Lo straordinario lavoro dell’Atalanta è ormai sotto gli occhi di tutti. La squadra orobica, con la storica qualificazione in Champions League raggiunta lo scorso 26 maggio, è diventata una certezza dei piani alti della Serie A. Il merito va ripartito tra la società, l’allenatore e i giocatori. L’alchimia creatasi dalle parti di Zingonia da quando Gasperini è approdato sulla panchina della Dea ha permesso alla squadra del presidente Percassi di compiere dei passi da gigante sul piano sportivo, raggiungendo traguardi impensabili fino all’estate del 2016. Ed è proprio alle  stagioni 16/17 e 17/18 che dobbiamo fare riferimento per soffermarci sull’argomento principale del nostro articolo: il rendimento sotto le aspettative di alcune colonne della squadra che nelle varie sessioni di calciomercato si sono trasferiti nelle cosiddette “big” della nostra Serie A. Prenderemo in esame da vicino i casi di Caldara, Spinazzola, Conti, Kessiè e Gagliardini.

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Caldara – Spinazzola, biancorossonero indigesto

Mattia Caldara e Leonardo Spinazzola, rispettivamente classe 1994 e 1993, sono stati sicuramente due tra i principali protagonisti dei primi due anni della gestione Gasperini. Difensore elegante e goleador il primo, stantuffo inesauribile il secondo. Tutto ciò aveva convinto la Juventus ad assicurarsi Caldara nel gennaio del 2017 per 19 milioni, salvo poi lasciarlo a Bergamo fino a giugno 2018 per continuare il suo percorso di crescita. Percorso di crescita che sembrava aver dato i suoi frutti con il difensore che nell’estate del 2018 iniziò la preparazione alla Continassa agli ordini di Max Allegri. Tutti si aspettavano un inserimento graduale del ragazzo nelle rotazioni difensive dei campioni d’Italia. Tutto ciò però non è avvenuto visto che a Torino decisero di inserirlo nella maxi-operazione intavolata con Leonardo che portò Caldara e Higuain in rossonero con Bonucci che fece ritorno alla Juve dopo appena un anno dall’addio. I dubbi della Juve erano sia di natura tattica, visto che Caldara a Bergamo aveva giocato esclusivamente in una linea a tre, ma soprattutto sulla tenuta fisica del giocatore. Dubbi che con il senno di poi sono risultati più che legittimi visto che nella stagione trascorsa in rossonero Caldara ha subito ben tre infortuni di cui uno grave (lacerazione parziale del tendine d’Achille) che non gli hanno mai permesso di ritagliarsi un ruolo da protagonista in rossonero. La voglia di rilancio del numero 33 dovrà fare i conti con l’ennesimo infortunio subito a inizio maggio, con la rottura del legamento crociato che lo terrà fuori presumibilmente sino a dicembre. Resterà poi da capire se il neo tecnico del Milan Marco Giampaolo vorrà puntare sul ragazzo una volta ristabilito. Destino simile anche quello di Leonardo Spinazzola, anch’egli costretto ad un operazione al ginocchio nel maggio del 2018. Tutto questo a pochi mesi dal rientro alla Juventus (proprietaria del suo cartellino),  che aveva deciso di puntare su di lui dopo le ottime prestazioni in maglia nerazzurra. Anche in questo caso però Spinazzola, una volta rientrato dall’infortunio, non è riuscito a conquistare una presenza costante nello scacchiere tattico bianconero, essendo per lo più relegato a riserva dell’altalenante Alex Sandro. L’ottavo di finale di ritorno con l’Atletico Madrid in Champions è stata una delle poche partite di grande importanza in cui l’esterno è stato chiamato in causa. Nonostante il finale di stagione promettente i bianconeri hanno deciso, come accaduto un anno fa per Caldara, di coinvolgere Spinazzola in uno scambio con il terzino sinistro classe 1999 Luca Pellegrini. Per l’ex numero 37 bianconero, quindi, la Roma sarà un’occasione da sfruttare per rilanciarsi dopo una stagione con più ombre (infortuni e panchine) che luci.

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Conti – Kessiè, il Diavolo non decolla

Dopo aver parlato di due giocatori che da Bergamo si erano mossi direzione Torino, ora andiamo a parlare di due degli MVP dell’Atalanta 2016-2017: Frank Kessiè e Andrea Conti. Entrambi facevano parte della corposa campagna acquisti messa in atto dalla coppia Mirabelli – Fassone nell’estate del 2017 per riportare il Milan ai vertici della Serie A. Per Andrea Conti il discorso è molto simile a quello fatto per Caldara, con i problemi fisici che lo hanno tormentato da quando ha messo piede in quel di Milanello, come dimostrato dalla doppia operazione al ginocchio alla quale si è dovuto sottoporre, che gli ha permesso di essere regolarmente disponibile solo da gennaio 2019. Oltre a questo Conti si è anche trovato al centro di un equivoco tattico visto che il suo acquisto, insieme a quello di Bonucci, aveva fatto propendere l’allora tecnico rossonero Vincenzo Montella a passare al 3-5-2. L’esonero prematuro di Montella con il conseguente arrivo di Gennaro Gattuso ha però scombinato i piani, visto che Ringhio da quanto si è seduto sulla panchina del Milan ha optato quasi esclusivamente per una retroguardia a quattro, situazione in cui Conti ha palesato molte difficoltà nella fase difensiva. Anche qui, come per Caldara, il rilancio del giocatore dipenderà molto dalle idee di Giampaolo, con il calcio offensivo proposto dal tecnico abruzzese che potrebbe giovare allo stile di gioco del classe 1994. Spostando l’attenzione su Frank Kessiè invece possiamo affermare senza dubbio che, rispetto agli altri giocatori presi in esame, l’ivoriano è stato impiegato con grande continuità sia da Montella che da Gattuso. Il suo rendimento però non sempre è stato all’altezza in quanto il classe 1996 ha alternato partite di grande livello, dove si è visto il giocatore capace di spaccare le partite con la sua fisicità e le sue progressioni in campo aperto, a prestazioni opache e tutti sappiamo come la continuità sia una delle cose fondamentali quando si gioca in una grande squadra. Per questo il Milan a fronte di un’offerta da 35 milioni non riterrebbe incedibile il giocatore, considerate sia le esigenze del Finacial Fair Play e il fatto che Giampaolo prediliga giocatori molto tecnici a centrocampo.

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Gagliardini, il cambio di nerazzurro non ha dato gli esiti sperati

Altro elemento di spicco del centrocampo dell’Atalanta 2016-2017 fu Roberto Gagliardini, il quale proprio in coppia con Kessiè formava una “diga” molto resistente nel girone d’andata di quel campionato. Le sue prestazioni entusiasmarono talmente tanto Piero Ausilio che l’Inter decise di portarlo alla Pinetina già a gennaio 2017, con una proposta molto allettante accettata da Percassi (prestito oneroso a 2 milioni con obbligo di riscatto fissato a 22). Nei primi mesi con la maglia dell’Inter Gagliardini stupì tutti per la sua capacità di dare ordine al centrocampo, che versava da anni in condizioni non consone al blasone della squadra. Il numero 5 fu l’artefice della provvisoria risalita dei nerazzurri in classifica nei mesi di gennaio, febbraio e marzo realizzando tra l’altro i primi due goal in carriera in Serie A al Cagliari e alla “sua” Atalanta nel 7-1 del 12 marzo 2017. La seguente crisi dell’Inter però coincise con il calo vertiginoso delle prestazioni di Gagliardini, che con l’arrivo di Spalletti ha visto il suo minutaggio ridursi gradualmente. Nelle due stagioni con il tecnico di Certaldo Gagliardini ha alternato alcuni exploit come le due doppiette al Genoa, il goal alla Spal e la buona prestazione nel derby di ritorno della scorsa stagione con partite molto al di sotto della sufficienza. E’ inevitabile quindi come egli sia stato dato molte volte in uscita dall’Inter. Qui il giudizio finale spetterà ad Antonio Conte che nel ritiro di Lugano valuterà se rilanciare o meno il ragazzo.

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Tutte queste vicende hanno un denominatore comune, ossia il fatto che il gioco dell’Atalanta sia molto diverso rispetto a quello delle squadre di Serie A dove si sono poi trasferiti i giocatori sopra citati. E’ risaputo infatti che Gasperini utilizza un 3-4-2-1 che contempla pressing asfissiante e marcature a uomo. Caratteristiche che raramente rivediamo nelle big del nostro calcio, le quali in certe partite preferiscono essere più guardinghe tendendo a cambiare i ritmi della partita in base alle esigenze. Tutto questo unito alla serie incredibile di infortuni a cui sono stati sottoposti alcuni giocatori (Conti e Caldara su tutti) non ha di certo aiutato la carriera di queste giovani promesse nei rispettivi nuovi club. La carta d’identità però è dalla loro parte e siamo certi che ognuno di loro vorrà lavorare duro per tornare a rivivere le emozioni provate con la maglia della Dea.

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