Il Gran Premio del Canada ci ha sicuramente fornito molteplici spunti di riflessioni, di cui uno dei più importanti è indubbiamente collegato al metro di giudizio utilizzato dai commissari di gara durante i week-end sportivi. Già, poiché se da un lato è possibile concordare o meno con la scelta dei 5 secondi di penalità rifilati da Emanuele Pirro nei confronti di Sebastian Vettel, dall’altro è doveroso dire che questa presa netta di posizione entra in contrasto, e non poco, con alcune scelte prese in passato dalle varie direzioni di gara. Occorre proprio dire varie, perché all’interno del mondo della F1 si opta per una direzione gara appunto, formata da commissari che cambiano ad ogni Gran Premio, andando inevitabilmente a rendere sempre meno oggettivo un regolamento già, francamente, poco chiaro.

E forse, è proprio questo uno dei grandi problemi della competizione motoristica più famosa al mondo. Parlando con fatti e situazioni alla mano, possiamo sicuramente stilare un elenco, in cui, nel corso degli anni, si è vista una netta disparità di giudizio nei confronti dei piloti. Proprio partendo da Montreal, infatti, non occorre andare molto indietro nel tempo per assistere ad un caso totalmente analogo, in cui però, si è deciso di applicare il buon senso: Monaco 2016, Lewis Hamilton si trova davanti a Daniel Ricciardo, nettamente più veloce del pilota britannico. Circa a metà gara, all’uscita del tunnel, Lewis manca totalmente il punto di staccata, tagliando la chicane successiva. In analogo modo a quello di Sebastian Vettel (ed anzi, forse ancor più grave in quanto volontario), l’inglese torna violentemente in pista, “forzando” il pilota australiano della RedBull contro le barriere. Daniel è costretto a frenare per evitare la collisione. Dopo aver visto l’incidente, gli stewards ritengono la manovra corretta e decidono di non penalizzare Lewis Hamilton, che vince gloriosamente il Gran Premio.

Questo, pertanto, costituisce un fortissimo precedente che non può non far insospettire, ed anche infuriare se vogliamo, i tifosi Ferrari, e più generalmente parlando, i tifosi di questo magnifico sport. Vorremmo che le discrepanze terminassero qui, ma purtroppo non è così: Le Castellet 2018, Sebastian Vettel colpisce Bottas, danneggiandogli la macchina e impedendo al finlandese di finire più avanti del 7° posto. Manovra scorretta di Vettel: 5 secondi di penalità.

Silverstone 2018, Raikkonen colpisce Hamilton, che finisce nelle retrovie senza però danni alla macchina. Manovra scorretta di Raikkonen: 10 secondi di penalità.

Silverstone 2017, Hamilton rallenta Grosjean in qualifica, che a causa di questo impedimento non riesce a completare il giro veloce e superare la sessione. Viene applicato il buon senso: nessuna penalità per Hamilton.

Zeltweg 2018, Vettel rallenta Sainz in qualifica, che nonostante l’impedimento riesce a superare la sessione grazie ad un altro giro veloce. Non viene applicato il buon senso, ma viene seguita pedissequamente la regola: 3 posizioni di penalità in griglia per Vettel.

Barcellona 2017, Bottas colpisce Raikkonen, che si ritira. Incidente di gara: nessuna penalità per Bottas.

Baku 2017, Bottas colpisce Raikkonen, che, a causa di gravi danni alla macchina, è costretto a partire da fondo gruppo per poi ritirarsi definitivamente. Incidente di gara: nessuna penalità per Bottas (che arriva 2°).

Questi corrispondono a solo alcuni dei vari esempi che testimoniano una preoccupante disparità nel metro di giudizio da parte dei commissari di gara nei confronti di team e piloti. Non sarebbe più opportuno stabilire un’unica commissione per l’intera stagione ed evitare ogni possibile disparità e situazione lasciata a libera interpretazione? Qual è il vero interesse, e soprattutto vantaggio da parte di FIA di variare ad ogni Gran Premio la direzione gara?

A voi, le possibili ipotesi.

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