2014, 2015, 2016, 2017, 2018 e adesso 2019: la Mercedes vince, consecutivamente, il sesto titolo costruttori della sua storia, consolidando il quinto posto nella classifica all-time alle spalle di Ferrari (16). McLaren (9), Williams (8) e Lotus (7) e raggiungendo il record della Rossa tra il 1999 e il 2004. L’ennesimo successo iridato che conferma il dominio delle Frecce d’Argento nell’era ibrida è arrivato nel GP del Giappone, dove Valtteri Bottas scattato dalla terza casella della griglia dietro alle due Ferrari ha sfruttato la pessima partenza degli alfieri di Maranello e si è portato al comando sin dalla prima curva, dominando la gara con un ritmo martellante. A garantire matematicamente l’iride ha contribuito anche il compagno di squadra e leader incontrastato del mondiale Lewis Hamilton, con un terzo posto condito da giro veloce che probabilmente sarebbe potuto essere qualcosa di più se il britannico non avesse effettuato il secondo pit stop; il team di Stoccarda ha tuttavia preferito mantenere la parola data a Bottas, consolidando così il suo secondo posto in classifica piloti.

A sandwich tra le due Mercedes, va a podio anche Sebastian Vettel, che dopo la pole nella inedita qualifica domenicale parte male in gara (rischiando anche una penalità per “jump start”) ma chiude secondo dopo una gran difesa negli ultimi giri su un Hamilton con gomma più fresca e più performante. Se Vettel è partito male, il suo compagno e rivale in campionato è riuscito persino a fare peggio: lento nello scatto al via, Charles Leclerc è stato coinvolto in un contatto al via con Max Verstappen. La gara dell’olandese si è conclusa qualche giro dopo per via dei danni irreparabili alla macchina, mentre quella del monegasco è proseguita (seppur con uno specchietto saltato via a causa delle vibrazioni) concludendosi con un modesto setimo posto dopo una rimonta non troppo proibitiva fino al sesto e la penalità di 15 secondi (5 per il contatto + 10 per non essere rientrato ai box subito quando aveva l’auto danneggiata). Vettel adesso è a quota 212 punti in classifica, a pari punti con Verstappen e a -11 dal terzo posto di Leclerc. Mancano 4 gare alla fine del mondiale 2019 e la lotta per il terzo posto è apertissima.

Due piloti che strameritano una menzione d’onore sono Alexander Albon e Carlos Sainz, al traguardo rispettivamente quarto e quinto. Il thailandese già in qualifica era riuscito a fermare il cronometro sullo stesso tempo, identico al millesimo, messo a segno da Verstappen, ma l’olandese è partito davanti per aver girato per primo; Albon ha poi mantenuto un buon ritmo di gara chiudendo con il suo miglior risultato della sua breve carriera. Il quinto posto di oggi non è invece il miglior piazzamento in carriera di Sainz (che arrivò quarto a Singapore 2017), ma è l’ennesimo grande risultato di una stagione fin qui magistrale da parte dello spagnolo. Il pilota madrileno della McLaren ha di nuovo dominato il weekend da “best of the rest” e con i 10 punti ottenuti a Suzuka è salito in sesta posizione nel mondiale piloti a +3 su Gasly, che oggi ha disputato una bella gara chiudendo ottavo ma che per i primi 12 GP della stagione ha guidato una Red Bull, vettura sicuramente più veloce della MCL34.

Un altro dei protagonisti sul circuito giapponese è stato Daniel Ricciardo, sesto grazie anche alla penalità data a Leclerc. L’australiano si è confermato un maestro dei sorpassi e ha completato una rimonta forsennata dalla 16esima casella della griglia: una risalita impronosticabile dopo la difficilissima qualifica delle due Renault. Il team francese ha ulteriormente addolcito il GP del Sol Levante anche col decimo posto di Hulkenberg, alle spalle di Perez nonostante l’incidente del messicano nel finale.

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I team che non possono sorridere per il risultato del GP, oltre alla solita Williams, sono sicuramente l’Alfa Romeo e la Haas, fuori dalla zona punti con entrambe le auto e mai competitive per arrivare in top-10. Mentre il team americano ha mantenuto un trend negativo costante per tutto l’anno, la scuderia italo-svizzera ha subito un’involuzione nelle ultime gare e rischia di chiudere la stagione con un velo di pessimismo in ottica 2020, motivo per cui sarà necessario invertire la tendenza in questi ultimi 4 Gran Premi. Appuntamento in Messico tra due settimane.

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