Pensate a tutte le volte che vi siete sentiti dire «Prova a metterti nei suoi panni» o «Al suo posto cosa avresti fatto?». Tante vero? D’altronde, non è mai facile pensare con la testa “dell’altro”, carpirne gli stati d’animo e le emozioni, tantomeno quando c’è di mezzo una competizione. E non una qualunque, bensì la corsa più importante del mondo del ciclismo: il Tour de France. Riavvolgiamo il nastro e torniamo alla quindicesima tappa del Tour 2010, quei 188 chilometri entrati nella storia dello sport, quegli istanti che hanno diviso il globo. Lussemburgo contro Spagna. Buoni contro cattivi. Andy contro Alberto. Schleck contro Contador.

Due personalità diametralmente opposte. Da un lato Alberto Contador, il Pistolero, il simbolo planetario del ciclismo tra gli anni ’00 e ’10, l’icona della bicicletta capace di vincere sette Grandi Giri; dall’altro Andy Schleck, il minore dei due fratelli ciclisti, uno scalatore di un’eleganza sopraffina, una delle pedalate più belle di tutti i tempi ed una sfortuna altrettanto importante. Contador era il predatore, Schleck la preda. Il punto più alto della loro rivalità venne raggiunto nel 2010, frazione montuosa da Pamiers a Bagnères-de-Luchon, con le scalate della Cote de Carla-Bayle, il Col d’Aspet, il Col des Ares ed il temutissimo Port de Balès posto a 20 chilometri dal traguardo.

La classifica generale alla vigilia vedeva il lussemburghese in maglia gialla con 31 secondi sullo spagnolo e un abisso sul campione olimpico Samuel Sànchez. Insomma, da lì a Parigi sarebbe stata una questione a due. Iniziò la tappa e tutto seguì un copione abbastanza scritto, un gruppetto guidato da Thomas Voeckler costruì una fuga nella quale si inserì anche Alessandro Ballan, mentre i big si controllarono. Postilla: avete presente i vari Valverde, Quintana e tutti quei ciclisti che fanno dell’attendismo la loro prerogativa? Ecco, dimenticateveli. Andy Schleck e Alberto Contador erano quanto di più lontano potesse esserci da quella categoria di corridori, sempre propensi ad attaccare e senza mai tirarsi indietro o risparmiare energie. Proprio per questo, con la maglia gialla addosso, sull’hors categorie di Port de Balès, l’allora 24enne Schleck sferrò un attacco micidiale già dalle prime pedalate.

Una superiorità evidente. Dopo tanti piazzamenti, il 2010 poteva essere l’anno giusto per alzare le braccia al cielo a Parigi. E invece no, perché quando ci si mette di mezzo il destino si può anche essere il più forte, ma un ingranaggio si romperà sempre. E qual è l’ingranaggio fondamentale per un ciclista? Cosa manda fuori di testa ogni persona che sale su una bicicletta? Pensateci. Non solo per quanto riguarda i professionisti, anche per una qualsiasi persona che si mette a pedalare per andare a comprare il giornale. Il cambio, la catena. La scalata verso la gloria eterna di Andy venne bloccata da un maledetto salto di catena, quello che passò alla storia come il saute de chaine. Ora, torniamo alla questione iniziale e “catapultiamoci” in quell’istante: Schleck ha un problema meccanico, cerca nel tempo più veloce possibile di sistemare il guasto e di ripartire, al posto di Contador cosa avremmo fatto? Su questa domanda si sono scritti libri, sono state prese posizioni e come detto in precedenza il mondo si è diviso. Fatto sta che Alberto Contador, viste le difficoltà del rivale, scattò in contrattacco e guadagnò circa 40 secondi conquistando la maglia gialla. Distacco che sarebbe risultato decisivo alla fine del Tour. Scelta giusta? Non possiamo dirlo. Scelta eticamente corretta? Forse no, ma nemmeno questo spetta a noi deciderlo.

Il salto della catena

Il destino in quell’occasione era stato beffardo, probabilmente troppo. Contador non avrebbe mai vinto quella Grand Boucle e Schleck era troppo fragile per risollevarsi da uno smacco simile e da quel momento la sua carriera non fu più la stessa. Però, nella vostra vita avrete sentito spesso dire anche «la ruota gira» e così fu. Qualche mese dopo, Contador venne squalificato per doping a seguito di una contaminazione alimentare e gli venne revocato il Tour 2010. Sull’Albo d’oro oggi vediamo Tour de France 2010: Andy Schleck. Ma di vincitori non ce ne furono, mentre da lì ne uscirono tutti sconfitti.

Non resta che chiederci: “E noi, cosa avremmo fatto al posto di Alberto Contador sul Port de Balès?”

 

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