Il circuito di Assen è pronto ad ospitare l’ottavo appuntamento del calendario mondiale di motociclismo. I temi all’ordine del giorno sono molteplici e spaziano dal fattaccio dello “strike” di Jorge Lorenzo nell’ultimo Gran Premio di Barcellona, alla fuga iridata del favorito Marc Marquez, fino ad arrivare alle difficoltà in casa Yamaha; oggi però vogliamo focalizzare la nostra attenzione sul tracciato olandese, sulla sua storia e sui celebri ed appassionanti duelli che lo hanno reso famoso negli anni.

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Partiamo subito col dire che Assen è l’unico appuntamento ad esser stato presente nel calendario del motomondiale in tutte le sue edizioni. Inizialmente si trattava di un circuito cittadino lungo 28 km che rispettava in pieno i canoni per essere un vero Tourist Trophy, a tal punto che ancora oggi in onore del celeberrimo TT dell’isola di Man, viene chiamato ufficialmente “TT circuit of Assen”. Nel corso degli anni però, per ovvie ragioni di sicurezza, ha subito varie modifiche per arrivare alla conformazione attuale della pista di 4555 metri. Un tracciato molto veloce ma anche molto tecnico quello attuale, dotato di curve da fare con il gas spalancato ed altre da prima marcia, con cambi di direzione continui in cui vengono messe a dura prova la resistenza e le abilità dei singoli piloti: non a caso su questa pista possiamo trovare una delle curve più veloci e la curva più lenta dell’intero campionato. Il perfetto connubio tra velocità e tecnica la rende una vera e propria “Cattedrale del motociclismo”.

Riavvolgendo il nastro dei ricordi possiamo trovare molti momenti passati alla storia di questo sport che si sono consumati su questo nastro d’asfalto, soprattutto riguardanti Valentino Rossi. Il centauro italiano infatti detiene il record di vittorie in terra olandese con 10 successi, e qui proprio due anni fa conquistò la sua ultima vittoria in MotoGP. Nel 2007 avvenne una delle imprese più belle e degne di nota dell’epoca moderna di questo circuito: livrea scintillante Fiat per promuovere la nuova 500 appena ritornata sul mercato e partenza dall’undicesima piazza dopo la qualifica del venerdì (fino a tre anni fa la gara si correva di sabato) non eccezionale. Come ormai ci ha abituato però, il giorno della gara è quello che più conta e quello in cui lui riesce sempre a farsi trovare nel posto giusto. Pronti via ed il campione di Tavullia, giro dopo giro riesce a costruire una rimonta che lo porta fino alla prima posizione dopo un duello con il rivale di allora, Casey Stoner. Una gara definita da molti come una delle più belle della storia del motociclismo; una corsa che entra di diritto negli annali dello sport; un duello che tutti gli appassionati difficilmente dimenticheranno.

In tempi più recenti poi troviamo senza dubbio un’altra tra le sfide più belle di sempre: quella del 2015 tra l’arrembante Marc Marquez ed il solito inossidabile Valentino Rossi. Una gara che andrebbe fatta vedere e rivedere nelle ore di educazione fisica per tutti gli insegnamenti e gli spunti che riesce a dare: in questi 45 minuti sono condensate tutte le qualità che un vero campione deve avere per essere definito tale (e ci si riferisce in egual maniera ad entrambi i piloti). C’è la capacità di rimanere concentrato per tutti i 26 giri, la lucidità di saper fare la scelta giusta al momento giusto, la voglia e la caparbietà di inseguire e raggiungere un obiettivo quale la vittoria, il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo, ma soprattutto la cattiveria agonistica (o il “killer instinct”) che differenzia il fuoriclasse da un grande pilota.

La battaglia si svolge dal primo all’ultimo giro, in uno spettacolo che non lascia nulla al caso; gli ultimi giri sono da cardiopalma in un susseguirsi di botta e risposta, sorpassi e controsorpassi al limite ma mai con manovre scorrette. Un divertimento unico sia per i tanti appassionati appollaiati sulle tribune, sia per i tifosi davanti alle televisioni, ma ancor più per i due funamboli sulle due ruote. Si arriva così all’ultima chicane dell’ultimo giro, già teatro di incidenti e contatti proibiti nelle edizioni precedenti; ci si arriva con la Yamaha numero 46 davanti e la Honda numero 93 dietro, ma tutto il mondo sa già dopo che quell’ultima curva nulla sarà più come prima. Marquez tenta il sorpasso, Rossi chiude la porta; i due si toccano!! Lo spagnolo percorre la curva nel modo corretto, mentre l’italiano viene costretto a tagliarla andando a finire nella ghiaia; nonostante questo però riesce a tagliare il traguardo per primo. La giuria considera il tutto come contatto di gara e non prende in considerazione l’ipotesi di comminare una sanzione a Rossi che vince così il gran premio in mezzo a polemiche di ogni sorta. Come proseguì quel campionato tutti lo sappiamo.

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Infine non si può non fare un breve cenno a ciò che successe in moto3, sempre nel 2015, quando Nicklas Ajo, giovane pilota finlandese, riuscì a fare un numero da rodeo salvandosi da una caduta ormai certa. Disarcionato dalla sua moto, riuscì a rimanerci aggrappato e tagliò il traguardo in ginocchio di fianco a lei, come se stesse per sposarla. l’immagine più bella e romantica degli ultimi anni.

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Il Gran Premio d’Olanda è dunque uno dei più attesi ed amati dai piloti ed uno tra i circuiti più spettacolari del panorama mondiale. Ci sono tutti i presupposti per assistere ad una domenica entusiasmante. A partire da oggi pomeriggio si inizieranno a scaldare i motori in vista delle qualifiche e si potranno già delineare le forze in campo. I nostri italiani cercheranno di rifarsi dopo il weekend di Barcellona che non li ha visti nemmeno completare il secondo giro e magari il quarantenne Rossi riuscirà a porre fine al digiuno di vittorie che dura ormai da troppo tempo.

Per vincere nell’università delle due ruote serve aver studiato su come diventare un campione.

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