Dopo un esordio di campionato subito interessante e ricco di nuovi spunti di riflessione, il calendario di Serie A ci regala già alla seconda giornata due big match: alle 18 di domenica andrà in scena il derby capitolino tra Lazio e Roma, mentre stasera Juventus e Napoli si daranno battaglia sul prato dell’Allianz Stadium riaccendendo i riflettori su quella che negli ultimi anni è stata la sfida tra le due squadre più forti del nostro campionato. A dir la verità, mentre nella stagione 2017/18 la corsa per la conquista del tricolore è stata palpitante fino agli sgoccioli, l’anno scorso la Juve ha vinto il campionato matematicamente con 5 giornate di anticipo, e virtualmente, quasi prima di cominciare. Cosa è cambiato da un anno a questa parte? Come si presentano ai nastri di partenza bianconeri e partenopei?

Il sentimento comune è che quest’anno la lotta scudetto sarà molto più aperta rispetto all’anno scorso. Non che sia un’impresa, in effetti: per tutta la passata stagione la Juventus si è trovata in testa alla classifica indisturbata, chiudendo il girone d’andata con un ruolino di marcia spaventoso grazie a 17 vittorie, 2 pareggi e 0 sconfitte nelle prime 19 partite. Il girone di ritorno è servito a gestire comodamente uno scudetto che i bianconeri avrebbero potuto perdere soltanto con un suicidio sportivo. A una tale vittoria in pompa magna ha senz’altro contribuito l’arrivo in bianconero di Cristiano Ronaldo, non solo in termini sportivi (quello lo diamo per scontato: CR7 non ha bisogno di presentazioni) ma anche in termini psicologici nei confronti degli avversari che, al cospetto del fuoriclasse portoghese, hanno quasi provato una sorta di timore reverenziale e hanno implicitamente fatto intendere, già con le prime interviste a inizio stagione, con molta (forse troppa) umiltà di non essere all’altezza dell’armata juventina.

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A distanza di un anno, però, qualcosa sembra essere cambiato: i 28 gol e i 10 assist in 43 presenze nella prima stagione di Ronaldo in Italia sono numeri positivi, senza dubbio, ma è anche vero che non disegnano il CR7 alieno che eravamo abituati a vedere al Real Madrid. Dal primo anno di Serie A dell’asso di Madeira è emerso un giocatore meno extraterrestre e più umano, complice anche il quarto posto nella classifica cannonieri alle spalle di Quagliarella, Zapata e Piatek. Questa “normalità” potrebbe rappresentare uno stimolo per le concorrenti a credere davvero alla possibilità di vincere il campionato, fermo restando, comunque, che gli uomini di Sarri sono la squadra da battere.

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Non potrebbe essere altrimenti, del resto: la Juventus si presenta ancora una volta come la favorita per la vittoria finale in virtù degli 8 scudetti consecutivi. Se da un lato ci sono quindi le certezze, dall’altro ci sono i dubbi, le nuove sfide, le incognite: a partire dal nuovo allenatore Maurizio Sarri, chiamato a raccogliere la pesante eredità di Max Allegri, ma anche dei nuovi acquisti De Ligt, Demiral, Danilo, Rabiot e Ramsey (con in aggiunta il nome fresco di Han dal Cagliari), dando per scontato che Buffon e Higuain si reintegreranno con successo nella rosa bianconera. Le cessioni, nel complesso, sono state meno “pesanti” rispetto agli acquisti, con Cancelo, Spinazzola e Kean che hanno abbandonato Torino, ma probabilmente qualcosa in entrata e soprattutto in uscita verrà fatta; ad oggi, comunque, la rosa della Juve sulla carta è più competitiva di quella dello scorso anno. L’esordio a Parma, tuttavia, non ha visto nessuno dei nuovi innesti scendere in campo dal primo minuto, con il solo Rabiot subentrato a partita in corso. Vedremo se col Napoli cambierà qualcosa, ma la sensazione è che Martusciello, su indicazioni dell’ammalato Sarri, manderà in campo lo zoccolo duro che ha garantito solidità e certezze alla Vecchia Signora nelle ultime stagioni.

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Diversa la situazione in casa Napoli. La conferma di Ancelotti sulla panchina dei partenopei è un segnale di continuità rispetto alla stagione precedente, e il mercato portato avanti da De Laurentiis si sposa con la filosofia societaria degli ultimi anni: poche operazioni, ma mirate. Sono arrivati all’ombra del Vesuvio Manolas, Di Lorenzo, Elmas e Lozano, con Llorente pronto a raggiungere i nuovi compagni. In uscita Diawara, Albiol e Ounas, ma anche il mercato del Napoli, come quello della Juve, ha rafforzato la rosa. La prima di campionato a Firenze ci ha regalato un pirotecnico 3-4 in cui gli uomini di Ancelotti si sono distinti come al solito per le grandi qualità offensive, ma hanno anche sofferto difensivamente contro una Fiorentina pimpante: un problema da risolvere, se i partenopei vorranno uscire dallo Stadium con un risultato positivo.

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Un’altra differenza rispetto al passato riguarda la lotta scudetto, che nelle ultime due stagioni è stata un affare a 2, mentre quest’anno potrebbe vedere una terza concorrente: la nuova Inter di Antonio Conte è pronta a combattere con le unghia e con i denti, a immagine e somiglianza del proprio allenatore, per riportare a Milano (sponda nerazzurra, ovviamente) un tricolore che manca dal 2010, nella magica stagione del triplete. Il mercato del Biscione è stato rivoluzionario, con tante cessioni (Nainggolan, Perisic, Dalbert, Miranda, Joao Mario, Cedric, Keita) e tanti nuovi acquisti importanti (Lukaku, Sanchez, Godin, Barella, Sensi, Biraghi, Lazaro, Bastoni), e ha alzato le aspettative dei tifosi nerazzurri. Potrà essere l’Inter la terza, seria concorrente in un’entusiasmante gara a 3 per la conquista del tricolore?

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