La notizia è da poco arrivata come un fulmine a ciel sereno: Alexander Albon promosso in Red Bull al fianco di Max Verstappen, percorso inverso per Pierre Gasly che torna in Toro Rosso. Lo scambio di sedili tra torelli, che avrà luogo a partire dal GP del Belgio, sorprende e non poco, perché solo fino a poche settimane fa il team principal della scuderia austriaca Christian Horner aveva rassicurato tutti circa la permanenza di Gasly in Red Bull almeno fino a fine stagione. Evidentemente, però, qualcosa si è smosso in quel di Milton Keynes dopo il GP d’Ungheria (ultimo appuntamento prima della sosta estiva), gara in cui, mentre Verstappen era in lotta con Hamilton per trasformare in vittoria la prima pole position in carriera, il suo compagno di scuderia si è trovato per l’ennesima volta lontanissimo dal podio, e addirittura imbottigliato dietro Sainz, abile a portare la sua McLaren al traguardo in quinta posizione davanti alla RB15 di Gasly. E chissà che alla scelta non abbia contribuito il tamponamento ad Hockenheim di Gasly nei confronti di Albon, scontro che ha causato il ritiro del francese…

In effetti, mettendosi nei panni di colui che ha il maggior potere decisionale, Helmut Marko, la retrocessione di Gasly in Toro Rosso, scuderia con cui il francese ha corso nel 2018 e in alcune gare finali del 2017, è piuttosto comprensibile. Se da un lato è vero che la RB15 è una vettura costruita sulle esigenze di Verstappen, d’altro canto è altrettanto vero che il confronto tra Gasly e l’olandese è impietoso: mentre Max ha già conquistato 2 vittorie e 5 podi, ed è terzo nel mondiale a quota 181 punti, Gasly è a 63 punti (con solo 5 lunghezze di vantaggio su Sainz), non è mai salito sul podio e su 12 appuntamenti è arrivato davanti al compagno solo a Silverstone in gara, dove peraltro la corsa di Verstappen è stata condizionata dall’incidente con Vettel, e in Canada in qualifica, occasione in cui l’olandese non ha potuto superare la Q2 per via della bandiera rossa causata dallo schianto di Magnussen.

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Se i numeri per la bocciatura di Gasly, dunque, sembrano abbastanza eloquenti, altrettanto non si può invece dire della promozione di Albon in Red Bull. Il pilota thailandese, che senza ombra di dubbio ha mostrato sprazzi di talento in questa prima metà di stagione, è comunque in svantaggio nel confronto diretto (sia in qualifica sia in gara sia in classifica) col compagno Daniil Kvyat, un altro che, come Gasly, ha vissuto l’infelice esperienza dei continui capitomboli dettati da Marko. Il russo infatti è approdato in F1 nel 2014 con la Toro Rosso, è passato in Red Bull nel 2015 ma ad inizio 2016 è stato riportato nella scuderia di Faenza, da cui è stato allontanato prima della fine del 2017 e in cui è stato richiamato quest’anno. Albon avrà dunque il compito di non tradire le aspettative di una Red Bull che, dopo aver lasciato brutti ricordi a Kvyat (2016), Ricciardo (2018) e Gasly (2019) punta tutto su un giovane pilota con solo 12 Gran Premi in Formula 1 alle spalle. Scelta giusta o troppo azzardata?

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