Quando Max Verstappen entrò in F1 nel 2015 alla giovanissima età di 17 anni con solo un anno di gare alle spalle, la FIA decise che non era una grande idea. Anche se alla fine l’olandese ha provato di essere più che abile, i piani alti decisero che fosse meglio se a scendere in pista fossero piloti più rodati ed esperti: venne così introdotto un limite  di età minimo di 18 anni, insieme a un sistema a punti per la Superlicenza FIA.

Max Verstappen è stato il pilota più giovane a prendere parte al Campionato Mondiale di F1 prima dell’introduzione delle restrizioni imposte dalla FIA

Adesso, diventare pilota di F1 non richiede solo talento (e soldi): per correre tra i migliori è necessario provare di essere uno di loro. In base ai propri risultati in gara è possibile ottenere diversi punti che vanno ad accumularsi verso i 40 richiesti per ottenere la Superlicenza: ad esempio, si ottengono tutti vincendo un titolo in F2 o in IndyCar, 12 per i campionati regionali di Formula 4, e una manciata per i tornei di kart organizzati dalla FIA.

Tuttavia, al raggiungimento di 25 punti, è già possibile tastare con mano l’ebbrezza di un auto da Formula Uno partecipando sporadicamente ai test su pista delle varie scuderie. Dal 2020, inoltre, i test permetteranno ai giovani piloti di guadagnare punti licenza: guidando per almeno 100km si guadagnerà infatti un punto per ciascun weekend, fino a un massimo di 10 ottenibili nel corso di tre stagioni. Allo stesso modo, causare incidenti o ottenere penalità farà perdere punti, rendendo più ostico il procedimento di accesso alla classe ammiraglia delle corse automobilistiche.

Causare incidenti farà perdere punti per la Superlicenza: sarà essenziale essere piloti sportivi e puliti

L’obiettivo della FIA è di rendere le gare più appassionanti e imprevedibili garantendo la presenza di atleti professionali e sportivi, ma la rivoluzione risulta essere un’ottima mossa anche per team e piloti: i primi potranno aiutare i giovani talenti ad ottenere la licenza facendo guidar loro i potenti prototipi, mentre i secondi avranno modo di provare la loro abilità in più categorie automobilistiche e di farsi notare da sponsor di maggiore livello.

Gli unici delusi potrebbero essere i piloti di F1 veri e propri: in pista non c’è sempre spazio per tutti, e dover saltare gran parte delle FP1 potrebbe risultare in un’abitudine molto difficile da metabolizzare.

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