Si è conclusa stanotte, verso le 4:30 di mattina ora italiana, anche la seconda semifinale d’andata del trofeo Sudamericano più prestigioso, la Copa Libertadores. Il cammino verso la finale che si giocherà a Santiago del Cile il 23 Novembre, per la prima volta in gara unica, dista ancora novanta minuti di gioco: novanta minuti per il Boca Junior per sperare in una rimonta storica, vista la sconfitta 2-0 nel match d’andata. novanta minuti di resistenza per il Flamengo che è uscito dall’Arena do Gremio con un ottimo 1-1 in vista del ritorno.

Il Superclàsico più Superclàsico del Sudamerica ha visto trionfare nuovamente il River Plate ai danni del Boca Juniors, come nella finale di Copa Libertadores giocata a Madrid nemmeno un anno fa, 2-0 segna il tabellino di gara al termine di questi primi novanta minuti. C’è stata una sola squadra realmente in campo, il River Plate guidato da Marcelo Gallardo, che grazie ai gol siglati da Santos Borrè al 4° minuto su rigore e al raddoppio di Nacho Fernàndez al 70° ha annullato le speranze di vendetta almeno per il momento in casa xeneizes (Boca Juniors). Boca che non è mai entrato veramente in partita, subendo sempre il gioco dei campioni in carica. La squadra gialloblù nonostante conti giocatori di grandissima esperienza internazionale come Tevez, Salvio, Zarate e soprattutto Daniele De Rossi (non convocato a causa di problemi muscolari), è sembrata molto meno organizzata ed esperta rispetto al River che fa del gruppo e soprattutto del gioco palla a terra il suo maggior punto di forza. Certamente il rigore assegnato dal Var a favore dei campioni in carica dopo solo 4 minuti è stata una botta inaspettata ai danni del Boca; i ragazzi allenati da Gustavo Alfaro hanno espresso un gioco molto “provinciale” per tutta la gara, pensando maggiormente a non subire il gioco avversario piuttosto che proporre idee, limitandosi a rilanci verso l’attaccante Abila, che è riuscito a tenere pochissimi palloni non impensierendo quasi mai Armani, l’estremo difensore del River. Ad un passo dalla finale, sarà difficile per il Boca Juniors ribaltare il risultato dell’andata e vendicarsi sui campioni in carica.

Un remake della Semifinale di Libertadores Edizione 1984, con l’Imortal Tricolor (Gremio) che si qualificò per la doppia Finale poi persa contro l’Independiente di Avellaneda. Per il Gremio non è una novità la semifinale di Libertadores, la terza consecutiva negli ultimi tre anni; ad affrontarli un Flamengo sull’onda dell’entusiasmo, primo in classifica nel Brasilerao, ma una finale di Copa che manca da ben trentotto anni. La partita è terminata 1-1, risultato sulla carta ottimo per il Mengao (Flamengo), ma che in realtà va quasi stretto ai ragazzi di Rio de Janeiro. I due gol sono stati siglati entrambi nella ripresa, prima il vantaggio del Flamengo ad opera di Bruno Henrique al 69°, in extremis il pareggio dei padroni di casa firmato Pepè all’88° minuto. Ben tre i gol annullati al Flamengo, nel primo tempo, dopo un consulto al Var, l’arbitro Nestor Pitana annulla la rete del vantaggio segnata da Everton Ribeiro a causa di un fallo di Gabriel Barbosa. Proprio il giocatore di proprietà dell’Inter era riuscito nella ripresa a mettere la palla in rete ben due volte, ma altrettante ha visto la bandierina del guardalinee alzarsi e annullarli entrambi per fuorigioco. Sprazzi di gioco da parte del Gremio si sono visti solamente ad inizio secondo tempo, quando trascinati dal talento di casa Everton Soares hanno impegnato l’estremo difensore rossonero Diego Alves a due splendide parate. La rappresentante del Brasile alla finale di Santiago del Cile si saprà solamente il 24 ottobre, quando al Maracanà di Rio il Gremio sarà chiamato ad una partita impeccabile, contro un Flamengo forte del gol segnato in trasferta; un futuro tutto ancora da scrivere.

Una semifinale tutta Argentina ed un’altra tutta Brasiliana, quattro squadre piene di talento e di giocatori che hanno grandi trascorsi in Europa, soprattutto tra le fila del Boca Juniors e del Flamengo, con campioni come Tevez, Salvio, Filipe Luis e Rafinha, ben 333 presenze in Champions League tra tutti e quattro. L’esperienza dei due terzini brasiliani del Flamengo si è fatta sentire, l’abitudine ad affrontare le grandi partite senza farsi influenzare dalla pressione è stata trasmessa a tutti i compagni, anche i più giovani, soprattutto alla stella del club, Gabriel Barbosa. Conosciuto da noi italiani come “Gabigol“, un passato nell’Inter abbastanza infelice, da quando è tornato in Brasile non ha più smesso di segnare, 18 gol in 18 gare nel Brasilerao, ieri sera due reti annullate per fuorigioco e la consapevolezza di essere diventato leader e trascinatore. Il Flamengo vorrebbe trattenerlo a gennaio, quando scadrà il prestito dall’Inter, ma è difficile pensare che nessuna squadra europea voglia dargli un’altra occasione nel calcio d’oltreoceano. Proprio questa grande maturità di molti giocatori del Mengao, guidati da un allenatore europeo come Jorge Jesus, una vita in Portogallo tra Benfica e Sporting Lisbona, hanno fatto si che la partita di ieri sera sembrasse molto più uno scontro di Champions League, piuttosto che di calcio sudamericano. Non sono riusciti a trasmettere la stessa esperienza gli argentini del Boca, Tevez e Salvio, entrambi subentrati a partita in corso non sono stati in grado di cambiare l’atteggiamento della propria squadra, Xeneizers che non hanno mai approfittato delle enormi qualità dei singoli, limitandosi ad un gioco di rimessa sempre ben gestito dagli avversari. Nelle file del River invece è presente un mix di giovani talenti in rampa di lancio, come Montiel e Palacios, ben amalgamato con giocatori di grande esperienza del calcio sudamericano, su tutti l’attaccante Scocco leader assoluto in campo per Los Millionarios.

Varie cose accomunano queste due semifinali e accomuneranno sempre match così importanti di Copa Libertadores: ritmi forsennati, 22 giocatori che danno tutto in campo fino allo stremo, stadi stracolmi di tifosi, coreografie e ambienti da levare il fiato a qualsiasi appassionato. La Copa Libertadores è ben più di un semplice trofeo per le squadre sudamericane, rappresenta un calcio genuino, quasi nostalgico, e per fortuna ancora tre partite ci attendono prima di poter decretare la squadra campione di tutto il Sud America.

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