Con il GP di Germania, corso ieri sulla pista del Sachsenring, siamo giunti al giro di boa del campionato di MotoGP e possiamo dunque trarre le prime considerazioni sull’andamento delle stagione per quanto riguarda team e piloti.

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Repsol Honda Team: dream team a metà

A inizio stagione già si parlava di dream team, con Jorge Lorenzo pronto a raggiungere Marc Marquez in sella alla Honda per dominare in lungo e in largo il campionato. Ciò che però rimane di questa prima parte di stagione, oltre alla solita inarrestabile superiorità del 93 su tutti, sono le immense difficolta del nuovo arrivato nel trovare confidenza con una moto che a suo dire è “fatta su misura per Marquez”. I risultati deludenti e le tante cadute che l’hanno costretto a saltare l’ultimo gran premio sono il quadro di una stagione che fa fatica a decollare. Dall’altro lato del box invece c’è una macchina da guerra, un vincente nato non lascia nulla agli avversari se non le briciole; inoltre, ora che sembra essere riuscito ad attivare anche la “modalità calcolatore”, in cui quando non riesce a vincere arriva in seconda posizione, diventa pressoché imbattibile. Nella classifica iridata ha già un vantaggio di 58 punti sul secondo che gli consente una relativa tranquillità in vista della seconda parte di campionato.

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Ducati Team: amici, ma non troppo

Nel team di Borgo Panigale la situazione e gli umori non sono quelli dei giorni migliori: le ultime due gare su piste non adatte alla GP19 hanno mostrato i limiti di una moto non al livello delle rivali. Un regresso importante se paragonato ai risultati del 2018 in cui i problemi erano meno marcati e la distanza da Marquez era inferiore rispetto all’attuale. Andrea Dovizioso non sembra più essere quello del 2017, anno in cui si giocò il mondiale fino all’ultima gara; un rendimento discontinuo che non gli sta permettendo di giocarsi il mondiale fino alla fine. Certamente la caduta di Barcellona si è rivelata un deterrente importante per la corsa al titolo, ma da un pilota del suo calibro ci si attende molto di più, soprattutto per quello che ci ha fatto vedere negli ultimi due anni. Passando a Danilo Petrucci invece, i commenti prendono una piega positiva: preso per sostituire un campione del calibro di Jorge Lorenzo, le aspettative per la stagione del ternano non erano certo quelle di vincere il mondiale, bensì di aiutare il compagno di squadra. Il Petrux però, dopo un inizio attento e guardingo è riuscito a stupire tutti con la vittoria al Mugello; da lì in poi sono arrivati risultati positivi che hanno spinto il team a prolungargli il contratto di un altro anno, confermandolo pilota ufficiale Ducati anche per la stagione 2020.

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Monster Energy Yamaha Team: una situazione indecifrabile

I due piloti del team ufficiale della casa di Iwata stanno vivendo una stagione altalenante con risultati che variano di pista in pista e che non permettono una costanza di rendimento funzionale alla lotta per il titolo mondiale. Innanzitutto occorre fare due distinguo fra le prime 5 gare e le seconde 4 corse fin qui; inoltre è utile mettere in risalto le differenze tra i risultati di Maverick Viñales, andato in crescendo nel corso del campionato, e Valentino Rossi, alle prese con un preoccupante calo delle proprie prestazioni. Partendo dallo spagnolo, come dicevamo, siamo alle prese con un netto cambio di marcia e miglioramento che ha avuto luogo durante il gran premio di Barcellona. I risultati fin lì parlavano di un Viñales deludente, al di sotto delle proprie capacità ed aspettative, ma che dì lì in poi ha saputo portare la Yamaha al primo successo stagionale sulla pista di Assen e conquistare un secondo posto al Sachsenring. Per quanto riguarda il pilota italiano invece la cronologia degli eventi è esattamente l’opposto: se fino al GP di Francia le cose sembravano girare per il verso giusto con il 46 ancora in lotta per il mondiale, le ultime 4 gare abbiamo visto il “Dottore” faticare parecchio con una M1 difficile da mettere a punto e da portare al traguardo. I dati più eclatanti sono le tre cadute consecutive in gara su tre dei circuiti preferiti da Rossi, ovvero il Mugello, Barcellona (non a causa sua) e ad Assen. Nei prossimi appuntamenti si vedranno degli aggiornamenti in casa Yamaha, ma se questa è la tendenza non c’è da star sereni.

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Team Suzuki Ecstar: moto buona per piloti spreconi

Che la Suzuki sia una moto equilibrata ed efficiente è fuor di dubbio e lo dimostrano i risultati che sia Alex Rins e Joan Mir riescono a fare con la giapponesina. Il problema però risiede negli errori che i due piloti spagnoli troppo spesso commettono compromettendo il lavoro di un intero weekend. Il mondiale del numero 42 è ormai condizionato dalle due cadute rimediate durante il GP d’Olanda la prima, mentre era in testa alla gara, e nel Gp di Germania la seconda, mentre si trovava in seconda posizione in solitaria. Troppi errori per un pilota giovane si, ma già al suo terzo anni in MotoGP. Joan Mir invece è un rookie alle prese con un primo anno non certo facile ma che piano piano sta cercando di risollevare a suon di piazzamenti nella top ten. Su di lui non sarebbe corretto fare delle considerazioni in quanto ha ancora molto da imparare e soprattutto deve ancora trovare il feeling con una moto ed una cilindrata nuova.

Top e Flop:

Oltre ai team ed ai piloti citati in precedenza possiamo prendere in esame 3 ulteriori piloti che hanno ben figurato in questa prima metà di campionato e 3 che invece hanno toppato. I tre che salgono sono sicuramente Fabio Quartararo, Franco Morbidelli e Takaaki Nakagami capaci di ottenere ottime prestazioni ed in alcuni casi arrivare addirittura sul podio lasciando dietro nomi altisonanti.

I 3 che invece hanno deluso e che cercheranno riscatto da qui alla fine sono Johann Zarco, Francesco Bagnaia e Andrea Iannone. Il francese sembra un lontano parente di quello visto in Yamaha Tech3 gli anni scorsi, in più le spaccature all’interno del team non rendono certo il lavoro facile. I due italiani invece sono alle prese con due situazioni diverse: se per Pecco si tratta di una difficoltà di ambientamento ad una categoria impegnativa come la MotoGP, per Iannone è l’ennesima stagione in cui si ritrova a guidare una moto nuova, tutta da sviluppare e che sembra difficile possa arrivare a breve nelle zone alte della classifica.

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Una prima parte di stagione che ha portato molte novità, ma che ha anche confermato molte certezze della vigilia. Ora ci sarà la pausa estiva che servirà a ricaricare le batterie per una seconda metà di campionato da vivere e che sarà utile per concludere le poche trattative per il 2020. Vedremo al rientro a Brno se sarà servita per fermare la marcia del cannibale Marquez verso la conquista del suo ottavo titolo mondiale.

Buone vacanze a tutti.

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