La vittoria di Maverick Viñales ha riportato sul gradino più alto del podio una Yamaha che non vi saliva dal Gran Premio d’Australia dello scorso anno, sempre con il pilota spagnolo. Un Gran Premio d’Olanda dunque che fa brillare la casa di Iwata ed i suoi piloti, su una pista che per caratteristiche si addice molto alla casa giapponese. I risultati non lasciano dubbi: oltre alla vittoria di Viñales, pilota del team ufficiale, sul podio è salito anche il rookie Fabio Quartararo del team Petronas, al secondo podio consecutivo, mentre il suo compagno Franco Morbidelli si è classificato quinto dopo una bella rimonta ed un sorpasso ai danni di Petrucci all’ultimo respiro. Chi invece non può sorridere è Valentino Rossi, in netta difficoltà sin dal venerdì e che chiude il proprio weekend con una caduta al quarto giro.

A dire il vero non si tratta di un episodio isolato, poichè è proprio un periodo nero per il nove volte campione mondiale che è alle prese con una crisi tecnica e di risultati mai vissuta prima d’ora. Se fino al Gp di Francia, in quel di Le Mans, la situazione si presentava difficile ma quantomeno gestibile, ora si ritrova in un buco profondo in cui risalire non è certo facile. Totalizzare tre “zeri” negi ultimi tre GP, per un campione come lui è certamente un fatto inconsueto e sintomo di un momento non sereno oltre che dal punto di vista prestazionale, anche mentale.

Come dicevamo, tre cadute collezionate una in fila all’altra: la prima nel Gran Premio d’Italia, nel suo Mugello che tante gioie ha saputo regalargli, dopo che per tutto il weekend è stato costretto a rincorrere gli avversari alla ricerca di un feeling con propria moto che non ha mai trovato. Sulla seconda a onor del vero non gli si può imputare nulla se non una gran quantità di sfortuna che lo ha fatto ritrovare coinvolto nello “strike” che Jorge Lorenzo ha innescato. In quel weekend i problemi sembravano scomparsi, forse non del tutto, ma quantomeno a tal punto da permettergli di poter pensare ad un podio o addirittura di lottare per la vittoria. La terza invece è arrivata ieri, in un Assen solitamente amica ma che questa volta gli ha presentato il conto. Un weekend difficile sin dal venerdì che lo ha visto rincorrere una configurazione per poter avere un passo di gara che gli permettesse quantomeno di lottare per il podio. Le difficoltà dovute all’eccessivo caldo e l’ennesima Q1 da affrontare hanno compromesso un weekend iniziato male e finito peggio. La partenza dalla quattordicesima posizione è stato solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso ormai troppo pieno. Dopo solo quattro giri di gara, alle prese con una rimonta che non sembrava nemmeno troppo arrembante, ha chiuso il suo weekend con una caduta, coinvolgendo l’incolpevole Nakagami e mettendo fine anche alla sua gara.

C’è già chi parla di problemi all’interno del proprio team, chi invece dice sia arrivato al capolinea della sua carriera, ciò che però è certo è che se fino ad alcune gare fa si poteva consolare con il fatto di essere la prima Yamaha al traguardo, ora non solo ci sono le cadute a far male ma soprattutto il fatto che il compagno di team e gli outsider dei gemelli di Petronas, per giunta con moto configurazione 2018, riescono a portare la M1 sul podio, addirittura sul primo gradino.
Ora serve una svolta drastica per rimettere in carreggiata una stagione che sembrava nata positivamente ma che in un batter d’occhio si è trasformata nel peggiore degli incubi. Il Dottore ci ha mostrato di essere in grado di risollevarsi da ogni situazione, ma ora ci vuole tutta la classe, la determinazione e la voglia che gli competono.

 

Perchè il motociclismo senza Valentino Rossi non è motociclismo.

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