Esistono due tipi di appassionati nel mondo del calcio, chi aspetta dicembre per la consegna del Pallone d’Oro, simbolo incontrastato di forza, talento, classe ed incisività, che fa entrare chi lo vince automaticamente nell’Olimpo del calcio; e chi invece aspetta la consegna del Golden Boy, premio assegnato al miglior talento under 21 dell’anno. Il secondo gruppo di appassionati sono più che semplici “tifosi”, è gente che vuole precedere le masse, talent scout in erba pronti a segnarsi una lista di nomi che in un futuro prossimo potrebbero essere in lizza, sempre a dicembre, per l’altro premio, quello che conferisce gloria eterna tra gli amanti di questo sport. Tutto solo per potersi fregiare, se dovesse arrivare quel giorno, davanti ad amici e colleghi di conoscere quel talento da anni, di essere uno dei suoi primi estimatori, e poter così condividere un insignificante spicchio di gloria con chi il premio potrebbe vincerlo concretamente.

Quest’anno il premio istituito da TuttoSport, alla sua diciassettesima edizione, verrà consegnato il 16 dicembre a Torino. Arrivati a poco meno di due mesi dalla consegna del premio, è stata diramata la lista dei 20 finalisti:

I favoriti

Da questa lista di 20 nomi risaltano certamente all’occhio alcuni talenti purissimi, che ormai abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare fin dall’inizio della scorsa stagione. Uno su tutti è certamente Joao Felix, attaccante portoghese molto duttile tatticamente, in grado di ricoprire tutti i ruoli del reparto offensivo, dalle fasce fino al ruolo di punta centrale; la scorsa stagione si è messo in mostra con la maglia del Benfica, totalizzando 20 gol e 11 assist in 43 presenze. Molti hanno sentito per la prima volta questo nome l’11 aprile di quest’anno, quando realizzò una tripletta nei quarti di finale d’Europa League contro l’Eintracht Francoforte nella vittoria per 4-2, la tripletta più “giovane” della storia delle coppe europee, che però non bastò per qualificarsi al turno successivo vista la sconfitta nella gara di ritorno per 2-0 in casa dei tedeschi. Da molti considerato l’erede di Cristiano Ronaldo, tanto che pur di non ritrovarselo come avversario l’Atletico Madrid ha deciso di investirci ben 126 milioni di euro quest’estate, rendendolo il calciatore portoghese più pagato della storia, anche più di CR7, con l’obiettivo di rimpiazzare il partente Griezmann. Il suo inizio di stagione sta ripagando le aspettative solo in parte, ma forse per colpe non sue, avendo comunque timbrato il cartellino del gol già 3 volte in 11 presenze. Il secondo nome che subito risalta agli occhi leggendo questa lista non può che essere quello di Jadon Sancho, fiore all’occhiello del Borussia Dortmund, da sempre società famosa per la formazione di giovani talenti. Prelevato dalle giovanili del Mancester City nel 2017 all’età di 17 anni per  poco più di 7 milioni di euro. L’ala destra della nazionale inglese ha fin da subito fatto innamorare i tifosi gialloneri con giocate nello stretto da vero funambolo. Parliamo di un giocatore devastante negli spazi aperti grazie alla sua velocità, ma allo stesso tempo fenomenale anche contro difese chiuse e con spazi ristretti, grazie alla sua capacità decisiva nel dribbling. Una spina nel fianco per tutte le difese avversarie, gli è bastato poco tempo per ritagliarsi un ruolo da titolare inamovibile in una big europea come il Dortmund: dopo una prima stagione più “conoscitiva”, la scorsa annata è stato un protagonista assoluto della rosa, contribuendo con 12 gol e ben 14 assist solo in campionato. Quest’anno è partito ancora più forte e dopo 7 giornate di campionato ha già contribuito a 8 reti siglando 3 gol e fornendo 5 assist. Resterà certamente uno dei più grandi rimpianti della storia del City quello di essersi fatto scappare un talento del genere dalla propria Accademy per una cifra così irrisoria se si pensa al suo valore attuale che è quasi quindici volte più alto, aggirandosi sui 100 milioni di euro. Tra i favoriti certamente non possiamo non citare Matthijs De Ligt, il vincitore della scorsa edizione del Golden Boy, difensore centrale olandese ormai conosciuto da tutto il mondo vista la sua escalation impressionante nelle ultime stagioni. Promosso nella prima squadra dell’Ajax il 24 ottobre 2016, anche a lui basta una sola stagione per diventare subito un pilastro del suo club, nelle due stagioni successive colleziona 66 presenze condite con 6 reti. La stagione 2018-19 è sicuramente quella che lo identifica come il difensore in prospettiva più interessante di tutto il panorama calcistico mondiale e uno dei più importanti anche nel periodo attuale. Con il suo Ajax conquista il “double vincendo campionato e coppa nazionale, ma finisce sotto tutti i riflettori quando guida la squadra olandese fino alla semifinale di Champions League, eliminando nei turni precedenti Real Madrid e Juventus, arrendendosi soltanto ad un gol di Lucas Moura nei minuti di recupero della semifinale di ritorno contro il Tottenham. Conquista anche il posto da titolare nella nazionale degli Orange, diventando il più giovane della storia ad indossare la fascia da capitano della nazionale olandese. In estate il suo trasferimento alla Juventus per la cifra record di 85,5 milioni di euro, il suo impatto con i bianconeri è stato subito molto forte, non ha avuto nemmeno il tempo di capire i meccanismi della Serie A che si è ritrovato subito titolarissimo a causa dell’infortunio al legamento crociato di Giorgio Chiellini. Un inizio non dei migliori certamente viste alcune sbavature e qualche errore di troppo, ma non bisogna dimenticare che stiamo parlando di un ragazzo che ha appena compiuto 20 anni, al suo primo approccio con un campionato tatticamente molto attento alla fase difensiva come la nostra Serie A. Quarto ma non certamente per importanza Kai Havertz, trequartista ed all’occorrenza anche ala destra del Bayer Leverkusen, in prima squadra dalla stagione 2016/17 sono già tre stagioni che entusiasma i tifosi delle “aspirine”. Fin dal suo approdo “tra i grandi” ha sgomitato per ottenere ciò che gli spettava, aiutato dalla sua statura (188 cm) e da un piede mancino all’altezza dei più grandi, è senza dubbio il giocatore più talentuoso e di valore della rosa attuale. L’unico tra i giocatori citati fino a questo momento a non essere ancora approdato in un top club vero e proprio, senza ovviamente voler mancare di rispetto al Bayer, certamente arriverà presto un’offerta irrinunciabile per accaparrarsi le prestazioni di questo talento. Numeri da centravanti per lui la scorsa stagione, ben 20 gol in 42 presenze, che gli hanno permesso anche di ottenere una convocazione fissa nel giro della nazionale maggiore. La sua carriera parla già per lui, sembra quella di un giocatore già formato e soprattutto quella di un predestinato, è il più giovane debuttante nella storia della Bundesliga, il più giovane ad aver raggiunto le 50 presenze nel massimo campionato tedesco, e anche il più giovane marcatore della storia del suo club. Il suo talento è certificato anche dalla medaglia Fritz Walter, che ogni anno viene assegnata al miglior under 19 della Bundesliga, vinta nel 2018. Per ultimo merita di essere messo tra questi grandi nomi anche Mattèo Guendouzi, mediano dell’Arsenal acquistato per 8 milioni di euro nell’estate del 2018 dal Lorient, squadra che milita nella seconda serie francese. Il suo è un nome che sicuramente risulterà meno appariscente rispetto a quelli già citati, ma non per questo merita di ottenere meno risalto. Arrivato in punta di piedi, senza l’hype che spesso caratterizza i tifosi inglesi, si è fin da subito imposto nelle gerarchie di Unai Emery, diventando una pedina fondamentale nella scacchiera dei gunners. Quasi una storia d’amore quella tra lui e l’Arsenal, visto che qualche anno prima sembra aver rifiutato il ritorno al PSG e il Borussia Dortmund in attesa della chiamata della sua squadra del cuore, affermando di essere cresciuto guardando i video di Henry e Vieira insieme al padre. Appare prima degli altri all’interno del rettangolo di gioco grazie alla sua capigliatura che di certo non passa inosservata, ma un occhio più attento si renderà certamente conto di come questo ragazzo a soli 19 anni giochi in Premier League sempre a testa alta, guardandosi le spalle prima di ricevere ogni passaggio. Un centrocampista in grado di dare grande dinamicità alla squadra, cerca di rispondere ai requisiti di alta intensità e aggressività senza però far mancare nulla nei passaggi sempre precisi. Certamente un giocatore meno incisivo in zona gol, ma già fondamentale nei meccanismi di una delle squadre più forti d’Inghilterra.

Gli outsider

In un mondo dove basta un gol segnato all’esordio in prima squadra per essere etichettati subito come futuri crack del calcio mondiale, finendo puntualmente nel dimenticatoio nell’arco di pochissimo tempo, ci sono invece alcuni giovani che stanno sfruttando ogni singolo minuto di gioco che gli è stato concesso fino ad ora. Uno su tutti rispecchia perfettamente questo concetto, stiamo parlando di Erling Haaland, colosso di 195cm che a soli 19 anni guida l’attacco del Red Bull Salisburgo a suon di gol. Una stagione iniziata con numeri impressionanti, 18 reti in sole 12 presenze, e come se non bastasse anche 5 assist. Molti hanno sentito il suo nome per la prima volta quest’estate quando al Mondiale Under 20 ha segnato 9 gol all’Honduras in 90 minuti. Halaand sembra non volersi più fermare, ha una fame di gol degna dei più grandi marcatori della storia, figlio d’arte nato e cresciuto in Inghilterra, a Leeds precisamente, ha assaporato fin da piccolo cosa significasse vivere il calcio. Per quanto fisicamente possa sembrare il classico centravanti rapace d’area di rigore, è un giocatore completamente atipico, i giornali Norvegesi l’hanno descritto così: “è forte come un orso ed è veloce come un cavallo. È un killer, una macchina da gol”. Preferisce giocare negli spazi, sfruttare la sua velocità abbinata allo strapotere fisico piuttosto che giocare spalle alla porta da fermo. Facile segnare in un campionato come quello austriaco potrebbe pensare qualcuno, e invece il gigante norvegese ha segnato già una tripletta nel suo esordio in Champions League contro il Genk ed ha timbrato il cartellino anche ad Anfield, casa del Liverpool, solo quattro minuti dopo essere entrato in campo. Come abbiamo detto ci sono giocatori che finiscono sotto i riflettori fin da subito, uno tra questi è sicuramente Ansu Fatì, ala offensiva del Barcellona, il più giovane per distacco tra i candidati al Golden Boy, 17 anni da compiere il 31 ottobre. A differenza di molti però il suo nome sembra essere intento a rimanere sulle bocche di tutti gli appassionati per ancora molto tempo. Quando usiamo la parola “predestinato” non possiamo che pensare ad un giocatore come lui, esordio in Liga a 16 anni e 298 giorni, diventando il secondo calciatore più giovane ad esordire in prima squadra della storia del Barcellona. A testimonianza che un semplice esordio non basta, la giornata seguente ha timbrato il cartellino contro l’Osasuna 5 minuti dopo essere entrato in campo, diventando il più giovane marcatore del club blaugrana. Abile con entrambi i piedi, velocissimo sul lungo, ma una sua dote che è passata poco sotto i riflettori sono i movimenti senza palla che denotano già grande maturità in un ragazzo che ricordiamo ancora deve compiere 17 anni. Ritorniamo adesso a parlare di un altro giocatore partito fortissimo in questo inizio di stagione: Donyell Malen, 10 gol in 10 partite di Eredivise con il PSV Eindhoven, 16 totali in 19 presenze. Sono bastate 9 partite per eguagliare il numero di reti realizzate la scorsa stagione in 31 presenze (di cui solo 6 da titolare). Centravanti mobile, è dotato di un’ottima classe con il pallone tra i piedi che abbina ad un grandissimo fiuto del gol. Un passato in Accademy dal livello sopraffino come quelle di Ajax e Arsenal, dopo la vendita del talento messicano Hirving Lozano sembra essere lui ad aver raccolto le redini della squadra trascinandola alla solita rincorsa all’Ajax in campo nazionale. Su di lui ovviamente sono piombati gli occhi di gran parte delle big europee, su tutte ovviamente l’Arsenal, resasi conto di essersi fatta sfuggire un grandissimo talento, già pronto per un calcio di alto livello. Rimaniamo in Inghilterra per gli ultimi due nomi che faranno parte di questa categoria di outsider, partendo da Mason Mount, trequartista inglese pupillo di Frank Lampard che ha deciso di confermarlo nel suo Chelsea dopo averlo guidato la scorsa stagione nel Derby County. I giovani sono sicuramente una delle note più positive dell’inizio stagione dei Blues, e gran parte del merito è sicuramente di Mason Mount, in grado di imporsi fin dalle prime amichevoli estive nelle gerarchie dell’ex stella del Chelsea. Non parliamo certamente di un ragazzo spuntato dal nulla, anzi, sono già due anni che calca assiduamente i campi di gioco a livello professionistico, nel 2017/18 è stato mandato in prestito al Vitesse in Olanda, dove ha concluso la stagione con 13 gol e 10 assist in 39 presenze, un ottimo bottino per un trequartista appena diciottenne. L’anno scorso il passaggio al Derby County dove appunto Frank Lampard si innamora del suo talento, qui riuscirà a trascinare la squadra fino alla finale dei play off di Championship persa però contro l’Aston Villa. Ma la Premier era già scritta nel suo destino, proprio per questo Lampard decide di portarlo con sé facendolo rientrare dal prestito; scelta rivelatasi azzeccatissima visto il suo impatto impressionante in un campionato di livello così alto, 4 gol e 1 assist in 12 presenze, e il posto da titolare conquistato in tempi brevissimi. Piedi educatissimi, soprattutto per le palle inattive, la capacità di alternare destro e sinistro senza alcun problema e di saper svariare su tutto il fronte offensivo potendo ricoprire più ruoli; non ci appare difficile capire perché il Chelsea punti così tanto su questo giocatore. A circa 200 miglia di distanza da Londra, più precisamente a Mancester, un altro centrocampista inglese sta facendo innamorare molti tifosi, ma prima di loro sta facendo innamorare Pep Guardiola; parliamo di Phil Foden, classe 2000 del Mancester City. Il 20 luglio 2017, a 17 anni appena compiuti il suo esordio con i grandi, in un amichevole estiva contro il Mancester United persa per 2-0. Nonostante il risultato negativo le parole che il suo allenatore Pep Guardiola decide di dedicargli sono quelle di un innamorato: “siete fortunati, voi siete coloro i quali hanno visto la sua prima partita con la prima squadra del Mancester City. Io non ho parole, vorrei avere le parole per descrivere quello che ho visto. È da tempo che non vedevo una cosa del genere. La sua prestazione è stata di un altro livello. Ha 17 anni è un giocatore del City, cresciuto nell’Accademy, ama il club, è un tifoso del City e per noi è un dono”, non certo parole che si sentono tutti i giorni da uno degli allenatori più vincenti della storia. Il rapporto tra i due negli anni si può definire una sorta di “odi et amo”, il giovane centrocampista inglese nell’ultimo periodo si è lamentato dello scarso utilizzo riservatogli nel City dicendo di meritare molto più spazio. La risposta di Guardiola non si è fatta attendere, prima definendolo “il più grande talento mai visto” e dopo affermando: “Phil è l’unico giocatore che non venderemo mai, per nessuna circostanza. Nemmeno un’offerta di 500 milioni di euro ci farebbe riflettere, per noi lui è il City”. Dotato di un dribbling e di una tecnica sopraffina, fa dell’equilibrio e del suo mancino due armi vere e proprie, brevilineo e non dotato certamente di un fisico prorompente è già stato etichettato come il successore di David Silva appena quest’ultimo appenderà gli scarpini al chiodo.

Gli altri

Letto in questo modo può sembrare molto crudo e senza cuore, “gli altri”, ma tutti i restanti 10 nomi dei candidati al golden boy hanno qualcosa che li lega, che li rende tra i migliori talenti under 21 di questo periodo, ma allo stesso tempo con delle piccolezze, qualche mancanza che non gli ha ancora dato quello slancio in più rispetto ai primi cinque nomi che abbiamo visto. Ho deciso di inserire tra questi i tre gioiellini della scuola italiana: Gianluigi Donnarumma, Nicolò Zaniolo e Moise Kean, tre talenti assoluti. Chi da più tempo come l’estremo difensore del Milan, ormai tra i pali rossoneri da ben quattro stagioni, cinque considerando quella attuale e anche portiere della nazionale italiana. Certamente un talento già formato, già conosciuto in tutto il mondo, che però negli ultimi anni, a causa forse della sua prematura esplosione, è rimasto forse troppo sullo stesso livello, certamente non aiutato dai risultati non brillanti ottenuti dalla sua squadra, che anzi più volte ha salvato da brutte figure. Chi invece è “esploso” più recentemente; il discorso da fare su Zaniolo e Kean è più similare: entrambi hanno avuto un impatto molto forte con la Serie A, si sono conquistati presenze a suon di gol e ottime prestazioni con Roma e Juventus nella scorsa stagione. E pure ci si aspettava qualcosa di più da entrambi, un salto di qualità soprattutto per quanto riguarda la maturità fuori dal campo, cosa che è mancata nel mondiale Under 21 dove entrambi sono stati messi temporaneamente fuori rosa per questioni comportamentali. Adesso Zaniolo sta faticando a trovare la quadratura nella Roma allenata da Fonseca, mentre Kean passato in estate per 40 milioni all’Everton fatica a trovare spazio e continuità. Spostiamoci adesso in Spagna, terreno fertile per giovani con l’intento di mettersi in mostra. Prima abbiamo visto la storia di Fati, giocatore del Barcellona, ma a contribuire a questa lista c’è soprattutto il Real Madrid, con ben tre giocatori: Vinicius Junior (classe 2000), Rodrygo (2001) e Lunin (1999). I primi due, classici talenti brasiliani, entrambi giocatori di fascia rapidissimi e funamboli. Tutti e due sono stati pagati ben 45 milioni di euro, Vinicius nell’estate del 2018 dal Flamengo e Rodrygo nell’estate del 2019 dal Santos. Tutti e due hanno una grandissima pressione sulle spalle visti i costi dei cartellini, ma imporsi in una realtà come quella dei Blancos non è certamente facile, ed entrambi faticano a trovare lo spazio di cui avrebbero bisogno per esprimersi al meglio. Il terzo giocatore del Real invece è andato a fare esperienza lontano da Madrid, comprato per 8,5 milioni dallo Zoyra nel 2018, il portiere Andriy Lunin è stato subito girato in prestito al Leganes dove però ha totalizzato solamente 7 presenze; quest’anno invece veste la casacca del Real Valladolid, con cui però non è ancora mai sceso in campo in gare ufficiali. Altra squadra fucina di giovani promesse in Spagna è sicuramente il Valencia, che porta come candidati al Golden Boy ben due giocatori: Ferran Torres, ala spagnola classe 2000, in prima squadra dal 2017 con 62 presenze collezionate fin qui e Kang-in Lee, giovanissimo attaccante koreano promosso la scorsa stagione dal Valencia Under 19. Chiudiamo questo articolo con due ultimi nomi provenienti dalla Germania, Dejan Joveljic attaccante serbo classe 99’ attualmente all’Eintracht Francoforte, prelevato dalla Stella Rossa che vanta già 18 gol in 40 presenze tra i professionisti; e ultimo, ma non per importanza, Alphonso Davies, esterno canadese di proprietà del Bayern Monaco. Prelevato a gennaio dall’MLS, più precisamente dai Vancouver Whitecaps, adesso alterna la gavetta con la seconda squadra dei bavaresi ad alcune sporadiche presenze nella prima squadra guidata da Nico Kovac, che punta molto su questo giovane talento e sta cercando di non bruciare troppo le tappe con una sua gestione molto oculata.

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