Lo scopo primario del Rinascimento è quello di rinnovare in maniera risolutiva la cultura riesumando i valori del passato. Siamo alla metà del XIV secolo e la situazione politicamente frammentaria della penisola dona allo slancio intellettuale un carattere di rivalsa in nome degli antichi fasti. Voltarsi indietro a guardare al mondo classico è quel che deve inaugurare una stagione di reformatio contro ogni tipo di decadenza, soddisfando l’esigenza di tornare alla purezza delle origine, di risalire il fiume della cultura dal variopinto estuario fino alla sorgente. Sono anni di grande fervore, si scrive che ”il mondo si divideva in due: da un lato, c’era Firenze. Dall’altro tutto il resto che però sogna di diventare Firenze”, città che a sua volta sognava e si prodigava per ripercorrere le orme dell’Atene periclea del V secolo. Tra il duomo di Santa Maria del Fiore, dove l’intraprendente Brunelleschi ha dato vita alla cupola autoportante, e Coverciano corrono pochi chilometri; oggi basta prendere uno dei tanti autobus ccittadini per arrivare davanti al Centro Tecnico Federale. Proprio da lì, in odor di storia millenaria, vede la luce una nuova era rinascimentale. ”Kit Rinascimentale” proprio così la Puma ha fatto conoscere all’opinione pubblica le innovative divise della nazionale. 

Oltre all’affascinante motivo ornamentale anche il verde affonda le sue radici nel mondo pluridecantato del Rinascimento. Se è vero infatti che gli azzurri indossarono una maglia di colore verde circa 66 anni fa, a Roma, in occasione di una vittoriosa amichevole contro l’Argentina, perchè poi questa rimase per anni tratto distintivo della nazionale giovanile lasciando l’azzurro ai colleghi della maggiore? Era usanza, documentata già alla fine del XIV secolo quando Isabella e Beatrice d’Este fecero vestire le loro ancelle di verde in occasione di alcune celebrazioni del mese di Maggio, quella di relegare tale sfumatura di colore agli abiti dei giovani. Il verde indicava infatti la gioventù e la castità se si sfociava in ambito secolare. Per capire meglio questa suggestiva mossa dello sponsor tecnico bisogna riflettere sul simbolismo dei colori che varia nel tempo e nello spazio conferendo a questa scelta un carattere marcatamente identitatio. Non si può ipotizzate che esistesse un sistema di simboli universalmente noto e riconosicuto al tempo del Rinascimento, d’altronde non esiste neanche oggi, basti pensare che il bianco, indice di purezza nella nostra tradizione, in Cina o in Giappone è associato al lutto. C’è da considerare però, e questo è rimasto costante, che con il succedersi dei secoli ad influenzare la considerazione dei colori è stata l’economia: talvolta ad alcuni colori venivano attribuiti significati più altisonanti e profondi poichè più costosi quando venduti, non solo in piccolo ma anche nelle fiere itinerati. In virtù di ciò, considerando che Firenze con il suo Fiorino divenne anche centro di riferimento bancario, l’unico tenativo velato di generalizzare potrebbe essere questo seppur troppo riduttivo. Se ne deduce che sfoggiare il verde vuole essere un richiamo squisitamente ”patiottico”.  

Maglia verde, inserti blu scuro e dettagli oro è questa la maglia che debutterà all’Olimpico il prossimo 12 Ottobre contro la Grecia. Verde perchè circà la metà dei calciatori presenti a Coverciano ha un età inferiore ai 25 anni, blu per non tagliare il legame con l’azzurro savoia e oro che ha sottolineato anche il nostro ultimo successo iridato. L’ironia della sorte ci regala questa divisa innovativa nel giorno in cui va in scena una singolare sfida tra Italia e Germania. Allo Sportpark Ronhof di Furth si giocherà una partita amichevole tra vecchie glorie azzurre e stelle del passato della Mannschaft. In campo per noi, tra gli altri, Cabrini, Conti, Pirlo, Totti, Cannavaro e l’eroe di Berlino 2006 Fabio Grosso; nelle file tedesche spicca tra le nostre conoscenze il pluritolato Klinsmann.

Dopo l’anno zero dell’esclusione mondiale l’Italia è chiamata a destarsi e per farlo ha bisogno di ritrovare manforte negli insegnamenti del passato. Per anni i giovani ragazzi con la casacca verde della juniories hanno sognato la maglia azzurra, ora allo stesso modo un intero movimento deve trovare in questo colore solennemento decorato i mezzi e la forza per rinnovare il calcio tricolore, per reinventare una tradizione esaltandone i valori che l’hanno resa celebre in passato. Con la speranza che tra i giovani in maglia verde ci sia quello pronto a raccogliere il testimone che Grosso aveva preso in consegna da Tardelli.

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