126. Ai tanti questi tre numeri potrebbero rappresentare un’inutile cifra, un semplice numero, di quelli che vengono insegnati alla scuola elementare. Al contrario, per una cittadina intera, per un paese, quello tricolore, potrebbe risultare una festa. La festa che ricorda la nascita del calcio italiano, o quantomeno la fondazione della quarta società calcistica italiana, la prima a disputare un campionato nazionale, l’unica che tra le quattro è rimasta nel tempo, il Genoa Cricket and Football Club.

Dicitura curiosa, arcaica, la quale è ancora riportata e rispettata dal club attuale. Nome, che venne scelto ed approvato da un gruppo di giovani inglesi, i quali alla guida dell’allora Baronetto dell’impero Britannico, Charles Alfred Payton, decisero di dare vita ad una società sportiva, basata su tre sport divenuti famosi in oltremanica, ovvero: il cricket, la waterpolo (pallanuoto) ed il football. Quest’ultimo, nonostante in un primo momento avesse un ruolo marginale, con il tempo iniziò a suscitare interesse nella cittadina. La svolta avvenne a tre anni di distanza, nel 1896, quando James Spensley, arbitro britannico, decise di rendere il Genoa una società prettamente calcistica. Il primo campionato disputato dal grifone fu anche il primo campionato disputato in terra italiana ed al quale presero parte altri sei club: il Gimnasia Torino, la Juventus, l’Internazionale Torino, la Torinese, l’Unione Pro Sport Alessandria ed il Football Club Liguria. Quest’ultimo risultò anche il primo titolo tricolore del club genoano, che si impose in finale contro l’Internazionale Torino per 1-2. Questa vittoria visse un seguito, perché nonostante la nascita di altre società calcistiche, causa l’imporsi del calcio in terra italiana, il Genoa riuscii a vincere i campionati 1899, 1900, 1902, 1903 e 1904.

Dopo una lunga striscia di anni bui, nei quali la squadra non riuscii a riconfermarsi, la società decise di far approdare in Italia, il primo tecnico professionistico, William Garbutt, un ex calciatore inglese. È grazie ad esso che nacque l’era del Genoa d’oro, durata fino agli anni venti. Difatti, nonostante l’avvento della prima guerra mondiale, i rossoblù si aggiudicarono i loro ultimi tre scudetti, rispettivamente nel 1915, 1923 e 1924. L’ottavo scudetto, fu soprannominato il tricolore dei record, dal momento in cui i giocatori guidati da Garbutt non persero nessuno dei 28 incontri disputati. Al contrario, il penultimo titolo nazionale conquistato dal tecnico inglese, confermò la solidità della rosa, la quale in 26 gare risultò essere il miglior attacco, segnando 56 reti e la migliore difesa, incassando solamente 15 gol. Dopo la retrocessione in Serie B nel 1932, sotto la nuova presidenza di Culiolo, il club risalì in A nell’anno successivo. In questi anni, il grifone si rese protagonista solo grazie alla vittoria della Coppa Italia contro la Roma nel 1937.

Durante il ventennio, 1969-1989 il club ligure militò tra Serie C e Serie A, rendendosi spesso protagonista di retrocessioni e promozioni. I tifosi genoani dovettero attendere l’inizio degli anni novanta per vivere emozioni uniche. Difatti, dopo l’approdo in panchina di Bagnoli, dapprima il club torno in Serie A, e nella stagione successiva ottenne addirittura un quarto posto, che le permise di disputare la Coppa Uefa 1991-1992. In quella stagione il Genoa non andò oltre la salvezza in terra tricolore, ma in Europa si rese protagonista di un vero e proprio miracolo sportivo. Dopo aver superato ai sedicesimi ed agli ottavi di finale , rispettivamente Dinamo Bucarest e Steua Bucarest, dovettero affrontare il Liverpool ai quarti. Nella gara d’andata, al Luigi Ferraris di Genova, i rossoblù si imposero vincendo 2-0 grazie ai gol di Fiorin e Branco. Nell’attesa gara di ritorno, gli inglesi riuscirono ad imporre il proprio gioco per novanta minuti, ma grazie a due ripartenze capitanate e finalizzate entrambe dall’uruguagio Aguilera il grifone approdò in semifinale. Alla vigilia della gara contro i lancieri, la società si scontrò con la rosa e con l’allenatore. Questi diverbi influirono abbastanza sul mancato passaggio in finale del club, che a fine anno si dovette accontentare di un titolo morale, che decretò il Genoa primo club italiano ad espugnare l’Anfield Road di Liverpool.

Gli anni novanta videro il club retrocedere in B per ben due volte, ma protagonista nel ’96 della vittoria a Wembley contro il Port Vale, del torneo anglo-italiano. Nel uovo millennio il rendimento non ebbe una svolta, anzi peggiorò. Nell’arco di tre anni il club vide al comando due presidenti diversi. L’ultimo, Luigi Dalla Costa, dopo alcuni investimenti errati portò il Genoa ad un passo dal fallimento, ma fu Enrico Preziosi a salvare le sorti del club ligure. In due anni il club riuscì ad ottenere la promozione in A, grazie alla vittoria finale nell’ultima giornata, contro l’ormai retrocesso Venezia. Fu proprio questa partita a declassare i liguri, i quali a causa di diversi illeciti sportivi, furono costretti a retrocedere in Serie C 1. Tra il 2005-06 ed il 2006-07, la squadra genoana si rese protagonista di un doppio salto di categoria, il secondo della propria storia. Nella nuova annata, il Genoa tentò di conquistare per tutto il girone di ritorno un piazzamento in Europa. Questo avvene solo nella stagione successiva, quando i rossoblù riusciranno a conquistare un 5° posto. Posto che ottenne grazie al lavoro della società, la quale decise di investire i propri fondi, regalando al tecnico Gasperini l’argentino Milito, il mediano Thiago Motta ed il difensore Papastathopoulos. L’ottimo girone d’andata concluso al quarto posto, fu poi rovinato dalle ultime cinque gare, dove un evidente calo fisico, fece conquistare la quarta posizione alla Fiorentina, con il Genoa che dovette accontentarsi del quinto posto e quindi dell’Europa League.

Nella stagione successiva, la squadra dovette disputare tre competizioni. L’impatto in Europa fu ottimo, grazie al passaggio del turno preliminare ai danni dell’Odense. In un primo periodo, i rossoblù occuperanno anche il primo posto in classifica della Serie A, al pari di Juve e Sampdoria. Nonostante ciò, i genoani subirono l’eliminazione dal girone di Europa League, il quale fu considerato di ferro, causa la presenza di avversarie del calibro di Lille, Valencia e Slavia Praga. Dopo quella stagione, il club visse una sessione di mercato estiva da protagonista e fu soprannominata la “regina del mercato”, grazie agli acquisti di Rafinha, Eduardo, Veloso e Toni. Nonostante ciò la squadra non andò oltre al decimo posto, il quale causo l’esonero di Gasperini prima e Ballardini poi. Ma il declino arrivò nella stagione seguente quando durante Genoa-Siena, che sul parziale di 0-4 per i toscani venne interrotta a causa delle proteste della Gradinata Nord, che ordinò i giocatori rossoblù di togliersi le maglie per poi uscire dal campo. A causa di questo eclatante avvenimento, il campo da gioco fu squalificato fino a fine stagione.

 

Dopo diverse stagioni che videro il grifone combattere per la salvezza, l’ultimo acuto è arrivato nella stagione 2014-15 quando il Genoa grazie a 59 punti riuscì a piazzarsi in Europa, quest’ultima poi non disputata per mancata licenza Uefa. In questo momento, dopo una stagione che ha visto la squadra guidata da Prandelli ed ad un passo dalla cadetteria, il mercato ha fatto approdare sulla panchina l’emergente tecnico Andreazzoli, al quale sono susseguiti gli importanti acquisti degli esperti Schone e Zapata, senza dimenticare l’arrivo dei giovani talenti italiani Pinamonti e Barreca. Dopo due giornate nelle quali ha raccolto 4 punti grazie ad un pirotecnico 3-3 in casa della Roma, ed una vittoria casalinga per 2-1 ai danni della Fiorentina, il Genoa spera di poter onorare al meglio i 126 anni di storia compiuti nella giornata di oggi, tornando magari a calcare i palcoscenici europei, già conosciuti negli anni precedenti.

 

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