Prima del GP di Austria di un paio di mesi fa, la stagione 2019 della F1 sembrava bloccata in un noioso e ripetitivo circo. Ogni weekend di gara cominciava e si esauriva con le medesime modalità del precedente: chiunque tentasse di avvicinarsi a Mercedes ne usciva completamente distrutto, seguito da una lunga e miserabile fila di macchine degna dei peggiori viaggi estivi in autostrada, culminata in un soporifero Gran Premio di Francia al Paul Ricard, forse il punto più basso del campionato.

Qualcosa è però cambiato: le gare in Austria, Regno Unito, Germania e Ungheria sono state a dir poco eccellenti, e gli appassionati hanno potuto finalmente godere di vere battaglie in pista. In particolare modo, l’ostacolo meteorologico a Hockenheim ha contribuito a risollevare un mondiale infangato, in cui non si era ancora potuta ammirare l’expertise dei piloti in gara per il titolo. 

Il coinvolgente trascinarsi degli eventi ha infiammato le voci degli appassionati, che ora richiedono a gran voce cambiamenti radicali, che permettano ai team di diminuire l’apparentemente insormontabile gap creatosi nel tempo, permettendo ai piloti di dominare le piste attraverso scontri ravvicinati, regalando ai fan gare maggiormente contese ed eccitanti. Le modifiche al regolamento sono effettivamente in arrivo: previste per il 2021, sono improntate al “miglioramento dello spettacolo”, attraverso nuovi design per le auto, una visione innovativa per la costruzione delle macchine e anche qualche cambiamento alla prospettiva prettamente economica dello sport. 

Nonostante le ultime gare siano state spettacolari, non bisogna tuttavia dimenticarsi dei problemi della F1 di oggi. Aver avuto quattro buone corse non significa giustificare lo spettacolo miserabile e noioso che è stata la stagione 2019 fino a giugno. Allo stesso modo, non significa che in futuro avvenga lo stesso: c’è sempre il rischio che le prossime quattro gare siano nuovamente barbose, tediose e monotone. Se l’introduzione di un budget cap e la modifica di alcune sezioni regolamentari sono un primo passo verso la direzione giusta, quattro gare non rappresentano un contentino sufficiente. Esiste dunque ancora qualcosa da amare nella F1 odierna? 

1.  La F1 è la più veloce, la più grande, la migliore

I piloti migliori, le auto migliori. È vero, un’auto Indycar raggiunge la velocità massima maggiore, ma nulla ti porta agilmente da una parte all’altra del tracciato come una macchina da Formula 1. All’interno dell’albero genealogico del motorsport, la F1 si colloca in cima: c’è una ragione per cui ogni pilota sogna di correre e vincere un campionato mondiale in questa categoria. È la più famosa. È la migliore. È la numero uno. È scritto nel suo nome, dopotutto. 

2.  La storia

Fangio. Clark. Stewart. Hill. Prost. Senna. Schumacher. Ferrari. Tyrrell. Lotus. BRM. Brabham. Williams. McLaren

Nessun altra categoria motoristica può vantare una simile tradizione e nomea, sia per quanto riguarda i piloti, che per quanto concerne i costruttori. Titani e divinità della guida, protagonisti di leggendarie battaglie in pista: lo scontro tra Villeneuve e Arnoux a Dijon nel ‘79, i sorpassi mozzafiato di Senna e Prost a Suzuka nelle stagioni ‘89/90, l’epica performance di Senna sul bagnato di Donigton nel ‘93 – e potremmo ancora continuare. 

3.  I talenti e le rivalità 

È vero. Forse la storia non è sufficiente per sedersi sul divano e accendere la tv.  Ma ci sono molti altri motivi.

In questo momento più che mai, non c’è pilota in F1 che non meriti un’opportunità per dimostrare di essere il migliore. Con Lewis Hamilton e Sebastian Vettel più vicini alla fine che all’inizio della loro carriera, nuovi talenti si preparano a spodestarli dal trono – o meglio, dal sedile – conquistando l’onore in pista. Max Verstappen e Charles Leclerc saranno sicuramente i principali contendenti al titolo, ma possiamo aggiungere talenti come George Russell, Lando Norris e Alexander Albon. 

Se riusciranno i due piloti Red BullFerrari a essere i nuovi Lauda/Hunt o Schumacher/Hakkinen ancora non lo sappiamo. Le ultime gare, però, sembrano confermarlo…

4.  I circuiti

Monaco, Spa, Suzuka, Monza, Silverstone, Montreal, Singapore – ognuno di questi tracciati è semplicemente sensazionale, e la Formula 1 è l’unica categoria ad averli tutti. Nient’altro da aggiungere.

5.  L’eccellenza ingegneristica

Anche se la parte più spettacolare avviene in pista, grossa parte del lavoro è invece affidata a chi lavora dietro le quinte. Ogni team di F1 è composto dai migliori ingegneri, che hanno il privilegio – e il merito – di lavorare per le migliori case automobilistiche del mondo. Se vuoi vedere cosa Mercedes, Ferrari e McLaren sono capaci di regalare in pista e fuori pista, la F1 è l’unico posto dove puoi farlo.  

La Formula 1, come ogni altra cosa, non è perfetta. Ci sono parecchie cose che possono essere migliorate per rendere questo sport più eccitante e coinvolgente. Anche se non si vedranno tutti i cambiamenti sperati – e la maggior parte di essi rimarrà probabilmente un semplice desiderio – non è giusto voltare le spalle questo sport. È vero, i problemi ancora ci sono, ma ci saranno sempre. E come accade con chi amiamo, si impara ad accettarli, anche quando i tanti pregi non riescono completamente a nasconderli. A volte si critica, spesso si litiga – ma non bisogna mai dimenticarsi perché ci siamo innamorati. 

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