A distanza di sette stagioni, il Lecce torna a giocare in Serie A. L’attesa per il primo match è molta, tanta che la società di Via del Mare ha già registrato il record di abbonamenti per la prossima stagione calcistica. I riflettori sono come sempre puntati sul calciomercato, ora nelle sessioni finali e con le ultime presentazioni delle divise da gioco delle squadre che prenderanno parte alla kermesse. 

La squadra leccese, separatasi l’anno scorso da Legea, partner della squadra per 5 anni, vestirà ora tre maglie autoprodotte, grazie al brand M908 lanciato la scorsa estate. Il nuovo marchio, ideato sia per la linea tecnica che per il merchandising, sarà il primo sponsor tecnico home made a calcare un campo della massima serie, trasportando tutta la passione e l’ambizione di una squadra di provincia volenterosa di costruirsi un futuro solido e valido tra le major. 

La sede di realizzazione sarà nuovamente la Cina, scelta che ha permesso maggiore creatività e libertà nel processo di creazione, ma che soprattutto inciderà positivamente sulle finanze del club. Sebbene i costi saranno totalmente a carico del Lecce, è altresì vero che i ricavi dalla vendita del merchandising verrano percepiti interamente dalla squadra stessa, che potrà poi sapientemente investirli in scouting e settore giovanile, aspetti particolarmente trascurati lo scorso anno. 

“Nel breve periodo, la società ci perderà qualcosa: dovremo rinunciare a molti soldi, ma a lungo andare ne raccoglieremo i frutti e saremo pronti a reinvestirli per il bene di questa squadra” dice il Vicepresidente Carlo Liguori, contento del successo del brand. M908 – nome che deriva dall’anno di fondazione dell’U.S. Lecce, 1908 per l’appunto – ha fatto il proprio debutto ufficiale anche nel mondo tennis, rimanendo tuttavia radicata nel Salento firmando una partnership con il Circolo Mario Stasi di Lecce. 

L’ispirazione per le nuove jersey arriva proprio dal territorio stesso. Volontà del team è di celebrare la propria terra attraverso i suoi simboli tipici:  Lu Sule, Lu Mare e Lu Ientu. I tre kit non presentano grandi novità rispetto a quelle degli anni scorsi: la maglia home sarà a strisce verticali gialli e rosse, la seconda blu e la terza bianca. Il dettaglio più importante, tuttavia, rimane la totale assenza di uno sponsor al centro del petto, dovuto alla peculiarità di essere autoprodotte. 

Quello del Lecce è una novità storica per la Serie A e la Serie B, che ha tuttavia alcuni precedenti molto simili. Nella stagione 2013/2014 la Roma, in attesa dell’effettività del contratto sottoscritto con Nike, vesti infatti maglie prive di sponsor tecnico, autoprodotte in collaborazione con Asics. Vicenda parallela per l’Udinese, che ha vestito jersey prodotte da HS Football dal 2013 al 2018, brand gestito dall’allora responsabile dell’area marketing del club friulano Massimiliano Ferrigno. 

Anche all’estero esistono esempi di questo tipo. Prima dell’arrivo di Kappa, le maglie dell’Aston Villa sono state prodotte per una singola stagione da Luke 1977, brand creato da un tifoso della squadra. Il Bristol City è invece sponsorizzato da un ente locale culturale – il Bristol Sport -che promuove e finanzia iniziative sportive nell’omonima città inglese. 

 

Affidarsi a brand minori o associazioni popolari non è tuttavia un sintomo di poca salute economica: Aston Villa è Bristol City sono due società completamente sane, gestite in maniera ottima, riuscite anche a raggiungere le zone alte della classifica del campionato inglese disputatosi la scorsa stagione. Anche se con qualche lacuna dal punto di vista tecnico-organizzativo, il Lecce ha compiuto una scelta coraggiosa, importando il modello in Italia e costruendo le basi per un futuro solido e lungimirante.

La strada è ancora lunga, ma assomiglia a quella intrapresa in passato da Macron, altro marchio nato nei campi di provincia e ora terzo brand sportivo più indossato al mondo dopo Nike e adidas.

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