Poche ore fa è stato comunicato ufficialmente l’arrivo di Paolo Fonseca sulla panchina dell’AS Roma, con un contratto che legherà il tecnico portoghese alla squadra capitolina per i prossimi due anni con opzione per il terzo.

Al tal proposito, cerchiamo quindi di capire quella che è la sua storia, partendo dall’inizio.

Paulo Fonseca nasce nel 1973 a Maputo, capitale del Mozambico, città che ha poco a che vedere con il calcio, ma che all’epoca era colonia lusitana, ci resta sino ai 14 anni. Successivamente si trasferisce in Portogallo dove inizia la carriera da calciatore, più precisamente da difensore centrale; riesce ad arrivare fino in Primeira Liga ma senza lasciare un segno indelebile nella storia del calcio lusitano. Giovanissimo decide di appendere lo scarpino al chiodo ed indossare giacca e cravatta, inizia ad allenare a soli 32 anni le giovanili della Estrela Amadora, club in cui aveva militato le ultime cinque stagioni di calcio giocato. Dopo 6 anni dal suo approdo in panchina si ritrova a sfiorare la promozione in Primeira Liga con l’Alaves, arriva terzo e assapora soltanto il sogno della categoria maggiore. La vera impresa della sua carriera la realizza nel 2013, alla guida del Pacos de Ferreira, anche qui arriva terzo, ma in Primeira Liga e conquista uno storico accesso in Champions League, miglior risultato del club in 60 anni di storia, è proprio grazie a questa impresa che i riflettori iniziano a puntare su di lui. La sua carriera sembra decollare, arriva la chiamata della prima vera big, il Porto: il 10 giugno 2013 sostituisce Vitor Pereira sulla panchina dei “Dragoes”. La sua avventura parte nel migliore dei modi, alza il suo primo trofeo da allenatore, la Supercoppa di Portogallo contro il Vitoria de Guimares imponendosi per 3-0. Il passo falso è però dietro l’angolo, complice una rosa che, a detta di Fonseca stesso, “non era adatta al suo tipo di gioco”, viene esonerato dopo 21 gare. Dopo un breve ritorno al Pacos de Ferreira torna ad alzare un trofeo nel 2016 sulla panchina del Braga, la coppa di Portogallo. Inoltre, grazie al raggiungimento dei quarti di finale di Europa League, dove viene eliminato dallo Shaktar Donetsk, riesce a mostrare in campo europeo il suo tipo di gioco molto ragionato. È bastato forse proprio quel quarto di finale per convincere i dirigenti della squadra ucraina, tanto che il 31 maggio 2016 viene ufficializzato il suo ingaggio dallo Shaktar Donetsk, con l’arduo compito di gestire il dopo Lucescu, l’uomo da 22 trofei i 12 anni, capace di affiancare ad un dominio in patria raramente messo in discussione dagli avversari, uno status internazionale senza eguali nel panorama calcistico dell’Est Europa. Gli anni in Ucraina sono un autentico trionfo, che si chiude con 7 trofei (3 campionati, 3 coppe e 1 supercoppa) e solo 8 sconfitte in 94 partite di campionato.

Come già detto, Paulo Fonseca è finito sotto i riflettori non solo grazie ai trofei conquistati, ma soprattutto grazie alla filosofia di gioco che è sempre, o quasi, riuscito ad imprimere alle proprie squadre. I suoi principi di gioco si basano su un dominio territoriale del campo, sia in trasferta che in casa, anche con avversari più quotati. Il suo modello di gioco si focalizza sul possesso palla quindi e su un tipo di calcio molto offensivo e moderno, non a caso il modulo preferito dall’allenatore lusitano è il 4231. A conferma di tutto ciò ci sono anche le dichiarazioni di quelli che ora sono i suoi ex calciatori allo Shaktar, come Dentinho il quale disse: “non rinneghiamo mai la nostra identità, contro qualsiasi rivale. A noi piace avere il pallone e dominare la gara”. Scaviamo più a fondo però sui singoli elementi e ciò che chiede Fonseca ai suoi: come detto il gioco si basa molto sul possesso palla, motivo per cui tutti gli 11 giocatori in campo devono avere una tecnica di base superiore alla media, portiere compreso, a cui spesso Fonseca chiede di far partire l’azione giocando palla a terra. La difesa agisce molto alta, soprattutto i terzini che in fase offensiva diventano quasi delle ali d’attacco sovrapponendo sugli esterni senza sosta e cercando di ottenere spesso il fondo. I due centrali devono ovviamente essere rapidi dovendo giocare con la linea alta, e devono spesso “scappare” indietro in fase di ripartenza avversaria, inoltre anche a loro è richiesta una buona dose di tecnica individuale così da far ripartire l’azione il più velocemente e precisamente possibile. La linea mediana è composta da due giocatori, i quali hanno due ruoli ben differenti, uno dei due spesso si stacca e arretra il suo baricentro così da poter aiutare i centrali difensivi in fase di impostazione, mentre l’altro è libero di inserirsi in avanti e sviluppare il gioco a centrocampo. I tre trequartisti svariano molto e si scambiano per non dare punti di riferimento, spesso sono tre giocatori imprevedibili, in grado di creare superiorità numerica e cambiare il ritmo e l’andamento di una partita. Per il centravanti non sembra esserci un identikit preciso, il suo compito varia a seconda dello sviluppo dell’azione, meglio se completo, dal discreto fisico ma anche in grado di dialogare spesso con i compagni.

Come abbiamo detto, da stamattina è ufficialmente il nuovo allenatore dei giallorossi, ma senza ancora aver messo piede in campo sembra aver già convinto una buona parte della tifoseria dato che deciso di rinunciare ad una parte del suo ingaggio (500.000€ di parte fissa) così da potersi liberare dal club Ucraino che chiedeva un indennizzo da 2 milioni di Euro. I presupposti per far bene ci sono tutti, anche le garanzie richieste dall’allenatore sembrano far parte degli accordi presi con i dirigenti della società capitolina. Fonseca non si opporrà alla vendita dei “senatori” di questi ultimi anni, come Dzeko (molto vicino all’Inter), Manolas (che ha una clausola rescissoria di 36 milioni di Euro valida dal 1° luglio) e Kolarov, a cui bisogna aggiungere anche l’addio di De Rossi. Sui binari di partenza non ci sono solo questi quattro elementi, la rosa è da rimodellare e plasmare intorno alla filosofia di gioco che ha reso famoso Fonseca, proprio per questo la difesa sarà probabilmente il reparto dove più si interverrà in questa sessione di mercato. Tra i pali Olsen è già dato come partente certo, direzione Premier League, il suo sostituto potrebbe essere ancora Mirante, come per l’ultima parte della stagione, ma allo stesso tempo la Roma cercherà un profilo giovane che possa accontentare il mister portoghese, in grado sicuramente di far partire l’azione e saper gestire la palla tra i piedi, quindi una figura ben distante da quella di Olsen. Anche nei quattro davanti al portiere le incognite sono moltissime, l’unico al momento che sembra certo del posto è il capitano, Alessandro Florenzi, il cui passato da ala offensiva e mezz’ala garantirebbe a Fonseca un terzino di grande spinta e qualità offensive. Stessa cosa non si può dire per l’altro versante, dato che Kolarov sembra sempre più lontano dalla capitale, dove però potrebbe far ritorno un giovanissimo Luca Pellegrini, che si sta mettendo in mostra al mondiale Under 20 con la nazionale e ha già dimostrato ottime cose nei 6 mesi di prestito al Cagliari. Per i due centrali il destino sembra quasi segnato, chi per sirene di mercato come Manolas e chi perché difficilmente adattabile alla tipologia di gioco proposta da Fonseca, infatti Fazio ha spesso faticato quando la squadra si posizionava con la difesa alta e si vedeva costretto a rincorrere gli avversari invece che aspettarli sfruttando la sua fisicità. Tra i tanti nomi fatti sul mercato in questo ruolo, uno dei più caldi sicuramente è quello di Gianluca Mancini, difensore classe 97 che quest’anno si è consacrato definitivamente all’Atalanta. Passiamo alla linea mediana, dove uno degli oggetti misteriosi durante la prima parte di stagione ha concluso invece l’annata in crescendo, stiamo parlando di N’Zonzi, il centrocampista francesce potrebbe ricoprire abilmente il ruolo di palleggiatore davanti alla difesa che tanto piace al nuovo tecnico giallorosso. A completare il reparto possono intervenire due giovani talenti italiani, Lorenzo Pellegrini e Bryan Cristante i quali spesso abbiamo visto durante la stagione svariare in varie zone del centrocampo senza particolari problemi e dimostrando gran duttilità. Siamo arrivati ora ad una zona chiave per il tipo di gioco che cercherà di proporre Fonseca, i tre trequartisti alle spalle della punta: l’organico a disposizione è buono, anzi ottimo, visto che per ognuno dei tre ruoli ci sono almeno due giocatori in grado di ricoprirlo. Partiamo da destra, il lato più giovane di questa Roma, dove possono giocare indistintamente sia Under che Kluivert, ricordando però che “Paulo” ha dimostrato spesso preferenze per gli esterni a piede invertito, motivo per cui il turco potrebbe ritagliarsi un ruolo da protagonista nella stagione che verrà. Al centro c’è un mix di esperienza e giovane talento, parliamo di Pastore e Zaniolo, il primo potrebbe essere un grande innesto per la rosa giallorossa visto che quest’anno il suo apporto è stato molto limitato, e con la filosofia calcistica di Fonseca potrebbero esaltarsi le sue qualità di palleggiatore al centro della manovra; il secondo è il gioiello del club capitolino, che proverà in tutti i modi a blindarlo quest’estate e farne un perno fondamentale per la futura Roma. Chiudiamo con la fascia sinistra, dove troviamo El Shaarawy e Perotti, uno è il miglior giocatore e miglior marcatore della rosa giallorossa durante questa stagione e l’altro un “desaparecidos” che causa infortuni e problemi personali ha totalizzato soltanto 6 presenze da titolare in campionato. La scelta del titolare sembra scontata, ma occhio al feeling di Fonseca con i sudamericani, non date Perotti per spacciato, sempre che non ceda alle lusinghe dei club argentini e decida di rimanere a Roma. Terminiamo quest’analisi con il centravanti, che al 99% non sarà più Dzeko, ma difficilmente Fonseca deciderà di fare all-in su Schick, quindi sta già valutando con la società un possibile sostituto; nonostante l’accostamento di nomi come quello di Icardi sembra improbabile l’arrivo di un top player davanti, anche perché lo stesso allenatore ci ha dimostrato che la forza del suo gioco e delle sue  squadre non si basa su di un singolo giocatore da 20 gol, motivo per cui non ci resta che aspettare come interverrà la società.

 

Difficile a questo punto fare un pronostico sulla Roma che verrà, la scelta dell’allenatore ha certamente fatto intendere le intenzioni della società, ovvero nessuno è indispensabile, soprattutto chi fa parte della vecchia guardia, contrariamente ai giovani che si cercherà di blindare fin da subito per costruire un futuro insieme. I ruoli in cui intervenire sul mercato sono molto chiari, a questo punto starà alla società capitolina far si che “Zorro” renda la sua avventura un successo come ha fatto a Donetsk e non un fallimento come è stato con il Porto.

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