C’è stato un enorme abbagliamento, mi coprii gli occhi con le mani e non riuscivo a respirare. Quando riaprii gli occhi mi trovavo in mezzo a una nuvola rosa, non si vedeva nulla da quanto il fumo era denso. Non ho sentito niente, tutto è successo in assoluto silenzio.”

Il silenzio è quello che ancora oggi accompagna il ricordo delle stragi atomiche. Hiroshima e Nagasaki, circa 400 km l’una dall’altra, due nomi indossolubilmente legati dal destino per volere del Progetto Manhattan. “Little Boy” e “Fat Man” questi i nomi delle bombe che distrussero le città Giapponesi nei primi giorni di Agosto del 1945. Il secondo conflitto mondiale si avviava all’ultimo atto e gli Stati Uniti, decisi ad ottenere la resa definitiva del Giappone, il 6 e il 9 agosto usarono per la prima volta nella storia delle armi atomiche. Questa premessa di guerra fredda causò la morte diretta di circa 200 000 persone e si portò dietro un folto sciame di decessi. Hiroshima, fervente centro economico e militare del paese e Nagasaki, importante base portuale situata in una regione tradizionalmente socialista e ricca di cristiani cattolici, furono obiettivi scelti con minuzia e furbizia. Il team di scienziati aderente al progetto Manhattan aveva suggerito di sganciare la bomba su una zona disabitata del Giappone affinchè potesse fungere da avvertimento senza causare vittime; il governo non considerò l’idea preso com’era dall’affermazione della sua potenza. Da Pearl Harbor a Nagasaki, passando per Cefalonia e Dachau, la seconda guerra mondiale ha sdoganato il gioco del tutti contro tutti e non c’è Norimberga che tenga. 

“Spero che questa partita serva a tutti gli spettatori di ogni parte del mondo per capire il vero valore della pace”.

L’incontro tra le due squadre non è usuale. La giovane V-Varen Nagasaki, nata nel 2005, milita in pianta stabile nelle serie minori del campionato giapponese; la Sanfrecce Hiroshima invece ha preso vita nel lontano 1938 ed è annoverata tra le squadre fondatrici della lega nipponica. Curiosa la presenza di una ”V” nel nome della compagine blu e arancione: la lettera iniziale sta per ”vittoria” e precede la parola Olandese ”Varen”, letteralmente ”Navigazione’’, un omaggio alla vocazione storicamente portuale della città. Il calcio in Giappone rispetto ad altre zone del mondo ha attecchito con meno facilità, è stato per anni nell’alveo degli sport minori surclassato dal baseball. La globalizzazione, l’apertura verso l’occidente e il vento del cambiamento hanno però fatto crescere la popolarita del rettangolo verde esaltandone il ruolo positivo e conviviale. Se ai mondiali di Russia 2018 la nazionale Giapponese aveva stupito tutti pulendo lo spogliatio, quel che accade in patria è per loro normalità. La sfida che ha assunto il nome di ”Peace Match” è un chiara manifestazione contro l’utilizzo di armi nucleari, è una voce che spinge al disarmo, un calcio che vorrebbe allontare il pericolo della distruzione ancora vivo nella memoria di una civiltà intera.

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