La lunga rincorsa è terminata. Il primo obiettivo di Antonio Conte all’Inter era diventato, di colpo, quello di Maurizio Sarri per la sua Juventus, ma alla fine Giuseppe Marotta l’ha spuntata sul rivale Fabio Paratici facendo così contento il suo allenatore. Una trattativa lunga ed estenuante, fatta di rilanci a suon di milioni, contropartite e bonus, viaggi a Londra ed incontri con l’agente del giocatore (Federico Pastorello): alla fine – ed è un sollievo per i tifosi neroazzurri – Romelu  Lukaku vestirà la maglia dell’Inter per 78 milioni bonus compresi. Una maglia che dietro probabilmente avrà il numero 9, quello che fino all’anno scorso e per sei lunghe stagioni, ha portato Mauro Icardi, oggi in rotta con l’Inter (anzi, più che oggi, da mesi) e a tutti gli effetti ormai un ex-neroazzurro.
Chi è invece pronto a mettersi alle spalle due stagioni difficili, è proprio il centravanti belga, che in questi ultimi giorni si è allenato con l’Anderlecht, prendendo una chiara posizione nella sua volontà di arrivare in Italia e lasciare i Red Devils, dove non è riuscito a incidere come voleva e doveva.

I numeri, nel loro complesso, non sono negativi, visto che ha la media di quasi un gol ogni due partite: 42 reti realizzate in 96 partite. E in generale, negli ultimi 6 anni, è l’unico, insieme ad Aguero e Keane, ad aver segnato 100 gol in Premier. Se si entra nel dettaglio, però, di qui 42 palloni che hanno bucato l’estremo difensore avversario da giocatore del Manchester United, solo uno ha fatto male a una big, il Chelsea. Sì, perché nelle sue due stagioni con lo United, Lukaku non ha mai segnato un gol alle squadre che si contendono titolo e posto in Champions (Blues esclusi, appunto). Zero gol contro il City, zero contro il Liverpool, zero contro il Tottenham, zero contro l’Arsenal. Sia in Premier che in FA Cup e in Coppa di Lega. E nelle stagioni con la maglia rossa addosso, non è mai arrivato a quota 20 gol in campionato (12 quest’anno, uno in più rispetto a Icardi, 16 quello precedente). C’è da aggiungere, però, che in questa stagione è stato decisivo negli ottavi di finale di Champions League, capitalizzando al meglio le occasioni che gli sono capitate contro il Paris Saint-Germain, zittendo il Parco dei Principi e portando lo United, di rosa vestito, ai quarti di finale. Sfiduciato, ma decisivo.

Col Belgio, invece, la musica cambia: 48 gol in 81 partite, trascinante nelle qualificazioni, che siano per l’Europeo o per il Mondiale. Poi, nelle fase finali, ha timbrato almeno una volta il cartellino in ogni competizione, ma anche in questo caso non contro avversari irresistibili: 1 gol negli ottavi di finale, nei supplementari, contro gli Stati Uniti nel Mondiale del 2014; 2 gol, contro l’Irlanda, nell’Europeo 2016 dopo il ko contro l’Italia; 4 gol nel Mondiale 2018, tutti nelle prime due giornate del girone contro Panama e Tunisia, rimanendo tuttavia a secco contro ​Giappone, Brasile, Francia e Inghilterra.

Fisicità e potenza le sue caratteristiche, con un sinistro che com’è noto è parecchio velenoso, Lukaku è pronto a fare la guerra da solo, o in coppia, contro le difese avversarie (e per Antonio Conte, definito dallo stesso Lukaku “il migliore al mondo”). Il classe ’93 è micidiale contro le piccole, meno contro le big, ma in Italia, e la “filastrocca” è nota a tutti, si dice che il campionato si vinca sconfiggendo proprio le piccole. E allora l’Inter può sorridere, anche perchè, quel che è certo, è che il belga – almeno sulla carta – rappresenta, dopo tanti anni, quel profilo di giocatore con caratura internazionale che ai neroazzurri manca dal post-2010.
Toccherà a lui dimostrare che il valore è realmente quello, provando – a suon di gol – a riportare l’Inter ai vertici del nostro calcio.

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Fondatore e Direttore Responsabile del sito. Studente “indisciplinato” di Giurisprudenza ma principalmente malato di comunicazione in tutte le sue sfaccettature. Di conseguenza: aspirante giornalista, speaker radiofonico e social media manager. Rigorosamente fiero di essere Catanese e Siciliano. Con tutti i pro e i contro del caso. Oltre all’attività con JZ, lavora come articolista ed inviato per le testate giornalistiche Catania Channel e Social Up - Magazine. Ufficio stampa e radio sempre presenti in vari progetti. Ha partecipato al Corso di Alta Formazione Calcistica in Giornalismo e Uffici Stampa della scuola Élite Football Center a Milano. Su JZsportnews si occupa di calcio e basket.

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