Fino al 60esimo giro, il GP del Canada ci ha illuso. Il tracciato di Montreal sembrava poter spezzare la monotonia di un mondiale che fin qui, nelle prime 6 gare, aveva regalato 6 vittorie Mercedes, di cui 5 doppiette, e invece i commissari di gara hanno pensato bene di assegnare una penalità di 5 secondi al leader della gara, Sebastian Vettel, per essere rientrato in pista in maniera “insicura” e per aver “forzato” Lewis Hamilton fuori dal tracciato al giro 48. Risultato: settima vittoria su sette per la Mercedes (quinta per Hamilton) e polemiche irrefrenabili su una decisione che, per quanto obiettivamente si possa dibattere, lascia veramente basiti non solo i tifosi della Ferrari ma tutti i veri appassionati della Formula 1. L’esito ufficiale dice: primo Hamilton, fischiato sul podio, secondo Vettel, acclamato come vero vincitore da tutto il pubblico di Montreal, e terzo Leclerc. Completano il lotto dei piloti a pieni giri Valtteri Bottas, quarto con giro veloce, che perde terreno nella lotta per il titolo, e Max Verstappen, quinto, al peggior piazzamento stagionale. A seguire, Ricciardo, Hulkenberg, Gasly, Stroll e Kvyat riempiono la top ten. Ritirati Norris e Albon. Cosa ci ha lasciato il GP del Canada?

“This is not fair”

È questa la frase pronunciata ripetutamente da Sebatian Vettel nel team radio al termine della gara, e francamente è molto difficile dargli torto. Dopo una gara condotta in maniera esemplare, al 48esimo giro il tedesco ha commesso un piccolo errore che lo ha portato sull’erba della chicane (curve 3 e 4), costringendolo a un lieve sbandamento che ha chiuso la strada all’accorrente Hamilton. Una sbavatura minima che non avrebbe compromesso la gara perché Vettel non aveva tratto alcun vantaggio dalla manovra, anzi il distacco su Hamilton si era ridotto. Non sono stati dello stesso avviso, però, i commissari di gara, che qualche giro dopo hanno comminato la penalità al tedesco consegnando il quinto successo stagionale nelle mani del pilota britannico della Mercedes, il quale, per una manovra simile (e anzi più grave perché volontaria) su Ricciardo a Monaco 3 anni fa, non era stato punito, così come non era stato punito quando l’anno scorso in Brasile aveva ostacolato Sergey Sirotkin in qualifica, e quando, sempre nel 2018, durante il GP di Germania, aveva tagliato la corsia dei box tornando pericolosamente in pista in regime di safety car. Una vittoria di Pirro, sarebbe il caso di dire, per Lewis Hamilton, perché tra i commissari di gara c’è proprio Emanuele Pirro; il prezzo troppo alto da pagare, nella fattispecie, è il disappunto degli appassionati di Formula 1 che avrebbero preferito vedere una gara decisa in pista e non a tavolino con una penalità che lascia a tutti l’amaro in bocca. Purtroppo, ancora una volta, ci ritroviamo ad assistere a una situazione di ingiusta disparità del metro di giudizio che fa cattiva pubblicità ad uno sport già snaturato dalla gestione Liberty Media (ultima in ordine temporale, la decisione di introdurre il parco chiuso prima delle prove libere a partire dal 2021) e che sta lentamente perdendo la sua essenza più pura di competitività e battaglia genuina ruota a ruota in pista. Il colmo, però, è che ogni anno la Federazione si scervella per trovare soluzioni che garantiscano lo spettacolo… salvo poi punire manovre involontarie scaturite da una vera lotta in pista, togliendo agli appassionati il piacere di godersi un duello negli ultimi 10 giri tra due campioni e icone di questo sport. Una situazione paradossale che ci lascia davvero perplessi.

La magia di casa

L’inizio di weekend di Lance Stroll tutto lasciava presagire, fuorché un piazzamento in top 10. Vittima della rottura della nuova PU Mercedes alla fine delle FP3 e 18esimo in una qualifica disastrosa, il numero #18 della Racing Point è riuscito a disputare una gara straordinaria, forse la migliore in carriera insieme al Gp di Baku 2017 che lo ha visto salire sul podio, e si è guadagnato, sorpasso dopo sorpasso, un importante nono posto nella sua terra natìa, sul circuito che lo aveva visto raccogliere i suoi primi punti in carriera proprio nel 2017. Che la patria porti fortuna a Lance Stroll? Dipende dai punti di vista. Di punti in Canada ne ha raccolto un discreto numero, ma il ritiro nel 2018 per l’incidente con Brendon Hartley lascerebbe pensare il contrario. Quel che è certo è che a Montreal, per Stroll la gara non è mai scontata.

Rivoluzione francese

Con la polemica Mercedes-Ferrari sulla penalità a Vettel e con una Red Bull non troppo in palla, la scuderia che torna a casa con il sorriso più grande è senza ombra di dubbio la Renault. Daniel Ricciardo e Nico Hulkenberg, infatti, si sono piazzati rispettivamente sesto e settimo raccogliendo un bottino totale di 14 punti, esattamente gli stessi che il team francese aveva raccolto nei primi 6 GP stagionali. Il buon risultato in terra canadese, peraltro, non è frutto di circostanze particolari o di fortuna, bensì è la punta dell’iceberg di un weekend durante il quale le due RS19 sono state costantemente competitive, come è emerso anche dalle qualifiche (quarto l’australiano, settimo il tedesco). Adesso, complici il ritiro di Norris e l’11esimo posto di Sainz, la Renault si trova a -2 dal quarto posto costruttori attualmente occupato dalla McLaren e Ricciardo, uno che di sorrisi a 32 denti se ne intende, è a -2 dal settimo posto in classifica piloti attualmente occupato dallo spagnolo del team di Woking. La lotta è apertissima.

Gasly, l’ultimo dei primi

Se, come detto, Sainz e Ricciardo si contendono la palma di “best of the rest”, c’è chi invece sembra essersi infelicemente assicurato la nomea di “worst of the best” e si tratta di Pierre Gasly: il francese numero #10, infatti, sembra già destinato a occupare il sesto posto della classifica piloti in quanto troppo poco competitivo per impensierire le due Mercedes, le due Ferrari e il compagno di squadra Verstappen, ma allo stesso tempo al volante di una vettura troppo veloce per perdere il confronto con gli inseguitori. La stagione di Gasly era iniziata con aspettative abbastanza basse, ma il francese, suo malgrado, ha deluso anche quelle. Il GP del Canada è stato emblematico: per la prima volta partito davanti al compagno (lui quinto, Verstappen nono), Gasly ha chiuso ottavo dietro all’olandese e alle Renault. Un weekend difficile da digerire che potrebbe anche compromettere la sua presenza nel team Red Bull in ottica 2020.

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