Nel mondo del calcio ci sono infiniti ruoli, dal calciatore all’allenatore, passando per lo staff medico e l’ufficio stampa. La maggior parte di questi lavori spesso non viene messa in risalto, come ad esempio quello dell’interprete dei calciatori. Tradurre i loro pensieri, riportarli al pubblico e viceversa: un compito apparentemente semplice, ma per nulla scontato. Tra i tanti interpreti presenti nel mondo dello sport, abbiamo avuto il piacere di sentirne uno: Alessia H. Enriquez. La giovane interprete, ormai da più di due anni nel mondo dello sport, ha lavorato con tanti personaggi di spicco: da Veretout ad Ancelotti, da Tuchel a Strootmann, fino ad arrivare a Ribéry. Con lei abbiamo parlato del suo ruolo in campo lavorativo.

Buongiorno Alessia! Di solito gli interpreti non sono molto seguiti, ma questo non è il tuo caso. Dopo la presentazione di Ribéry c’è stata una vera e propria onda mediatica che ti ha travolto. Tutto ciò è stato accolto positivamente o negativamente da te?

“Buongiorno a te! Esatto, non mi aspettavo tutto questo clamore dato che ormai sono vari anni che lavoro per le conferenze stampa e non c’era mai stato questo grande riscontro. Da una parte ho accolto tutto ciò in maniera positiva, perché per la prima volta si è parlato del ruolo dell’interprete, che spesso è secondario; dall’altra parte però ho vissuto questa situazione in modo negativo, dato che non è stato messo in risalto il mio lavoro, bensì la mia persona a livello di aspetto, relazioni sentimentali ed estetica. Dunque anche dagli articoli usciti su di me non traspariva l’aspetto lavorativo, ma solamente la mia vita personale che ha sovrastato la mia professione”.

Partiamo dall’inizio: se dovessi indicare, ad un adolescente che vuole fare il tuo stesso lavoro, il percorso universitario da seguire, quale gli consiglieresti?

“Ci sono studi di mediazione linguistica per la triennale, che però io non ho fatto perché la triennale l’ho fatta in Francia e quindi ho studiato semplicemente l’Italiano. Poi c’è la magistrale di interpretariato e traduzione, che ormai è sempre più diffusa e dunque è sempre più difficile oggi lavorare senza avere una formazione per interpreti. Successivamente ho svolto il Master in interpretariato: penso sia questa la via più semplice e, soprattutto, la più giusta per chi vuole fare questo mestiere”.

In questo campo lavorativo c’è bisogno solamente di studio e pratica o è necessario qualcos’altro secondo te?

“Ci vuole anche tanta passione, perché se un argomento non ti interessa è difficile assimilarlo: è necessario amare il proprio lavoro e si deve essere curiosi, interessarsi a tutti gli ambiti nei quali si lavora, perché potresti anche trovarti a lavorare in un ambito diverso dal tuo. La cosa fondamentale però è la pratica sulla lingua, ma anche conoscere la cultura di un determinato paese, per riuscire davvero a capire bene le sfumature della lingua”.

Come e quando hai iniziato questo mestiere nel panorama calcistico?

“Io ho iniziato due anni e mezzo fa: quando mi sono laureata ho scritto una tesi sull’interprete sportivo, perché ho fatto molto sport a livello agonistico in passato, quindi mi avevano consigliato di fare appunto questo tipo di lavoro. Ho scritto la tesi sull’interprete nella scherma e nel calcio, poi ho iniziato ad informarmi sempre di più sul calcio e, grazie a diversi contatti, sono riuscita ad inserirmi in quell’ambito”.

Qual è stata, fino ad ora, l’esperienza lavorativa più entusiasmante?

“In ambito calcistico sicuramente il match di Champions League tra Napoli e Paris Saint Germain, perché vedere lo stadio pieno, assistere ad una grande gara ed interpretare grandissimi campioni è stato qualcosa di straordinario. Più recentemente invece, anche se in modo diverso perché ho lavorato a distanza, ho dato il mio contributo ai Mondiali femminili in Francia: anche questa esperienza è stata molto bella, perché ho avuto la possibilità di lavorare su diverse lingue in un evento così importante”.

Qual è stato il primo calciatore con cui hai lavorato? Quali sensazioni hai provato?

Il primo calciatore con il quale ho lavorato è stato Jordan Veretout alla sua presentazione alla Fiorentina: è stato molto bello anche se avevo molta ansia, perché comunque era la prima volta che facevo una traduzione che veniva poi trasmessa in diretta. Uno magari non è nemmeno abituato ad avere luci e flash puntati addosso, poi lì se sbagli lo vedono tutti: il primo obiettivo era quello di non sbagliare nulla”.

Prima di iniziare a lavorare con un calciatore in conferenza stampa cosa vi dite? Ci sono delle regole o raccomandazioni che si devono fare?

“Prima di iniziare una conferenza stampa c’è pochissimo tempo, perché i calciatori arrivano un attimo prima e se ne vanno subito dopo con l’ufficio stampa. All’inizio, ovviamente, ci si presenta. Successivamente si spiega come si svolgerà la conferenza e la traduzione. Loro possono parlare e rispondere tranquillamente, senza doversi fermare, perché uno traduce continuamente: questa tecnica si chiama appunto “consecutiva”. La traduzione avverrà a bassa voce e lui dopo può rispondere. La cosa importante è che il giocatore si senta tranquillo”.

Ribéry è stato un gran colpo per la Fiorentina. Dato che hai lavorato con lui, hai avuto modo di conoscere il suo stato d’animo legato alla sua nuova esperienza qui in Italia?

“Ho incontrato Ribéry veramente pochi minuti prima della conferenza stampa, quindi non ho molte informazioni a riguardo. Posso solo dirti che è stato molto cortese, gentile e disponibile per il lavoro. Mi auguro che sia contento di essere a Firenze”.

Per che squadra tifi? C’è un calciatore con il quale vorresti lavorare presto?

“La squadra non la dico, ma non è per forza quella di cui si è parlato spesso sui social. Lavorando con tante squadre io non posso schierarmi nettamente nei confronti di una società, perché potrebbero crearsi dei problemi con altre squadre con le quali lavoro. La sanno solo i miei cari! Simpatizzo però per molte squadre, perché una volta che lavori con loro magari allo stadio ti emozioni anche tu. Non c’è un calciatore in particolare con cui desidero lavorare; è chiaro però che ammiro tanti grandi campioni, poi le occasioni si presentano durante le partite oppure quando viene acquistato qualche nuovo calciatore”.

Ultima domanda: sogni nel cassetto e programmi futuri?

“Gli obiettivi sono sempre gli stessi, la mia vita è sempre la stessa e non è cambiata dopo gli articoli e i video che sono usciti su di me. Io ho sempre fatto questo lavoro, per la Fiorentina, se non sbaglio, era la sesta volta che facevo questo tipo di lavoro. Il mio obiettivo è sempre lo stesso: continuare a fare questo lavoro, sia nel mondo calcistico sia in altri campi. Voglio poi essere riconosciuta come vera professionista in questo ambito del settore, poi per ora non ho altre aspettative”.

Grazie per la disponibilità Alessia!

“Grazie a te, a presto!”

Un ringraziamento speciale ad Alessia H. Enriquez.

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Intervista di Federico Calabrese

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