Con l’ultimo slam della stagione alle spalle è giunto il momento di fermarci un secondo, tralasciare il tifo e riflettere. Sì, bisogna chiudere gli occhi e pensare. Stiamo vivendo un’era che non si riprorrà mai più e questo solo grazie a tre autentiche divinità del tennis e dello sport. I nomi sono quanto mai superflui.

All’età di dieci anni o giù di lì, chiesi a mio padre chi fosse il primatista di vittorie nei tornei del Grande Slam. Risposta secca: Pete Sampras a quota 14. Da tifosetto blando di un tale svizzero nella mia testa balenava l’idea che quel numero fosse inarrivabile, d’altronde il palmarès del Re nel 2005 contava “solo” 6 major. Ora, a quindici anni di distanza, sto vivendo in un’epoca senza nessun tipo di senso, tra il surreale ed il divino. Ma gli occhi sono aperti, non è un sogno ma solo la stupenda realtà. E chi lo sa, magari un giorno mi troverò nei panni di mio padre, ma la risposta sarà la più bella possibile.

20. 19. 16. Per un totale di 55. Sì, 55 vittorie negli ultimi 62 slam. Se la matematica non è un opinione e ogni anno si giocano quattro slam significa che i tre Dei stanno dominando da oltre quindici anni, longevità a dir poco inimmaginabile.

Quante volte abbiamo sentito parlare di Next Gen? Ma esiste davvero una Next Gen? Pensiamo a tutti gli enfant prodige rimasti tali senza mai esplodere, da Raonic a Nishikori, da Dimitrov a Goffin. Talenti cristallini, nati nel periodo sbagliato. E poi, quante volte si è parlato di “Big-4” o “Fab-4”? Ma, esattamente, il fourth come pensa di poter meritarsi un invito a cena con le tre divinità? Qua non ci sono quarti. Non c’è Murray, non c’è Wawrinka. Non c’è Thiem e non ci sarà Zverev. Suvvia, un po’ di rispetto. Murray sta ai tre supereroi come Neymar sta a Messi e Ronaldo. Qualcosa in comune? No.

Sono i tre figli del destino. Il destino che ha portato Robin Söderling in finale al Roland Garros nel 2009, dando la possibilità al maggiore dei tre fratelli di sfatare il tabù parigino. Il destino che ha consegnato il titolo 2019 di Wimbledon al più piccolo, dopo una guerra fratricida entrata nella storia dello sport. Il destino che ha reso il mezzano in grado di rialzarsi dopo mille infortuni, diventando sempre più forte. L’immortalità va guadagnata.

Ma cosa succederà quando tutto questo finirà? Lo racconteremo ai figli e ai nipoti. Narreremo di questi tre fratelli, tanto diversi quanto simili. Di quest’epoca che non si riproporrà mai e di semplici uomini che proveranno ad imitare goffamente gli Dei. Cosa succederà quando tutto questo finirà? Lo sento dire da anni. Ma il copione è sempre lo stesso. Intanto attacchiamoci all’immortalità e ricordiamoci che un segno è stato tracciato e niente sarà più come prima.

Basilea, 8 agosto 1981

Manacor, 3 giugno 1986

Belgrado, 22 maggio 1987

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