In questa pazza estate di mercato NBA esplode un altro fuoco d’artificio: per la prima volta in carriera infatti Russell Westbrook inizierà la stagione lontano da Oklahoma City, dopo la firma con gli Houston Rockets di quel James Harden con cui aveva già condiviso il parquet fino al 2012. In cambio i Thunder si accolleranno il pesantissimo contratto di Chris Paul (che presumibilmente verrà rimesso immediatamente sul mercato) e due scelte al primo giro: quelle del 2024 e 2026. Un trasferimento che ha dell’incredibile: anche l’ultimo simbolo di quella squadra splendida ma perdente che erano i Thunder dei primi 2010 abbandona OKC, ora ufficialmente un cantiere aperto (e che ancora di più potrebbe ampliare il progetto a lungo termine cedendo due contratti pesanti come CP3 e il Gallo) grazie ad un nutritissimo pacchetto di scelte molto alte  che potrebbero rafforzare il roster nelle prossime stagioni. In questo senso è chiaro come questa trade sia logica conseguenza della partenza di Paul George: Westbrook vuole provare a vincere, OKC non è (forse non vuole) la piazza in cui farlo in breve tempo.

Per Houston il colpo è stato per certi aspetti perfetto: i Rockets sono stati negli ultimi anni l’unica squadra che ad ovest abbia realmente impensierito gli Warriors, prima con le WC  finals perse in 7 match nel 2018 (e chissà come sarebbe andata con CP3 in campo e non in infermieria) poi con le semifinali della stagione appena conclusasi. Con la free agency in corso però perdere lo status di contender, soprattutto nella propria conference, sembrava un pericolo più che concreto: infatti i colpacci messi a segno in particolare dalle due franchigie di L.A (ma anche sull’altra costa le pretendenti al titolo sono in aumento) rischiavano di portate i biancorossi  indietro nella griglia di partenza della stagione che scatterà ad ottobre, senza dimenticare che gli stessi Warriors, perso il titolo quest’anno, non hanno alcuna intenzione di stare a guardare. Urgeva quindi un fuoriclasse da accoppiare a James Harden e lo scontento ex compagno era il profilo perfetto.

In aggiunta all’aumento della qualità degli avversari, in Texas c’era da gestire pure il caso Chris Paul: l’ex Clippers infatti, che a Houston ha sì dato sfoggio di lampi del suo assoluto talento ma non a livello delle stagioni californiane anche perché tartassato dagli infortuni, era diventato un peso sia a causa di un contratto estremamente oneroso, che occupava un enorme spazio salariale e rendeva la franchigia poco appetibile per i free agent migliori, sia per il presunto rapporto logoro con la stella della squadra: il Barba.

Tutti contenti dunque? A primo impatto certamente sì, ma adesso la palla passa al parquet: come far convivere due giocatori come Russell e il Barba? Partiamo da un logico presupposto: ci troviamo davanti a due delle migliori guardie della lega e forse di sempre, quindi la qualità della coppia è fuori discussione. Il problema però è un altro: entrambi sono solisti eccelsi, come evitare che finiscano a pestarsi i piedi? A questa domanda non si può pensare di rispondere guardando il precedente periodo insieme in quanto Harden, ai tempi miglior sesto uomo NBA, è oggi una macchina da punti che nel sistema Houston aveva libertà quasi totale, incastrando il suo gioco con i tanti pick and roll portati dai lunghi e con la regia di CP3, che oltre ad essere un assistman sopraffino era anche il discreto tiratore su cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà. RW0 è un play totalmente diverso rispetto al suo predecessore e che, come l’Mvp 2018, vive di possessi e penetrazioni, mostrando per contro lacune evidenti nel tiro dall’arco.

 

Le considerazioni finali da trarre dunque sono che di certo la trade ha avuto perfettamente senso perché Russ desiderava andarsene; OKC, perso Paul George, sapeva di non essere una contender e quindi il numero 0 poteva essere un asset importante per ampliare il pacchetto di scelte future  e Houston non poteva rischiare di perdere terreno rispetto a chi più si è rafforzato in questa sessione di mercato. Resta da vedere la convivenza dalle due superstar Rockets ma sicuramente ci sarà l’ennesimo buon motivo per attendere l’inizio della regoular season.

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