Il tifoso medio rossonero da sempre è un amante del bel gioco. Tradizionalmente, anche in epoche ben più rosee di quella attuale, non si accontenta di vincere ma vuole vedere una filosofia di calcio ben precisa. Il tifoso milanista è un maniaco dell’ordine e un fanatico di tattica. Ecco perché il primo nome impresso nei cuori è quello di Arrigo Sacchi. Non Carlo Ancelotti e non del tutto Fabio Capello. Il nuovo tecnico del Milan Marco Giampaolo potenzialmente ha tutte le carte in regola per far innamorare la Curva Sud eppure qualcosa non sta funzionando, anzi l’ingranaggio sembra tanto arrugginito. Ma cosa c’è che non va? Il tutto non si può limitare ad una semplice mancanza di singoli in grado di fare la differenza. Nonostante le recriminazioni su Piątek e sulla fase offensiva, il problema principale del Milan sta in mezzo al campo.

Che Giampaolo sia un fautore del 4-3-1-2 non lo scopriamo di certo oggi. Fin dai primi passi a Milanello, l’allenatore nato a Bellinzona ha cercato di costruire giustamente la squadra attorno alla sua idea di calcio. Una filosofia complessa e difficile da apprendere per una rosa costruita in tutt’altro modo e plasmata nel corso degli scorsi anni per giocare con il 4-3-3. Spieghiamolo una volta per tutte: cambiare modulo non è facile! Non lo è in primis perché il Milan arriva non da una struttura consolidata (male) nelle ultime cinque stagioni, da Mihajlović a Gattuso passando per Montella; ed in secondo luogo perché il passaggio ad un attacco a due punte è molto più difficile da apprendere rispetto ad un cambio della linea difensiva, che spesso è tale solo in fase offensiva.

Il Milan visto a Udine, di gran lunga il peggiore finora (e forse uno dei più brutti dai tempi di Inzaghi), ha schierato in mezzo al campo Borini, Calhanoglu e Paquetà, con Suso trequartista. Tralasciando la valutazione di Borini che sarebbe impietosa, nonostante l’apprezzamento per la dedizione con il quale si applica, le vere delusioni sono state altre. Calhanoglu in regia va rivisto, ha le caratteristiche per poter giocare in quel ruolo ma senza dubbio non ha brillato nell’unica apparizione dell’anno davanti alla difesa. Suso, come volevasi dimostrare, ha fatto vedere di essere il classico campione da precampionato, totalmente fuori posizione e privo di idee. In ogni caso, a detta di chi scrive è meglio persistere con il tentativo di adattare lo spagnolo in trequarti piuttosto che ricominciare a vederlo sulla fascia dove ormai è diventato a dir poco scontato. Su quattro giocatori tre (e mezzo) hanno giocato fuori posizione: risultato annunciato e figura penosa.

Un piccolo upgrade si è visto a San Siro contro il Brescia, con l’inserimento di Bennacer in mediana tra Kessié ed il turco. Il modulo è stato cambiato d’urgenza in un 4-3-3 sotto mentite spoglie, mostrato come un “albero di Natale” (un insulto per chi un po’ ne mastica e per chi quel modulo l’ha visto davvero in passato). La prova dell’algerino è stata più che dignitosa, precissimo nei passaggi e ordinato in fase difensiva. Bene anche l’ivoriano che ad oggi è l’unico vero uomo di rottura del Milan, oltre ad essere un’ottima fonte di imprevedibilità. Non eccellente la prova di Calhanoglu che però avendo deciso la partita con un bell’inserimento sul secondo palo ha portato a casa la sufficienza.

A Verona contro l’Hellas si è visto un grande passo indietro. In superiorità numerica per tre quarti della partita il Milan non ha saputo organizzare mai una manovra offensiva avvolgente, isolando molto Piątek dal resto del gioco. Paquetà continua a dimostrarsi un giocatore potenzialmente devastante ma senza alcun tipo di logica tattica e difatti il rimprovero di mister Giampaolo non è tardato ad arrivare. Nota lieta della serata al Bentegodi è stato il ritorno di Lucas Biglia, autore di un’ottima prestazione da “gregario”.

Passare da una struttura consolidata come quella della Sampdoria, dove Giampaolo metteva in campo quattro giocatori perfettamente tagliati per il 4-3-1-2 come Linetty, Ekdal, Praet e Ramirez è ben diverso che inserire uomini magari con più talento ma con enormi difficoltà di adattamento. Ciò nonostante, la tifoseria milanista è vicina al mister e pensa sia necessario perseguire con la sua filosofia di gioco. Serve pazienza, tanta, per costruire un’identità che da un paio d’anni era “date la palla a Suso”, ma le prime tre prestazioni non sono incoraggianti.

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