Era lecito attendersi che, tra le numerose modifiche al Regolamento introdotte lo scorso marzo dall’IFAB – l’organo custode delle norme del Gioco – fossero le novità relative al fallo di mano quelle destinate a generare i maggiori dibattiti. Con l’avvio dei campionati, la sensazione è stata ampiamente confermata dai fatti. Dalla rete annullata al City nell’esordio in Premier contro il Tottenham – curiosamente le stesse formazioni protagoniste di un episodio analogo, ma dall’esito opposto, solo quattro mesi prima in Champions – ai recenti rigori assegnati in favore di Fiorentina e Brescia nella prima giornata di Serie A, sono già diversi i casi in cui le nuove disposizioni sono state chiamate in causa.

Per provare a fare un po’ di chiarezza è perciò opportuno partire dalle ragioni che hanno spinto l’IFAB a intervenire sulla Regola 12, illustrate nell’approfondimento pubblicato lo scorso luglio. Secondo lo stesso Board, proprio il fallo di mano è probabilmente l’area meno chiara, e per questo soggetta a creare confusione e controversie, dell’intero impianto regolatorio. Un primo intento è stato quindi quello di rendere la norma più oggettiva, spostando il focus dalle intenzioni (volontario/non volontario) all’esito/impatto a livello fisico. Concetto chiave è l’assunzione di un rischio – quello di essere penalizzato – che il calciatore accetta adottando una posizione innaturale di braccia o mani, tale da aumentare lo spazio occupato dal proprio corpo. Altri punti focali, come esposto ancora dall’IFAB, sono:

  • tenere il braccio/mano sopra la linea delle spalle è raramente una posizione naturale
  • frapporre le braccia tra il proprio corpo e il terreno, per supportarsi durante una caduta, è perfettamente naturale
  • il Calcio non accetta la segnatura di una rete con il braccio/mano (neppure se in maniera accidentale), né la conquista del possesso/controllo della sfera, attraverso un contatto di braccio/mano, da cui scaturisca poi un gol o la creazione di un’occasione da rete.

Abbiamo avuto il piacere di raccogliere le impressioni di Luca Marelli, ex-arbitro di Serie A: “L’IFAB non ha inteso rivoluzionare la materia ma solo renderla un po’ più aderente all’interpretazione corrente. L’eliminazione della volontarietà non ha, di fatto, cambiato nulla: ha semplicemente recepito quel che già era la prassi, cioè di punire i tocchi di mano sulla base di taluni parametri oggettivi. A titolo esemplificativo possiamo citare la congruità del gesto (motivo per cui il rigore assegnato al Brescia domenica rappresenta un errore piuttosto evidente), l’aumento del volume corporeo, un pallone inatteso eccetera”.

“L’unica vera novità – prosegue Marelli – è relativa ai tocchi di mano dai quali scaturisca una segnatura. Qualsiasi tocco di mano/braccio verrà punito nel caso in cui tale tocco porti alla realizzazione di una rete oppure crei un’azione da cui scaturisca una rete. In questo caso è stato inserito un vero e proprio elemento oggettivo. Per quanto concerne le linee regolamentari per i difendenti, l’unica novità rilevante è la statuizione secondo cui qualsiasi tocco di mano/braccio verrà punito nel caso in cui mani o braccia si trovino al di sopra della linea delle spalle. Pare una scelta destinata a modificare molti episodi ma, nella realtà, era un parametro interpretativo che esiste già da anni e che rientrava nella più ampia categoria delle posture innaturali“.

Andiamo dunque nello specifico della Regola 12, così come recepita a livello domestico all’interno del Regolamento del Gioco del Calcio.

La prima importante modifica da sottolineare è quella riguardante la “volontarietà”: se questa era, nel precedente dispositivo, condizione necessaria per la punibilità del fallo di mano, essa diventa ora solo una delle possibili fattispecie che configurano in ogni caso un’infrazione. La parte seguente riguarda la segnatura di reti o la creazione di occasioni da gol mediante o in seguito a un tocco di braccio/mano, anche se accidentale: situazioni queste che, coerentemente con quanto disposto dall’IFAB, vengono inequivocabilmente ritenute fallose. La norma diventa in questo specifico caso quantomai oggettiva, tanto che sarà probabilmente normale vedere annullate reti in presenza di un tocco di braccio/mano senza l’ausilio della on-field review. È la sola presenza o meno del tocco, indipendentemente dall’intenzionalità o dalla situazione di gioco in cui avviene, a rendere punibile l’azione: l’arbitro in campo potrà quindi semplicemente attendere il responso dei colleghi in sala VAR, così come accade per le valutazioni relative al fuorigioco.

Ecco così spiegato il “caso” del Manchester City, doppiamente beffato in pochi mesi per una mera ragione temporale: il gol subito da Llorente nel ritorno dei quarti di finale della scorsa Champions sarebbe stato annullato con il nuovo regolamento (lo spagnolo deviò il pallone alle spalle di Ederson con un braccio, ma in modo involontario) valido dal 1° luglio 2019, ma venne correttamente assegnato ai londinesi a “causa” della vecchia regola. All’opposto, la rete annullata a Gabriel Jesus lo scorso agosto, ancora contro il Tottenham, sarebbe stata valida solo fino al 30 giugno. La gioia dei citizens è stata invece tarpata, con una decisione che non ammette discussioni, per effetto del tocco di braccio di Laporte che ha creato, proprio con il suo intervento (ancorché chiaramente non volontario), l’occasione da rete poi finalizzata dal compagno.

Abbiamo visto come il tocco intenzionale sia in ogni caso considerato falloso. In questo paragrafo della Regola si comprende come anche un contatto non volontario possa essere punibile: ciò avviene se il braccio/mano sono posizionati in modo innaturale tale da determinare un aumento dello spazio occupato dal corpo, o se il braccio/mano si trovano al di sopra della linea delle spalle (situazione questa, come visto sopra, considerata “raramente” naturale dall’IFAB), anche qualora il pallone provenga dalla testa o dal corpo di un calciatore – compagno o avversario non è pertanto rilevante – che si trovi vicino.

Veniamo quindi al casus belli della prima giornata di campionato, il calcio di rigore concesso alla Fiorentina, analizzato ancora da Luca Marelli: “L’errore più frequentemente commesso in questi giorni (a volte per mancanza di conoscenza, altre per strumentale utilizzo dell’ignoranza in materia per sostenere una tesi debole), soprattutto in merito al rigore assegnato in Fiorentina-Napoli è di tener presente la prima parte della disciplina senza far riferimento al secondo paragrafo, che rappresenta una specificazione del concetto precedente”.

“In particolare l’episodio di Firenze è stato correttamente ritenuto da rigore poiché Zielinski aveva il braccio destro in posizione innaturale e, pertanto, nulla conta il fatto che il pallone gli sia arrivato sul braccio dopo il tocco di un calciatore vicino. Nel caso in cui Zielinski avesse toccato il pallone solo col fianco o solo col petto, ovviamente non ci sarebbe stata alcuna infrazione ma avrebbe dovuto ringraziare la ‘fortuna’. Al contrario il tocco di braccio nel caso specifico deve essere considerato punibile poiché lo stesso si trovava in posizione chiaramente innaturale ed un difendente deve sapere che in tali circostanze un contatto col pallone verrà considerato punibile”.
“A nulla vale l’eccezione ‘Zielinski stava prendendo posizione’ –
conclude Marelli – non c’è dubbio che quello fosse il suo obiettivo, ma quel braccio largo non può essere scusato in base ad una postura volontariamente assunta“.

Ultimo spunto dalla porzione di Regola in analisi: inserendo la locuzione “di solito” il Legislatore non vuole certo alimentare polemiche da bar, bensì garantire il normale spazio lasciato all’interpretazione dell’arbitro chiamato, nella sua azione sul campo, a valutare la miriade di situazioni che si possono determinare durante un incontro. Situazioni per le quali sarebbe del tutto impossibile tentare un censimento esaustivo. Un braccio al di sopra delle spalle potrebbe essere, ad esempio, quello del difensore che si coordina – in modo naturale – per spazzare un pallone all’interno dell’area…

Nella parte finale della norma qui riportata, si individuano le situazioni che “di solito” (vale ovviamente quanto detto poc’anzi) non sono considerate fallose: ritroviamo il punto già trattato dall’IFAB, e ovviamente confermato a livello italiano, delle braccia utilizzate per sostenere il corpo durante una caduta, ma anche un altro punto che ci aiuta a comprendere meglio quanto trattato sopra: se il pallone proviene dalla testa o dal corpo di un calciatore che si trova nelle vicinanze, il contatto di braccio/mano non determina in automatico l’assegnazione di un calcio di punizione. Questo infatti avverrà soltanto, di solito, se il braccio/mano si trovano sopra l’altezza delle spalle, o in posizione tale da aumentare lo spazio occupato dal corpo.

Pronti per la prossima giornata di campionato?

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