Il Tour de France di quest’anno è paragonabile ad un film diretto da un famosissimo e pluripremiato regista, avente però un cast composto da attori che ancora non hanno sfondato e sulle cui spalle grava perciò una pressione elevatissima, e da attori illustri destinati a ricoprire un ruolo marginale o che così potrebbe apparire. All’inizio, quantomeno.

Questo parallelo riguarda specialmente la lotta alla maglia gialla e le tappe di montagna. Per quanto riguarda le ruote veloci, un’idea di quelli che sarebbero stati i corridori a giocarsi gli sprint, già si poteva avere. Uno su tutti Elia Viviani, che si è presentato alla corsa francese più motivato che mai, soprattutto per cancellare le delusioni patite al Giro d’Italia circa un mese fa. Le insicurezze e le paure di Elia sono state spazzate via nella quarta tappa dal tornado Deceuninck Quick Step che, trainato dal solito tandem Mørkøv-Richeze, ha permesso al velocista vicentino di concludere una volata delle sue e di sbaragliare l’agguerritissima concorrenza.

Tanti talentuosi sfidanti nelle volate, fino ad ora, ma è mancato il candidato a “Miglior attore Protagonista”. La concorrenza e i valori in gioco come detto erano palesi ma, sin dalla prima tappa, si è avuta l’impressione che questo Tour non avrà quale tema centrale la monotonia.
Infatti, ad alzare le mani sul traguardo di Bruxelles è stato Mike Teunissen. Questa vittoria e la conseguente conquista della prima maglia gialla, sono l’ennesima conferma del fatto che i corridori provenienti dal ciclocross possano ottenere ottimi risultati anche su strada, e continueranno a farlo. Il corridore olandese, inoltre, è da tenere d’occhio in ottica pavè: la capacità di destreggiarsi su terreni dissestati, gli ha già permesso di conquistare la Parigi-Roubaix riservata agli U23. Una vittoria a testa fanno registrare, dopo otto frazioni, Sagan e Gronewegen. Anch’essi con l’intento di vincere più tappe possibile e di conquistare la maglia verde della classifica a punti.

In questa prima parte di Tour non sono state solo le volate a tener banco e a farci saltare sulla sedia, anzi. Il “cast” è più che mai gremito di corridori con il folklore nel sangue. Tra questi spicca Julien Alaphilippe che, a suon di numeri da campionissimo, sta accrescendo il già importante spessore di questa per lui fantastica stagione, che ne sta decretando la definitiva consacrazione. Nella terza tappa, grazie a una maestosa azione da finisseur, ha conquistato successo e maglia gialla. Maglia gialla che si è ripreso nella tappa di ieri con un numero dei suoi dopo che, nella frazione con arrivo alla Planche des Belle Filles, il nostro Giulio Ciccone gliel’aveva sfilata attaccando da lontano. Trentesimo italiano di sempre – in 106 edizioni del Tour – a indossare il simbolo del primato, il ventiquattrenne abruzzese va a far compagnia a nomi del calibro di Bartali, Coppi, Gimondi, Pantani e Nibali. Nomination quale “Miglior attore Non Protagonista” garantita per questo ragazzo, che già al Giro ci aveva fatto divertire non poco.

L’arrivo sui Vosgi, oltre ad aver regalato, come ormai ci ha abituati, una bellissima gioia ai tifosi italiani, ha messo in evidenza quanto è – e sarà – incerto fino alla fine questo Tour. L’ascesa finale presentava sì pendenze siderali, ma il chilometraggio non si prestava a grandi distacchi. Il britannico Thomas della Ineos si è dimostrato il corridore più in condizione tra quelli di classifica, giunto all’arrivo prima di tutti gli altri. Le poco chiare gerarchie all’interno dei due team con le maggiori velleità di vittoria potrebbero giocare un ruolo fondamentale. Ci riferiamo a Ineos e Team Movistar. La Storia ci ha insegnato che avere due capitani all’interno della propria squadra raramente si rivela positivo quanto avere due grandi attori nello stesso film. Il Tour è lungo ed estenuante e durante la terza settimana poter contare su un uomo in più potrebbe risultare decisivo.
Oltretutto, le corse a tappe possono riservare insidie ogni giorno in ogni tappa. Nella corsa francese questo è esponenzialmente più vero. La prova l’abbiamo avuta nel corso della settima frazione dove, a causa di un ventaglio, il colombiano Quintana ha perso le ruote del gruppo, rischiando di compromettere definitivamente le sue ambizioni di far classifica.
La strada nei prossimi giorni tutt’altro che pianeggiante, probabilmente, aiuterà i team a far chiarezza su chi sarà l’uomo su cui puntare.

Strada che, nella tappa di ieri ha definitivamente tolto dai giochi Vincenzo Nibali, che complice una crisi di gambe ma forse ancor più di testa, è arrivato sul traguardo di Saint-Étienne staccato dai big, uscendo di classifica. Dichiarazioni contrastanti nel dopo gara dove il suo preparatore Slongo ha confermato una mancanza di motivazione da parte dello Squalo, mentre l’alfiere del Team Bahrain-Merida – rispondendo ad una pesante critica ricevuta sui social – ha parlato di una mancanza di gambe e non di testa.
Clima teso quindi in casa Bahrain dovuto, presumibilmente, ai diversi piani che si era prefissato il campione messinese: l’accoppiata Giro-Tour non sembrava sin da subito nelle sue intenzioni. Ad aver acuito i malumori, inoltre, potrebbe essere la firma che Vincenzo Nibali ha già apposto sul contratto che lo legherà alla Trek Segafredo nella prossima stagione. Certo è che quella del Tour pare proprio una grande occasione persa, per poter bissare il successo del 2014.

Perso così un attore da Oscar come Nibali, che vorrà certamente provare a regalarsi il cammèo di una vittoria di tappa, questo Tour de France, pregno di elementi che ne alimentano la suspense, ci terrà incollati  comunque agli schermi fino all’ultimo. Alpi e Pirenei saranno lo spartiacque e ci offriranno, senza dubbio, ancora parecchi colpi di scena ed effetti speciali.

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