Non è più quella di dieci anni fa.

La Spagna di questi mondiali è probabilmente la più battibile degli ultimi 15 anni, farsi eliminare, per giunta dopo una partita per almeno 25-30 minuti controllata con personalità è stato un mezzo flop. Era da battere questa Spagna, poi non si sarebbe probabilmente arrivati alle medaglie, ma almeno tra le prime otto potevamo arrivarci. Potevamo battere questa Spagna e in molti, alla sirena di quella partita del secondo turno del mondiale FIBA 2019, sono rimasti scottati per l’ennesima incompiuta dell’Italbasket, che anche quando l’impresa non pare impossibile, crolla, figlia della propria fragilità mentale. Potevamo batterli? Probabile. Potevamo noi, poteva farlo la garra argentina, l’entusiasmo australiano o in scioltezza la corazzata serba: alla fine non lo ha fatto nessuno.

Non è più quella di dieci anni fa.

Marc Gasol è il fratellino scarso di Pau, che la nazionale l’ha ormai accantonata e si concentra sugli ultimi anni Nba o magari su un ritorno nel suo Barcellona per chiudere una carriera da leggenda con un trofeo in patria o sul continente. Pau è l’emblema di un movimento ed è talmente grande da aprire la strada al piccolo Marc, 5 anni più giovane e canterano barça pure lui. Cresciuto molto bene, ben rispettato nella lega ma lontano dal fratellone, colonna della nazionale dell’ultimo quindicennio e dei Lakers, tra gli altri di Kobe. La bacheca Marc l’aveva riempita tendenzialmente da comprimario nelle furie rosse mentre di Anelli non neanche a parlarne. Poi però la dirigenza Raptors, conscia del fatto che avere per un anno un certo Kawhi e non avere la certezza di poterlo riconfermare significa la necessità di fare all in per vincere subito. Marc arriva in Canada e il resto, che altri non è che il Larry O’Brian trophy, è storia recente, non più vecchia di tre mesi fa. Col mondiale di quest’anno, Gasol non è più fratello di.

Non è più quella di dieci anni fa.

Ricky Rubio esordisce tra i professionisti a 14 anni con la maglia del Real Madrid, doveva essere il nuovo crack del basket europeo è probabilmente mondiale, tant’è che la chiamata in Nba non tarda ad arrivare. Grandi numeri, discontinuità, limiti evidenti al tiro e un grave infortunio al ginocchio lo relegano ad un onesto mestierante. Ben pochi ammetteranno mai di considerarlo un top player, nemmeno se ci limitassimo ai playmaker. Sembra che sia in giro da secoli ma ad oggi le primavere sono soltanto 28 e, se la testa e la maturità di questo mondiale, terminato da MVP del torneo, della finale ed ovviamente membro del quintetto ideale diventasse lo standard del neo Phoenix, forse il passaggio da eterna promessa a certezza del basket mondiale si potrebbe finalmente compiere. 

Non è più quella di dieci anni fa.

I fratelli Hernangomez in Nba hanno ancora molto da dimostrare; eppure anche a livello mentale, sembrano già la base su cui continuare la striscia di successi. Rudy Fernandez è un patrimonio per il basket mondiale, Sergio Llull, rientrante da un grave infortunio, il simbolo della forza di volontà di questa squadra e della mentalità che ha permesso alle furie rosse di crescere di partita in partita, di non giocare quasi mai da favorite, da farci dire che perdere contro questa Spagna è una delusione eppure di arrivare ad alzare la coppa da imbattute. Campioni, gregari, giovani ed esperti guidati da un ex perdente che, come Gasol, in tre mesi si infila al dito l’anello Nba ed al collo l’oro iridato: Sergio Scariolo: l’Italia che vince dando lezioni di tattica offensiva e difensiva ad ogni avversario, in un crescendo che ha avuto nella partita contro l’Argentina (non a caso la partita meno sofferta tra quelle da dentro o fuori) il finale perfetto della sua opera.

Non è più la quella di dieci anni fa. Non può esserlo perché passano gli anni, cambiano i giocatori e tutto passa. Rimane però una costante: la Spagna, dopo 13 anni, è sul tetto del mondo del baloncesto.

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