E’ il 1979, mancano ancora dieci anni da quel 9 novembre ’89 che avrebbe cambiato l’ordine internazionale di Jalta per catapultare l’umanità verso l’era della globalizzazione e del liberismo cancerogeno. Alla guida della Repubblica Democratica Tedesca c’è Erich Honecker, l’uomo del bacio a Leonìd Brèžnev immortalato nella celeberrima East Side Gallery, a pochi passi dalla stazione metropolitana di Warschauer Straße. Ma Berlino durante la Guerra Fredda e soprattutto dopo la fine della “grande distensione” non è solo teatro di intrighi politici e di defunti nella striscia della morte, bensì è anche la capitale di uno dei derby più strani e affascinanti in Europa.

E’ il 1979 e la Dinamo Berlino, o Dynamo, vince il primo campionato della DDR, il primo di un filotto degno dei grandi club blasonati lungo ben dieci anni, in un’atmosfera surreale dove l’odio con i “cugini” dell’Union Berlino è politicamente focosa. La Dinamo nasce per volere di Erich Mielke, capo della Stasi e vicino alla SED, che nel ’66 trasferisce i talenti della Dinamo Dresda, idealmente vicina, a Berlino per giocare con quella che diventa la squadra più odiata d’Europa. Da una parte il regime, dall’altro il popolo, lo stesso popolo esausto che nutre un sentimento di ribellioni e di rivalsa. E poi i risultati parlano chiaro, da un lato i vincenti, il regime, e dall’altro i perdenti, il popolo.

Essere tifosi dell’Union Berlino a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta è qualcosa che esula dalla vera e propria fede calcistica. La squadra gioca tendenzialmente male, non arriva mai nemmeno al secondo posto e per di più vede gli uomini della Stasi dominare grazie ai gol di Rainer Herst ed Andreas Thom. Solo un giocatore si salva ed è proprio un ex della Dinamo, il grande Ralf Sträßer che dopo otto anni tra i grandi decide di provare il colpaccio e vincere alla “vecchia foresteria”. Tuttavia, il titolo di capocannoniere non porta la Union oltre al settimo posto nella DDR-Oberliga. L’ultimo incontro tra le due rivali risale al 21 agosto 2005 quando, in Regionalliga, si è imposta la Union per 8-0, punteggio ancora impresso nel tabellone dello stadio e rimasto scolpito nella storia del calcio tedesco.

Con queste premesse l’Union è diventata la tifoseria della rivolta, del ribaltamento del sistema, con tutte le sue sfaccettature. Sugli spalti dell’Alten Forsterei si può trovare di tutto, dal socialdemocratico al punk, ma tendenzialmente non troverete mai dei nostalgici della DDR. La squadra nasce dalla classe operaia metalmeccanica e proprio attorno al concetto di classe si instaura l‘altra grande rivalità della città di Ampelmann, ossia quella con i borghesi dell’Herta. Il 2 novembre tra le due squadre si giocherà il primo derby in Bundesliga, dopo il ritorno dei ferrei nella massima serie tedesca. La dirigenza dell’Herta aveva chiesto alla federazione di poter giocare la partita il 9 novembre, il giorno della caduta del muro, nonché il trentennale di un evento di rottura per l’ordine internazionale.

Il sogno di tutta Berlino è il ritorno in Bundes della Dinamo, che tuttavia resta alquanto remoto vista la sua attuale partecipazione alla Regionalliga, la quarta divisione tedesca. Eppure, il sogno resta per quanto intrinsecamente malefico, perché riportare alla luce il lato sociale di un mondo lontano e ormai abbandonato sarebbe qualcosa di irresistibile. Da un lato il sistema, dall’altro la ribellione ed infine i “ricchi” di quella che è definita la vecchia signora berlinese biancoblù.

Non ogni tifoso dell’Union era nemico dello stato, ma ogni nemico dello stato era tifoso dell’Union

 

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