La prima settimana di Free agency è ormai passata e, come da previsioni, non ci si è certamente annoiati. La stragrande maggioranza di grandi nomi liberi ha già trovato sistemazione, tranne uno discretamente importante: infatti Kawhi Leonard, probabilmente il pezzo più pregiato, non ha ancora sciolto gli interrogativi sulla sua prossima franchigia.

Prima di addentrarci però sull’analisi della Situazione del due volte MVP delle finali, è bene però dare un’occhiata ai colpi già messi a segno; provando a capire quali squadre si sono mosse meglio, chi è stata la grande delusione e se e come possano ancora essere ritoccati i vari roster.

Innanzitutto, ad oggi, se dovessimo cercare la grande vincitrice e la grande sconfitta, basterebbe guardare le due sponde dell’East River di New York, il braccio di mare che divide le gioie Nets allo sconforto Knicks. Partiamo dai secondi, la cui estate continua a regalare una delusione dopo l’altra: infatti dopo aver preso, nonostante il peggior record della scorsa stagione solo la terza scelta al draft e di conseguenza aver visto Zion spiccare il volo verso New Orleans, ha dovuto incassare il No di praticamente tutte le superstar corteggiate, a partire proprio da quel Durant che, ad aprile, sembrava quasi scontato diventare (insieme al suddetto prodotto di Duke) il nuovo volto della franchigia. Poi appunto la maledizione: niente first pick (senza nulla togliere all’ottimo R.J Barrett), l’infortunio di KD (che anche firmato avrebbe comunque perso praticamente tutta la prossima stagione, rendendo improbabile un buon piazzamento già nel 2020) e i rifiuti di Irving, Kawhi e altri pezzi pregiati, che hanno lasciato inutilizzato il notevole spazio salariale dei newyorkesi, riempito da semplici buoni giocatori come Taj Gibson, Julius Randle ed altri nomi tutt’altro che esaltanti.

Attraversando il Ponte di Brooklyn ed arrivando al Barclays Center invece, l’umore è diametralmente opposto: i Nets infatti, mettono a roster 2 dei 3-4 free agent più ambiti: proprio la coppia Irving-Durant a lungo inseguita dai cugini. Un operazione del genere fa di colpo impennare le prospettive di successo dei bianconeri, che aggiungono alle due superstar anche il sempre affidabile DeAndre Jordan e buona parte del nucleo che l’anno scorso raggiunse i playoff. Di sicuro ora ad est i Nets possono dare fastidio a molti e, nell’ipotesi di un pieno recupero di KD per le ultime partite della stagione o per un eventuale offseason, non è detto che essi non possano essere tra le papabili quantomeno per le Finals.

Per costruire questo superteam, da Brooklyn ha fatto la valigia l’uomo franchigia della scorsa stagione: quel D’Angelo Russell che sbarca sulla baia a cercare di dare continuità alla dinastia Warriors i quali, pur avendo perso le finali e Durant, non hanno nessuna intenzione di rinunciare allo status di contender. Per farlo, oltre all’ex Lakers, l’operazione più importante è stata la rifirma al massimo salariale di Klay Thompson. Se si pensa poi al fatto che anche lui salterà la maggior parte della stagione per la rottura del crociato, acquista particolarmente senso l’operazione Russell: sostituto come guardia in coppia con Steph Curry nei primi mesi, eventuale terzo splash brothers, al rientro di Klay, che potrebbe persino reinventarsi ala piccola tutta tiri e difesa. Ora resta da capire se e come i DUB interverranno sul reparto lunghi (orfano anche di Iguodala), ma mai dare per morti i ragazzi si Steve Kerr, nemmeno in sede di mercato.

Dando poi una rapida occhiata al resto delle franchigie: i Celtics rimpiazzano Irving con Kemba Walker, cui stando agli ultimi rumors potrebbe essere affiancato Kevin Love al posto di Al Harford, in uno scambio che porterebbe in Ohio Gordon Hayward, non ancora tornato ai livelli pre infortunio del 2017. Buona operazione dei Pistons, che affiancano ad un’ottima coppia di lunghi come Griffin e Drummond quel Derrick Rose che nell’ultima stagione ha dimostrato di poter ancora essere più che mai utile. Miami inaugura la stagione del post Wade prendendo Jimmy Butler, mentre a Philadelphia rimane Tobias Harris.

Abbiamo volutamente tenuto per ultimi i Lakers, che meritano un discorso a parte e il cui mercato dipenderà totalmente dalla decisione di  Kawhi Leonard. La situazione è tutto sommato abbastanza semplice: i Lakers hanno ad oggi un roster composto da due superstar (Lebron e Devis), un ottimo giocatore come Kuzma e pochissimo altro. Lo spazio per firmare Leonard ci sarebbe ed è ovvio che avere in roster il miglior giocatore della sua generazione, il miglior giocatore della stagione appena terminata ed uno dei migliori lunghi della lega, anche con un cast di supporto mediocre garantirebbe più di una possibilità di giocarsi il titolo. Al momento i gialloviola paiono in vantaggio, ma altre due squadre (Raptors e Clippers) hanno parlato con l’ex Spurs e argomenti validi per scegliere una destinazione alternativa ci sono. I Raptors, che con KL2 hanno vinto l’anello, assicurerebbero un ambiente ideale, lo stipendio più altro e forse la possibilità di rendere Leonard uomo franchigia di una potenziale dinastia. I Clippers invece, pur non avendo fenomeni come Lebron o AD, dispongono di un buon roster (più completo, ad oggi, dei cugini), un ottimo allenatore e risponderebbero appieno alla nostalgia del numero 2, che mai ha nascosto la volontà di tornare a casa in California.

Insomma, se nella prima settimana di mercato non ci siamo assolutamente annoiati, i discorsi sono tutt’altro che chiusi: c’è infatti da piazzare una superstar ma non solo; le trade sono sempre in agguato e giocatori liberi (o che si possono liberare) capaci di spostare gli equilibri non mancano. L’estate Nba non accenna a raffreddarsi.

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