La Serie A 2019/20 è cominciata. I primi due anticipi di ieri hanno inaugurato, difatti, la prima giornata di un campionato che si preannuncia avvincente ed intrigante. La fotografia di quest’entusiasmo così contagioso, dovuto alla grande competitività di tutti gli organici che vanno a costituire il torneo, si è palesata concretamente già in una delle due partite di ieri sera. Perché, se da un lato la gara tra Parma e Juventus è stata, tatticamente parlando, più combattuta ed equilibrata del previsto con i bianconeri che, pur soffrendo nel finale, hanno conquistato i primi tre punti, la sfida tra Fiorentina e Napoli ha regalato emozioni sotto tutti i punti di vista. Il risultato pirotecnico (4-3 in favore dei partenopei), maturato al termine dei novanta minuti di gioco, ha lasciato tutti esterrefatti. Un botta e risposta continuo, incredibile e illogico.

Al netto delle polemiche che hanno accompagnato il post-partita per il calcio di rigore assegnato agli uomini di Ancelotti, trasformato da Lorenzo Insigne per il momentaneo 1-2, gli spunti e le considerazioni che si possono trarre da questa gara sono molto interessanti. Si può partire, ad esempio, dalla prova magistrale offerta da un ragazzo classe ’99, che dall’essere “solamente” il figlio d’arte del noto Andrea Sottil si è ritrovato, ora, catapultato in una realtà estremamente importante come quella del campionato italiano, accanto ad una leggenda come Frank Ribery. L’esordio del giovanissimo Riccardo non è comunque arrivato ieri sera. Il suo debutto in Serie A risale ad un anno fa. Il 19 settembre 2018, contro la Sampdoria, cominciò ad assaporare quel campo che ora, dopo una sola stagione calcistica, sembra aver fatto già suo.

La personalità e la grande voglia di mettersi in mostra, contro una squadra attrezzata e forte come il Napoli, sono state solo alcune delle caratteristiche che si sono palesate già in maniera evidente. Tuttavia, è bene sottolineare che l’impronta di Riccardo Sottil non può essere banalmente ridotta ad una gara, quella di ieri, nella quale ha lasciato il segno per settantotto minuti di gioco. E sì, perché le premesse per assistere ad una stagione che potrebbe lanciarlo e vederlo protagonista, nonostante la tenera età e la concorrenza in un reparto di ottimo livello, ci sono tutte e si sono manifestate nel pre-campionato che ha vissuto, facendo intravedere le sue notevoli qualità tecniche. Dopo l’avventura al Pescara, Sottil è pronto a giocarsi le proprie chances a Firenze. Vicino a lui, quel Frank Ribery nelle vesti di “Virgilio”, di leader indiscusso di quella zona di campo (esterno offensivo) che Sottil vuole presidiare nel presente e nel futuro viola.

Addirittura, più “acerbo” di lui, se si considera la carta d’identità, è Dusan Vlahovic. Il centravanti serbo, cresciuto nella squadra della sua città natale (Partizan Belgrado), dopo aver giocato nella Primavera della Fiorentina lo scorso anno e dopo aver ottenuto il prestigioso titolo di capocannoniere, si appresta a diventare un punto fermo dell’attacco imprevedibile che ha a sua disposizione Vincenzo Montella. L’esplosione di questo promettente classe 2000 avviene in estate. Le amichevoli estive disputate stimolano l’allenatore viola a puntare su di lui, senza troppe esitazioni. “Un predestinato!” lo ha definito così Montella in un’intervista rilasciata, alla vigilia del campionato, al Corriere Fiorentino. E viene difficile pensare in maniera diversa se si tiene conto della doppietta decisiva, nel giro di pochissimi minuti, siglata contro il Monza nel terzo turno preliminare di Coppa Italia. La sua prova, ieri sera, è durata sessanta minuti. Non efficace e incisivo negli ultimi metri rispetto alle uscite stagionali precedenti, ma utilissimo alla causa. L’ombra di Boateng non sembra preoccupare particolarmente: rimane un ragazzo di soli diciannove anni che ha tanto per continuare a farsi notare, nel corso di un campionato lunghissimo.

Non occupano affatto un ruolo di secondo piano altri tre ragazzi sui quali la proprietà e lo staff tecnico sembrano voler costruire, assieme ai già citati Sottil e Vlahovic, la programmazione futura di una realtà sempre più ambiziosa. È un laterale difensivo abile, tecnicamente valido e diligente in fase di non possesso, Luca Ranieri. Il calciatore è un prodotto del settore giovanile della Fiorentina che, complice la possibile partenza di Biraghi che dovrebbe approdare in nerazzurro, può trovare spazio lungo la corsia mancina. Un ragionamento valido, questo, anche per Lorenzo Venuti. Il classe ’95 predilige la fascia di destra, ma la sua duttilità ha portato Montella a dirottarlo lungo l’out opposto. Certo, le scorribande avversarie, da quel lato, causate dalla pericolosità di un cliente scomodo come Callejon, lo hanno messo in difficoltà. L’apporto che il terzino può dare a questa Fiorentina non va, tuttavia, sottovalutato. Una menzione a parte merita Castrovilli. Calciatore ventiduenne cresciuto nel Bari, ha incantato grazie ad una prestazione superlativa che è riuscito a sfoderare. Il coraggio di Montella, che lo ha preferito al più esperto Benassi, è stato ampiamente premiato dal suo gioiellino, capace di rendersi decisivo sia in occasione del momentaneo vantaggio della Fiorentina avvenuto su rigore, sia nella situazione che ha portato alla rete Boateng. Mai banale, piedi educati, testa alta, corsa, inserimenti e tranquillità in ogni giocata degna di un veterano. Castrovilli è una piacevole sorpresa e scommessa di Vincenzo Montella che, ora, spera di vincere.

Sottil, Vlahovic, Ranieri, Venuti e Castrovilli. Il bisticcio cromatico viene naturale: il futuro viola di una linea verde così talentuosa, all’orizzonte, è roseo!

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