“Se serve, si escluda la Bulgaria dalle coppe com’è accaduto all’Inghilterra alla metà degli anni Ottanta dopo la tragedia dell’Heysel.” A parlare è Hristo Stoičkov, indiscusso simbolo nazionale e icona del calcio anni ”90. La partita tra Bulgaria e Inghilterra, valida per le qualificazioni a EURO2020, si è appena conclusa con un risultato tennistico in favore dei britannici. La nazionale dei Tre Leoni comanda il gruppo, i leoni dei balcani, per l’occasione di casa a Sofia, sono il fanalino di coda. L’ex calciatore e commissario tecnico della Bulgaria ha assistito da uno studio televisivo alle folli ore del Vasil Levski Stadium  e non è riuscito a trattenere le lacrime.

”Le mie lacrime in televisione sono le lacrime di un uomo bulgaro, appassionato di calcio, che del calcio ha fatto la sua vita: mi sono sentito ferito, umiliato da questi tifosi”. Pallone d’oro, scarpa d’oro e capocannoniere del mondiale, l’Ayatollah, così veniva chiamato a Barcellona, è la massima espressione del calcio dei moderni traci. Genio pigro che si accende quando meglio crede, forza fisica e precisione, passa anche dai suoi piedi l’evangelizzazione della Catalagona da parte del profeta Cruijff. Fumantino e irascibile in campo la sua sensibilità di fronte all’esclation di violenza che sta coinvolgendo inesorabilmente l’universo calcistico sembra pesare il doppio.

Il campione non riconosce più i suoi tifosi. Durante le partitre contro Kosovo e Repubblica Ceca si erano registrati episodi di razzismo e discriminazione ma non ne seguirono conseguenze e i riflettori si spensero prima ancora di accendersi sulla vicenda. Quel che è successo nel match contro i ragazzi di Southgate è stato come un fulmine a ciel sereno. Ancora prima del fischio d’inizio un tifoso inglese ha perso la vita in cirostanze ancora da chiarire nei pressi dell’impianto sportivo. L’incontro, tutto fuorchè entusiasmante sul piano del confronto calcistico, è stato infuocato sugli spalti. Il direttore di gara ha dovuto sospendere il gioco per ben due volte a causa dei ripetuti, e tristemente noti alle cronache, ”buu” razzisti in direzione di Sterling e compagni. Parte del tifo di casa, munito perfino di magliette con su stampato il motto UEFA ”respect” preceduto da un indisponente ”NO”, ha accompagnato cori e grida con saluti romani; uno di essi, inflitrato o no, comunque ben integrato, indossava l’inconfondibile maglia bianco celeste della Lazio, mostrando la contraddizione di un razzismo millantato all’occorrenza.

La UEFA ha aperto un dossier sulla vicenda e l’indignazione ha colorato le parole di Greg Clark, presidente della Federcalcio inglese e del primo ministo del Regno Unito, Boris Johnson. Nonostante lo sdegno sia quasi unanime e Mihaylov, vertice della federazione bulgara, si sia dimesso dopo l’esortazione sociale del premier Borisov, c’è chi minimizza. Lo aveva fatto anche il ct della nazionale balcanica, Balakov, prima di rassegnare le inattese dimissioni. “I tifosi non erano soddisfatti del gioco della squadra. Personalmente non ho sentito cori razzisti. Credo che la colpa sia principalmente degli ultras inglesi che hanno fischiato il nostro inno prima del match e dei giocatori che nel secondo tempo hanno usato parole inaccettabili contro i nostri supporters.” aveva detto, tuonando poi in maniera perentoria:”Qui di questi problemi non ne abbiamo mai avuto, il problema è nato quando sono arrivati i tifosi inglesi”. Nel frattempo in Inghilterra il Daily Mail cambia il tabellino della gara decretando una volta per tutte vinti e vincitori: “Inghilterra 6 Razzismo 0”.

Al portiere bulgaro che tenta di stemperare la situazione definendo ”diligente” il comportamento del pubblico, risponde in maniera chiara ed esauriente il riscopertosi saggio in età adulta, Hristo Stoičkov“Ma di che cosa stiamo parlando? Il fatto è che anch’io sono convinto che la stragrande maggioranza della gente presente allo stadio di Sofia non è razzista e che soltanto una minoranza è responsabile dei cori e dei saluti nazisti, ma questa minoranza va combattuta altrimenti in poco tempo diventa maggioranza. La battaglia al razzismo è aperta e io sono in prima linea: dove c’è discriminazione non ci può essere sport”.

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