L’estate è ormai inoltrata ma è sempre fatta di calcio. I ritiri sono ripresi e il mercato si muove costantemente, alcune trattative vanno in porto mentre altre sfumano, aspettando l’inizio di un campionato pieno di emozioni e sorprese. Eppure stavolta c’è qualcosa di diverso e, probabilmente, di una grandezza di cui non siamo ancora veramente consapevoli. Il calcio sta progressivamente allargando i confini di quella che può essere delineata come la storia più vecchia del mondo: la parità dei sessi. Il Mondiale femminile di giugno ha dato una visibilità enorme alle ragazze del pallone. Proprio la Nazionale italiana ha dimostrato di essere in netta crescita, arrivando ai quarti di finale e arrendendosi soltanto di fronte alle più esperte olandesi, poi uscite sconfitte nella finalissima contro gli Stati Uniti. Da quel momento, infatti, ha avuto inizio una campagna mediatica durante la quale le azzurre hanno manifestato, con la stessa grinta che le aveva contraddistinte in campo, il loro desiderio di rivalsa sui pregiudizi legati al loro ruolo, rivelando come anche le donne possano esercitare gli stessi diritti degli uomini, persino sul rettangolo verde.

Liberarsi dal pregiudizio è la loro prerogativa, perciò lottano con le unghie e con i denti per ottenere un posto al sole nella percezione della gente, perché anche il loro calcio può essere seguito da tutti e può far sognare qualunque tifoso. Può inoltre regalare storie che non vengono quasi dimenticate nel calcio moderno, rimpinzato com’è di business, sponsor e prospettive economiche. Storie come quella di Alia Guagni, capitano indiscusso della Fiorentina, nata a Firenze. Un terzino tutto cuore e spinta, dominatrice della fascia destra, dotata di un fisico esplosivo e un sorriso fiero che ha deciso legare per sempre alla sua amata Viola. Con la fascia al braccio, innamorata dei colori che indossa, con sudore e sacrificio carica le compagne nei momenti di difficoltà e diventa vera e propria guida carismatica.

È una storia di estrema appartenenza quella di Alia. All’età di quasi 32 anni, infatti, riceve la chiamata della vita : il neonato Real Madrid le offre un contratto molto oneroso dopo averla osservata e scelta durate un Mondiale spaziale, in cui ha corso come un treno per attaccare le avversarie, ripiegando però puntualmente in difesa, mai doma. L’offerta arrivata è stata rispedita all’illustre mittente : “Sicuramente istintivamente avrei detto sempre Firenze. C’è stata una piccola perplessità, perché comunque dire di non averci neanche pensato sarebbe stato ipocrita. Era comunque un’offerta importante per una realtà professionista. Sarebbe stato un salto di qualità, ma ho analizzato il tutto e alla fine ha vinto Firenze e ne è valsa la pena”.

Soltanto un attimo di titubanza, com’è umano possa accadere in circostanze del genere ma poi ha prevalso ancora la Viola, unica vera compagna di vita della Guagni, fedele alla sua Firenze, orgogliosa di rappresentarla in un calcio che sicuramente adesso conta di più. Un calcio che ci fa avere ancora speranza nel valore della maglia, nei simboli e nelle tradizione di luoghi che sentiamo nostri e di cui facciamo parte. Questa è la storia di Alia Guagni, una storia di estrema appartenenza.

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