Che sia finalmente la volta buona? Che il basket italiano stia davvero recuperando importanza? Potrebbe sembrare un’affermazione ottimistica ma, analizzando i vari aspetti della pallacanestro internazionale, alcune coincidenze,  nell’anno del mondiale di Cina che ci rivedrà protagonisti dopo anni di delusioni, possono finalmente farci guardare la situazione con occhi quantomeno fiduciosi.

Si dice servano 3 indizi per fare una prova e guardandosi intorno effettivamente qualcosa di buono si è intravisto, cominciando proprio da quel mondiale che i ragazzi guidati da Meo Sacchetti si sono ripresi con le unghie e con i denti e passando dai successi europei di Sassari e Virtus Bologna fino all’ottimo livello tenuto nella stagione appena trascorsa dagli atleti NBA Gallinari e Bellinelli, dai giovani che militano in High School (Nico Mannion) e NCAA (Davide Moretti) fino a quelli di Euroleague: Hackett, campione con il CSKA, Gigi Datome e il neo Pelicans Nick Melli.

 Ora che i palloni sono fermi ci pensa il mercato a infiammare i tifosi e i due grandi colpi messi a segno da due delle società più prestigiose del paese sembrano confermare i l trend secondo cui c’è vita anche sul parquet: infatti in giro per i palazzetti di serie A vedremo due dei migliori play d’Europa: Sergio Rodriguez con la casacca dell’Olimpia Milano e Milos Teodosic con quella proprio dei vincitori della  Basketball Champions League: la Virtus.

Partiamo dall’ex CSKA, che arrivò in Russia proprio per rimpiazzare il serbo quando questi volò oltreoceano. A Milano gli ultimi anni non sono stati certamente densi di soddisfazioni, soprattutto parametrando i risultati ottenuti con il budget e con il roster che l’Armani Jeans ha avuto a disposizione rispetto ad altre realtà del nostro campionato. Il bisogno di cambiare e la voglia di fare sul serio si erano già erano già palesate con l’avvicendamento in panchina, che ha riportato in Italia Ettore Messina dopo gli anni trascorsi da vice di Gregg Popovich ai San Antonio Spurs e, fallito il tentativo di far rientrare in patria anche Melli, un profilo come il fresco vincitore dell’Eurolega, con il suo palmares e la sua esperienza internazionale è un punto di partenza di sicuro livello.

Parliamo infatti di una delle pedine fondamentali di quella che è probabilmente la miglior Spagna di tutti i tempi: con cui ha vinto un Europeo, lo storico mondiale del 2006 e due medaglie olimpiche; nonchè un atleta capace di collezionare 353 presenze in NBA tra Portland, Sacramento, Knicks e Philadelphia, oltre ad aver vinto due Euroleghe di cui una da MVP. Un profilo di altissimo spessore da mettere in cabina di regia per spostare gli equilibri e far da chioccia ai compagni, insegnando loro come vincere ovunque.

Forse ancor più d’impatto il nome presentato proprio nel pomeriggio nel capoluogo emiliano: quel Milos Teodosic che, fino a febbraio, ha condiviso gli spogliatoi dello Staples Center (sponda Clippers) con il Gallo. se la carriera NBA è durata meno dello spagnolo, anche a causa di alcuni infortuni che ne hanno limitato l’esplosione, in Europa e con la nazionale il serbo ha poco da invidiare a chiunque. Assistman eccelso e ottimo tiratore da tre punti, sa anche lui come vincere l’Eurolega da protagonista, sempre col CSKA Mosca.

a questo si aggiungono, oltre ad un argento olimpico, vari premi individuali, tra cui spiccano le due presenze nel quintetto ideale dei mondiali ed il premio come miglior giocatore europeo FIBA 2011, davanti a due ragazzini chiamati Dirk Novitski e Pau Gasol. A Bologna, oltre che per vincere e per portare le V Nere tra le grandi d’Europa, va a dar continuità alla colonia serba che da sempre caratterizza la parte bianconera della città e che trova i suoi principali rappresentanti in Sasha Danilovic, eroe del periodo d’oro anni ’90 e l’attuale coach Aleksander Dordevic, tra i principali artefici del ritorno al trionfo in Champions di quest’anno.

Insomma, analizzando pur superficialmente i due fuoriclasse arrivati in questa sessione di mercato e considerando anche l’età anagrafica (33 anni per lo spagnolo, 32 per il serbo), che per due playmaker che mettono la classe e l’intelligenza davanti al fisico non sono numeri da fine carriera, possiamo veramente dirlo: forse giocare in serie A sta tornando interessante e di sicuro vedere due così in giro per i palazzetti nazionali farà bene a tutto il nostro movimento.

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