Se c’è una cosa che bisogna saper fare nella vita e nello sport per essere rispettati, temuti e onorati, è saper vincere. Se poi lo fai mostrando freschezza, bel gioco (nel caso sportivo), lealtà e astuzia, beh allora siamo di fronti ad un vero e proprio apogeo di bellezza e sublimazione.

Questo è il caso della Reyer Venezia che sabato notte in gara 7 per assegnare lo scudetto italiano di Basket al palasport Talierco di Mestre ha letteralmente divorato l’avversario, la Dinamo Sassari di Coach Pozzecco tanto amata dagli appassionati di questo sport per il suo gioco e la sua spontaneità (e anche soprattutto per le 22 vittorie di fila accumulate in stagione fra campionato ed Europa).

Di fatto in questi giorni post gara 7 molto si è parlato per elogiare l’arte di riconoscere ed accettare la sconfitta da parte della Dinamo mentre troppo pochi sono stati, a nostro avviso, i plausi rivolti alla compagine capitanata da Coach De Raffaele che è riuscita a portare lo scudetto nel capoluogo veneto per la seconda volta negli ultimi 3 anni.

Caparbia e determinazione, questa probabilmente è stata la ricetta vincente della Reyer che si è affidata tanto, tantissimo, alla grinta ed allo splendore del playmaker made in Veneto, Andrea De Nicolao, senza contare i tre soliti punti cardine e colossi americani Austin Daye, Marquez Haynes e Michael Bramos (questi ultimi due, naturalizzati rispettivamente per la Georgia e la Grecia probabilmente per trovare un posto nel roster nazionale, che hanno ottenuto un totale di 43 punti, quasi il 50% del  totale dell’Umana nel match di sabato).

Una gara dominata in lungo e in largo dai veneziani che sono riusciti ad arginare ogni tentativo di rimonta della Dinamo che, dopo i primi due quarti sotto di 9 punti (39 a 30), ha completamente mollato e staccato la spina, forse intimorita anche dall’atmosfera e dal suono rimbombante delle Vuvuzela del palazzetto che sembrano avere centrato in pieno il loro obbiettivo di distrarre gli avversari sardi in fase di possesso.

Vuvuzela a parte però gli alibi a favore del Banco di Sardegna sono pochi e farraginosi, mentre i meriti dell’Umana vanno riconosciuti ed elogiati a dovere. Di fatto mai avremo pensato, dopo una stagione fatta di alti e bassi, di vederla tornare subito nel tetto d’Italia in così poco tempo. Tuttavia la chiave di lettura di questo successo è semplice ed è facilmente tangibile utilizzando solo un termine : Continuità. La continuità per l’appunto è stata l’arma in più che ha permesso alla compagine lagunare di aver successo e di instaurare un feeling di gruppo (il cosiddetto Teamwork) che raramente troviamo altrove nel campionato italiano, andando dunque a simboleggiare una sorta di Golden State del Bel Paese.

Spirito di squadra, talento (di alcuni singoli) e tattiche (sopratutto difensive) studiate a tavolino e perfezionato mese dopo mese, giorno dopo giorno, queste senza dubbio sono le caratteristiche che hanno permesso di instaurare una nuova era di egemonia nel basket italiano. E’ iniziata l’era Reyer o solo un mix di fattori e di fortuna ha permesso ai lagunari di salire nel trono tricolore? Chissà, il tempo sicuramente ce lo dirà però se una cosa è certa è che “L’attacco vende i biglietti, la difesa vince i campionati” (parole, sottolineate dalla rivista Ultimouomo.com, utilizzate dal coach di Football Americano Bear Bryant anni or sono).  Parole sagge, che meglio non possono spiegare il successo di Venezia in questa stagione. Parole che permettono di poter dire al momento, senza ombra di dubbio, che in Italia (come altrove, le finali NBA ne sono la prova) la tattica vince sulla tecnica e il collettivo vince sul singolo.

Foto L.Canu – Ciamillo-Castoria

E allora giusto festeggiare nel canal Grande in un vero e proprio bagno di folla. Giusto anche “sfondarsi” a suon di spritz, sarde in saor e risi e bisi nei migliori bacari della città. Si perchè Venezia ora di unico oltre al paesaggio ha pure una squadra vincente, in grado di poter ribadire la propria supremazia nel bel paese negli anni a venire e capace di emozionarci alla stessa maniera/frequenza della prima uscita dalla stazione Santa Lucia (quando si intravedono al di là del canale Palazzo Foscari Contarini e la chiesa di San Simeon Piccolo), provare per credere…

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