Ci siamo lasciati ieri con il pagellone dei migliori del 2019, con il campione del mondo Mads Pedersen a guidare la classifica, seguito dai vari Van der Poel, Bernal, Alaphilippe e Roglič. Oggi analizzeremo invece i peggiori della stagione e, purtroppo per i nostri colori, ci sarà un azzurro (ma dovrebbero essercene di più).

Geraint Thomas

Forse dopo la vittoria del Tour de France 2018 ai danni del compagno di squadra Chris Froome ci eravamo fatti delle strane idee. La stagione del gallese ha dimostrato, anche se vista la sua carriera non ce n’era troppo bisogno, che il suo ruolo è quello che nel basket viene chiamato “secondo violino” e che la vittoria della Grande Boucle era stata solo un exploit, seppure di dimensioni stratosferiche. Quest’anno, partito da capitano nelle gerarchie del Team Ineos, tra l’altro senza Froome, si è fatto beffare da Egan Bernal, che ha fatto vedere di essere il vero numero uno degli eredi del Team Sky e quando tornerà a pieno regime anche “il kenyano bianco” la lotta per la leadership sarà proprio tra loro due. Thomas potrà solo accomodarsi al ruolo di terza forza in squadra. Geraint Thomas voto 5,5. Non si merita di peggio, perché appunto le aspettative su di lui con il senno di poi erano fuori luogo. La stagione dei trionfi è durata poco.

Peter Sagan

Qualche mese fa avevamo azzardato un articolo sul declino del fuoriclasse slovacco, che è sfociato in alcune polemiche nei gruppi Facebook dove si discute di ciclismo. Ora, nessuno vuole prendersi meriti, tra l’altro per cose di scarsissima rilevanza, ma la parabola discendente di Sagan oggi è un dato di fatto. Quarto posto alla Milano-Sanremo, diventata ormai il suo incubo più grande, undicesimo al Fiandre e quinto alla Roubaix. Totale: zero podi nelle classiche monumento, in una carriera che per quanto irresistibile ne ha collezionate solo due. Male anche al mondiale di Harrogate, disegnato perfettamente per le sue caratteristiche e nel quale partiva come secondo papabile vincitore, dietro solo a Van der Poel. Come spesso gli è capitato in carriera, Sagan non ha saputo valutare al meglio la fuga vincente, e a nulla è servita la rincorsa forsennata in solitaria negli ultimi chilometri. Per certi versi la stagione del tre volte iridato può essere salvata per la vittoria della settima maglia verde in carriera, che l’ha reso il recordman assoluto. Ma questo non può bastare per un fenomeno come lui. Peter Sagan voto 4. Torna, ti prego, torna.

Vincenzo Nibali

Fa male parlare così del più grande ciclista italiano degli ultimi due lustri però è inevitabile. Nibali sta vivendo una fase in cui non è chiaro né a lui né tantomeno al pubblico quale sia il suo obiettivo. In alcuni momenti mi ricorda Damiano Cunego, nato come ciclista da corse a tappe e poi sfociato in un immenso corridore da classiche. Ecco, ad oggi “lo squalo dello stretto” non è né l’uno né l’altro. O meglio, a detta di molti dovrebbe concentrarsi di più sulle classiche, dalle Ardenne fino al Lombardia, e meno sui Grandi Giri che iniziano ad avere un parterre di contendenti difficilmente superabili. Il paradosso è che al Giro d’Italia, se non si fosse trovato a marcare Roglič per poi servire su un piatto d’argento la corsa a Carapaz, poteva pure vincere la maglia rosa. Eppure, la stagione finisce con molti rammarichi e poche prospettive per il futuro. Vincenzo Nibali voto 3. Ciclista in cerca di sé stesso.

Miguel Ángel López

Un ciclista che fa salire i nervi, ma proprio tanto. Talento cristallino e doti incredibili da scalatore, ancora oggi non riesce ad esplodere ed anzi conclude costantemente i Grandi Giri in posizioni peggiori di quelle che il suo talento meriterebbe. Ciclista senza alcun tipo di logica, capace di guadagnare quattro minuti per poi perderne sei il giorno seguente. Una sorta di Ilnur Zakarin più mediatico, ma in fin dei conti sono corridori della stessa pasta. Esploderà mai? I flop iniziano ad essere parecchi e nonostante la giovane età questo suo boom non appare così vicino. Miguel Ángel López voto 3. Lo status di enfant prodige non dura in eterno.

Nairo Quintana

Discorso in alcuni tratti simile a quello fatto per Lòpez, ma per altri diametralmente opposto. Il colombiano più quotato dei due si è spento. Entrato in un tunnel dal quale non riesce più a venirne fuori. Il vincitore del Giro 2014 e della Vuelta 2016 è diventato il classico ciclista da vittoria di tappa. Ne vince anche parecchie ed in bello stile, ma poi nelle gerarchie della Movistar ha perso molti gradi che l’hanno reso il gregario di Valverde. Colpa sua o della Movistar? Probabilmente di entrambi, perché resta il fatto che la tenuta sulle tre settimana Nario l’ha persa da qualche anno oramai. Nairo Quintana voto 3. Carriera finita?

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