All’alba del weekend di Silverstone, uno dei gran premi più importanti e incisivi del mondiale di Formula 1, arriva un’inaspettata e inusualmente anticipata conferma da parte di uno dei team più sorprendenti di questa stagione. Il 2019 è stato infatti per McLaren un anno di piacevoli sorprese, con la celebre scuderia inglese che si trova attualmente al quarto posto del campionato costruttori. Il merito, inoltre, non è della pura e semplice fortuna, ma del duo Sainz-Norris, da poco riconfermati nella squadra di Woking anche per l’anno prossimo. L’intero team ha dimostrato di saper lavorare in squadra, complice un’ottima riorganizzazione interna e un piano di sviluppo ben congegnato. Sebbene il ritorno ai fasti di un tempo sia ancora lontano, i due giovani piloti hanno dimostrato di essere a dir poco sensazionali: Carlos Sainz è ora al settimo gradino della classifica piloti, con i primi sei posti tutti occupati dalle tre maggiori scuderie; Lando Norris ha invece cominciato le ultime due gare in quinta posizione, e avrebbe probabilmente potuto rivelare doti ancor più raffinate, se non fosse stato ostacolato da problematiche al di fuori del proprio controllo.

La scelta di riconfermarli alla guida di una delle case automobilistiche più prestigiose non è tuttavia un evento misterioso. Il team inglese vuole investire maggiormente nello sviluppo, pertanto ritiene che dare ulteriore supporto ai propri piloti sia la chiave per mantenere il corretto ritmo ed evitare inutili distrazioni. Il contratto biennale di Sainz è quindi stato esteso: lo spagnolo, uscito da una altalenante esperienza in Toro Rosso e Renault, ha rivelato di essere particolarmente affezionato alla McLaren, fiducia che sembra essere stata ripagata dallo stesso team. Norris, che rimaneva vincolato a una clausola che imponeva il raggiungimento di particolari risultati, ha invece superato a pieni voti la prova del fuoco, garantendosi il sedile almeno per l’intera stagione 2020.
La storica decisione chiude tuttavia le porte a un grande pilota. Fernando Alonso, deluso dall’esperienza in IndyCar, non aveva tenuto segreta la volontà di ritornare in F1: il campione spagnolo è rimasto in McLaren in qualità di team ambassador, partecipando anche ai test pre-stagionali prima di dedicarsi ad altre discipline motoristiche.

La McLaren non ha però alcuna ragione di voler cambiare: non solo i piloti sono affiatati in pista, ma sono legati da una chimica altrove non percepibile anche nella vita quotidiana. Le rivalità finiscono spesso per danneggiare e a volte distruggere una squadra, pertanto una stabilità simile può solamente giovare al team. McLaren costruisce sui propri piloti: non vuole nessun altro e non vuole che nessuno glieli porti via. C’è ancora molto lavoro da fare, ma le fondamenta per un glorioso ritorno sono già state costruite.

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