A Wembley è il 14 maggio del 1988 quando va in scena l’ultimo atto della Fa Cup. Sugli spalti 98.203 spettatori, in campo il grande Liverpool che a cavallo tra gli anni 70 e 80 ha fatto incetta di trofei e il modesto ma grintoso Wimbledon FC, approdato nella massima serie appena due anni prima. Grobbelaar, Hansen, Gillespie e Nicol solo alcuni dei protagonisti in maglia dei Reds, Sanchez l’uomo partita.
Lawrie Sanchez, se provate a cercarlo in un qualsiasi almanacco che racconta passo dopo passo la longeva storia del Liverpool non riuscirete a trovarlo. Bisogna spluciare negli archivi del Reading o in quelli storici del Wimbledon per leggere quel nome.
Il finale a Wembley è di 1 – 0 in favore del Wimbledon, la firma, a dieci minuti dalla fine della prima frazione di gioco è del centrocampista Lawrie Sanchez.
”La classe operaia va in paradiso” avrebbe potuto titolare qualche perspicace giornale e chissà che qualcuno, magari in italia, non l’abbia fatto. I Rossi del merseyside avevano dominato per anni la scena nazionale e internazionale ed arrivavano a giocarsi la finale della coppa più ambita in terra d’albione come campioni d’inghilterra in carica e padroni del Community shield. Tanto basti a capire quale è il valore dell’impresa dei giallo-blu.
La storia dell’ambizioso Wimbledon è legata al Liverpool, nel bene e nel male. Circa un anno dopo la leggendaria vittoria di Wembley è ancora FA cup: la semifinale tra i Reds e il Nottingham Forest si gioca su campo neutro, all’Hillsborough Stadium. A quattro anni dalla strage dell’Heysel si consuma una delle più sanguinose tragedie che il calcio abbia mai conosciuto. Ingente affluenza, gestione impropria e malintesi costano 96 vittime. Tra l’agosto del 1989 e il gennaio del 90 viene redatto e applicato il ”Rapporto Taylor” che prevedeva, tra le altre cose, obbligo di soli posti a sedere negli impianti delle squadre di prima e seconda divisione, assegnabili singolarmente ad ogni tifoso munito di biglietto. Niente più posti in piedi.
Con queste disposizioni tramonta l’era di Plough Lane, storica casa del Wimbledon, non prima però di aver cercato una soluzione di transizione: i Wombles devono disputare le loro gare al Selhust Park, casa del Crystal Palace; è un po’ come se l’Arsenal avesse ospitato il Tottenham durante la costruzione del moderno New White Hart Lane!
Nonostante i buoni risultati della formazione londinese, inclusa la qualificazione per l’Intertoto nel 1995, i rapporti tra i tifosi e la dirigenza non vanno a gonfie vele. Il tanto agognato nuovo stadio non trova terreno fertile, si arriva a pensare addirittura  ad un trasferimento in Irlanda, a Dubino. A relazioni ormai definitivamente incrinate Hamman cede la società ed apre ad un cambiamento epocale. Røkke e Gjelsten rilevano la società ma oltre a vendere Plough Lane non muovono un dito fino alla chiamata di Pete Winkleman. A capo di un consorzio, Winkleman costrusice un moderno stadio nella sua città, Milton Keynes, a circa 70 km da Londra, e cerca una squadra che possa abitarvi. Dopo i rifiuti di QPR e Barnet, il Wimbledon passato nelle mani di Koppel, accetta l’offerta.
Il trasferimento in un’altra città è presentato come l’unica alternativa per evitare il tracollo finanziario ma i tifosi si oppongono, accecati d’amore o forse lungimiranti sulle premesse di rinascita. Passano appena tre anni e il Wimbledon, trapiantato a Milton Keynes, cambia la denominazione in Milton Keynes Dons e sostituisce stemma e colori sociali. 

Intanto nel 2002, a Wimbledon, nasce l’embrione dell’AFC Wimbledon che rivendica ogni tipo di diritto di eredità e discendenza dalla Crazy Gang. Inizia anche una lunga e tenace battaglia affinchè dal palmares dei MK Dons scompaiano i trofei conquistati nei circa 90 anni di storia giallo blu. Solo nel 2007 vengono formalmente tolti ai Dons di Milton Keynes tutti i titoli vantanti illegittimamente. Le posizioni dei tifosi londinesi, sebbene siano già note, si palesano nel 2014 quando, in occasione di un turno di FA cup, le due squadre si scontrano per la prima volta. Alcuni giallo-blu rifiutano di assistere alla gara, altri invece ci tengono a partecipare per ribadire la loro originalità, la loro passione, contro il business-soccer.

Oggi l’ACF Wimbledon, che milita in terza divisione, e il MK Dons, retrocesso in football league two, si sfidano nel primo turno di coppa di Lega. Un caso unico nella storia del calcio, un derby senza precedenti, la dimostrazione di come il business possa creare spaccature in passioni già esistenti ma farne nascere di nuove, allo stesso modo innocenti e disinteressate.

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