Vi siete mai chiesti quanto sia forte Ben Simmons? Io spesso, e quasi sempre arrivo alla conclusione che sia, forse, il miglior cestista incompleto degli ultimi quindici anni in NBA. Un giocatore per molti aspetti strano ma senza dubbio una gioia per gli amanti del basket e soprattutto per chi venera i playmaker più eclettici. 208 centimetri ed un fisico che potrebbe tranquillamente essere utilizzato da 3, in taluni casi anche da 4. Ciò che lo rende differente dagli altri però è la materia grigia: fuori dal comune. Analizziamo le sue caratteristiche che lo rendono unico nel panorama del basket mondiale.

Statistiche

Per comprendere da un punto di vista superficiale le incredibili doti dell’australiano basta prendere in considerazione le tre statistiche più note nel basket: punti, rimbalzi e assist. In oltre 160 partite da professionista, il classe 1996 viaggia a 16.4 ppg, 8.4 rpg e 8.0 apg. Non eccelle in nulla sia chiaro, sono medie tutto sommato “mediocri” (orribile gioco di parole) se prese singolarmente, tuttavia la combinazione di queste rende l’idea della portata del giocatore. Facciamo qualche paragone, anche se parzialmente fuori luogo: Rajon Rondo, estroso play ex Celtics, in carriera sta attorno ai 10 punti medi, 4 rimbalzi e 8 assist; Tony Parker invece ha chiuso la carriera a 15.5/2.7/5.6. Giocatori diversi, impostazioni diametralmente opposte del ruolo e soprattutto fisici non paragonabili, ma comunque interessanti come meri fattori numerici.

In ragione di queste considerazioni, a molti viene in mente un parallelismo quasi blasfemo pensando a chi si sta andando a scomodare, eppure, dati alla mano non risulta essere nemmeno troppo eretico: quello con Magic Johnson. Premessa: nessuno intende dire che i due giocatori siano paragonabili, e anzi auguriamo a Simmons anche solo la metà delle fortune dell’ex Lakers, però è interessante fare due riflessioni attorno all’aspetto fisico: entrambi oltre ai due metri per quasi cento chilogrammi. Simmons, in queste sue prime stagioni in NBA sta viaggiando su medie che ricordano palesemente quelle di Magic, che ha chiuso la carriera a 19.5/7.2/11.2. Fuoriclasse il rivale storico di Larry Bird, potenziale Hall of Famer l’australiano già Rookie of the year.

La tragedia del tiro da 3

Ben Simmons è l’emblema dell’eleganza, del genio e della classe, ma con un neo davvero troppo grande: il tiro da 3. L’australiano in carriera ha una percentuale dello 0% in regular season e nei playoffs nei tiri da oltre l’arco, senza comunque un numero di tentativi particolarmente elevati: circa una ventina. Qualche settimana fa, in una partita di pre-season ha segnato il suo primo tiro da 3, a 23 anni, che ha scatenato l’ilarità del web. Ecco, questo è un problema non indifferente. Nel basket moderno, sempre più strutturato sugli esterni risulta fondamentale una buona percentuale nel tiro da 3. Questo non significa per forza diventare dei nuovi Kyle Korver o scimmiottare gli Splash Brothers, tuttavia un 20% resta fondamentale per le sorti future dei 76ers, soprattutto nelle serie dei playoffs quando l’asse Simmons-Embiid inizia ad essere più sotto traccia.

Ciò che osserviamo è un talento su molti fronti dominante, un fuoriclasse che difficilmente si rivedrà su un parquet. Eleganza, estrosità e visione di gioco senza troppi precedenti che però stenterà sempre ad unire il pubblico per colpa del tiro di 3. Ben Simmons è un giocatore da venerare, perché comunque rappresenta l’essenza del playmaker, nonché la nemesi della point guard stereotipata che segna a occhi chiusi da metà campo. Ben Simmons è unico, e noi ce lo teniamo volentieri così.

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