Climax: deriva dal termine greco klimaks e consiste nell’espediente letterario che, attraverso una crescita costante di intensità, ottenuta tramite una narrativa sempre più sincopata ed imprevedibile, porta ad un punto di svolta che terrà attaccato il lettore fino alla fine del romanzo.

Il climax, questa notte, è stato degno dei migliori thriller ed ha caratterizzato la quinta gara di queste splendide Finals 2019, raggiungendo l’apice proprio all’ultimo possesso quando Kyle Lowry, capitano ed ultimo baluardo dei Raptors belli e perdenti degli ultimi anni, riceve all’angolo la palla che avrebbe portato una nazione intera ad alzare il Larry O’Brian trophy. Il tiro che esce dalle mani del prodotto di Vilanova è completamente fuori misura, ma il replay mostra la giocata della partita (e forse della serie): è il provvidenziale tocco di Draymond Green a sballare completamente la traiettoria della palla. 106-105, gli addetti, per smantellare definitivamente l’Oracle Arena, dovranno aspettare ancora qualche giorno.

Dunque i Raptors falliscono in casa il primo match point, nella partita che avrebbe potuto scrivere la storia e su cui, oltre alla logica attesa per una partita potenzialmente decisiva per l’assegnazione del titolo, pesavano anche le attenzioni dovute al ritorno in campo dopo più di un mese di Kevin Durant, la cui assenza (non particolarmente pesante nelle finali di Conference) pareva gravare come un macigno per larghe parti delle prime 4 partite contro i campioni dell’Eastern Conference. In effetti, il primo quarto di KD è di livello assoluto: 11 punti in 12 minuti e la sensazione che i problemi fisici fossero solo un lontano ricordo e che ci si trovasse di fronte ad un uomo in missione: per se stesso più che per la sua squadra; anche Steve Kerr sembra sollevato dalle condizioni del numero 23 e non ne lesina l’utilizzo.

A nemmeno due minuti dal rientro dal primo intervallo però, il primo turning point del film che va in onda live alla Scotiabank Arena: L’ex OKC punta Ibaka, appoggia il piede e a quel punto crolla a terra per, si teme, il peggior infortunio che possa occorrere ad un cestista: possibile rottura del tendine d’Achille; ipotesi che, se fosse comfermata, rappresenterebbe oltre ovviamente al fine della stagione anche un enorme punto di domanda sul futuro e sui piani delle pretendenti al probabilmente più importante free agency di questa off season (da segnalare il bellissimo gesto di Lowry ed Ibaka che reguardiscono i propri tifosi, rei di aver inizialmente esultato allo stop della superstar Warriors).

Da qui inizia un nuovo match: gli splash brothers Klay Thompson e Steph Curry salgono in cattedra cercando di non far rimpiangere il compagno, DeMarcus Cousins, inizialmente fuori quintetto, approccia bene la partita e arriva il massimo vantaggio GSW col +13, prima che, un fin qui spento Kawhi Leonard, abbia un sussulto d’orgoglio e guidi i suoi fino al -1, che Curry e Looney trasformano in un -6 all’intervallo lungo.

Il terzo quarto ricalca abbastanza fedelmente il precedente: Toronto non molla ma, complice ancora la serata non eccezionale della sua stella, rimane in scia ma mai ad annullare lo svantaggio: Fred Van Vleet si sveglia definitivamente ed insieme a Lowry (per costanza sicuramente il migliore dei suoi anche al netto del sopraccitato errore alla sirena) mantiene in partita i suoi. Dall’altra parte, Curry si carica definitivamente i suoi sulle spalle e ne ritorna leader assoluto. Leadership ancora più evidente nei momenti di assenza dal parquet sua e di Klay.

Tornando al concetto di climax ed alla narrazione letteraria-cinematografica che ben si adatta a partite come questa, il quarto quarto è battaglia finale degna dei migliori colossal di Hollywood: senza eslusione di colpi, a tratti fisica ed a tratti squisitamente tecnica, con veri e propri supereroi da entrambe le parti. Il problema per Golden State è (finalmente) Kawhi, che si sveglia e segna da solo il parziale di 10-0 che manda i suoi al +6. Ora a Toronto ci credono davvero, ma mai dare per morti i campioni: ed infatti sono ancora gli splash Brothers a mettere tre triple di fila che valgono il controsorpasso. Il climax ascendente è finalmente arrivato allo zenith: scarico di Van Vleet per Lowry, blocco di Gasol, tripla dall’angolo di Kyle, manona di Draymond Green a regalare un ultimo ballo sul parquet dell’Oracle Arena.

106-105 Never understimate the heart of Champion

 

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