie (le favorite ad assicurarseli sono rispettivamente i Clippers e i Nets e/o i Lakers in cerca di un compagno ideale per Lebron).

Ad ogni modo Kawhi dimostra serietà e devozione alla causa dicendo chiaramente ai microfoni di ESPN : “I’m not really thinking about re-signing or what team I’m gonna go to in free agency, none of that. I’m just focused on what’s in front of me right now. Once it’s over, then I’ll revisit it” (“Non sto pensando di firmare di nuovo o in quale squadra andrò in free agency, niente di tutto questo. Sono solo concentrato su ciò che ho di fronte in questo momento. Una volta che è finita, allora deciderò”). Si perchè niente è ancora deciso e gara 5 di lunedì notte ci dirà se bisognerà sudare ancora tanto per arrivare all’agognato Anello o se invece il motto “No KD no Party” (vista l’assenza importante di Durant causa infortunio al polpaccio a queste Finals) varrà ancora in casa Golden State regalando gioia e titolo ai Raptors.

E allora aspettiamo con ansia lunedì, giorno in cui vedremo se il giocatore e uomo dalla grinta e tenacia inarrestabile in campo ed al contempo dalla risata facile e contagiosa fuori dal campo, entrerà di diritto nell’Olimpo dei Dei dell’NBA (dopo la partita da “Dio Greco” secondo parole di Flavio Tranquillo nel match di Gara 4 in cui ha contribuito da protagonista al secondo tempo stratosferico di Toronto da ben 63 punti).

Il fiuto del successo al momento a Toronto c’è eccome ma si sa, la vittoria non si deve e non si può mai pregustare in anticipo perchè abbassare la guardia ora e sottovalutare Golden State in Gara 5 sarebbe l’errore che cambierebbe il vento e la direzione di questo fiuto verso Oakland (che lo conosce assai bene tanto da difenderlo, una volta riconquistato, e tramutarlo in successo).

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