Il decimo turno di Serie A si concluderà stasera con Milan-Spal, ma le squadre che in questo momento si trovano nelle zone alte della classifica hanno già giocato: l’Inter ha conquistato una sofferta vittoria per 1-2 a Brescia, il 2-2 tra Napoli e Atalanta ha lasciato invariato il distacco in classifica tra partenopei e bergamaschi, la Juve ha superato per 2-1 in extremis un Genoa resiliente, riprendendosi la testa della classifica, e le romane hanno conquistato 3 punti preziosi (Lazio-Torino 4-0, Udinese-Roma 0-4).

Manca qualcuno all’appello? Assolutamente sì: si tratta del Cagliari, compagine che, dopo un brutto avvio segnato dalle due sconfitte interne contro Brescia e Inter, ha mantenuto l’imbattibilità per 8 partite compresa quella di ieri che ha visto i sardi battere per 3-2 il Bologna. I ragazzi di Rolando Maran si trovano ufficialmente settimi ma di fatto quinti a 18 punti insieme a Lazio e Napoli (che sono davanti grazie alla differenza reti) e a -1 dalla zona Champions, demarcata, per adesso, dal quarto posto della Roma a 19 punti. Siamo soltanto a poco più di 1/4 di campionato, è vero, la stagione è ancora lunga, ma il Cagliari sta mantenendo una media punti da zona Europa e questi sono i motivi per cui, secondo noi, i rossoblu possono continuare a sognare in grande.

1) Il reparto offensivo funziona

I 16 gol messi a segno in 10 partite non sono un numero stratosferico, ma fanno ben capire che il Cagliari riesce a trovare la porta con una certa regolarità. Nelle partite sin qui giocate, infatti, solo quella d’esordio contro il Brescia ha visto i rossoblu terminare la partita senza mai gonfiare la rete. A questo buono score ha contribuito in maniera particolare Joao Pedro, capocannoniere della squadra con 5 gol, ieri autore di una doppietta che conferma la sua importanza all’interno della squadra. Dietro di lui, nella classifica dei marcatori cagliaritani, c’è l’argentino Giovanni Simeone (anche lui in gol ieri con uno splendido pallonetto ai danni di Skorupski), che dopo la pessima ultima stagione a Firenze sembra essere tornato l’attaccante spregiudicato che avevamo conosciuto al Genoa. Saranno i colori che lo fanno rendere meglio? I più scaramantici direbbero di sì, fatto che sta che il Cholito ha messo a segno 3 gol e fornito un assist, oltre oltre ad essersi esibito in una serie di buone prestazioni al servizio della squadra.

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2) Un Olsen rinsavito e un Cragno scalpitante

Robin Olsen è arrivato in Italia per sostituire Alisson Becker, che lasciava i pali della Roma per andare a difendere (con un certo successo, come abbiamo visto) quelli del Liverpool. Un compito per nulla semplice quello del portiere svedese, che ha dovuto raccogliere la pesante eredità di uno dei portieri più forti del mondo e affrontare una realtà difficile ed esigente come quella giallorossa, abituata ad alti standard di estremi difensori non solo con Alisson ma anche con Wojciech Szczesny. Olsen non ha iniziato bene la sua avventura con la Roma e la pressione della piazza non lo ha aiutato a concluderla meglio: è stata inevitabile una separazione precoce. Così, quest’estate, Olsen è approdato in prestito a Cagliari dove grazie a un ambiente più “protettivo” sta riuscendo a esprimersi al meglio e a sfoderare tanti interventi degni di nota, dimostrando che l’altisonante prestazione in Italia-Svezia 0-0 (match che ha sancito l’esclusione degli Azzurri dalla Coppa del Mondo) non era affatto casuale.

Se da un lato Olsen sembra essere saldamente il titolare di questo sorprendente Cagliari, d’altro canto non dobbiamo dimenticare che Alessio Cragno venderà cara la pelle per riprendersi il posto appena tornerà dall’infortunio che lo sta tenendo fuori in questo periodo. A giugno 2020 ci sono gli Europei e il giovane portiere dei rossoblu non vuole perdere l’onorevole treno della convocazione da parte di Mancini; la chiamata in Nazionale di Cragno, prima dell’infortunio, sembrava scontata, ma le crescenti prestazioni di Pierluigi Gollini aprono il ballottaggio con l’atalantino, anche lui agguerrito pretendente al terzo slot degli estremi difensori alle spalle di Donnarumma e Sirigu.

3) L’arma in più: il top player

Il mercato di Giulini e del suo staff dirigenziale ha regalato a Maran diversi elementi importanti: i già citati Olsen e Simeone, Nandez, Rog, Cacciatore, Mattiello e il ritorno di Pellegrini. Ma soprattutto Radja Nainggolan in prestito dall’Inter. Il ninja è stato messo fuori dal progetto tecnico della gestione Marotta-Conte per ragioni extracalcistiche, ma rimane comunque uno dei centrocampisti più importanti della Serie A sia a livello di caratura tecnico-tattica sia a livello di esperienza. Fattori che alla lunga faranno la differenza, perché un giocatore come Nainggolan non se lo possono permettere in tanti.

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4) Il bottino raccolto finora fa ben sperare

Quando una cosiddetta “medio-piccola” inizia bene in campionato, siamo abituati a etichettarla subito come fuoco di paglia che si estinguerà da lì a poco. Per questo Cagliari potrebbe non essere così: primo perché il livello della rosa, seppur non eccelso, è più alto di quello di una normale “medio-piccola”; secondo perché il Cagliari non ha ottenuto tutti questi punti casualmente. I rossoblu sono imbattuti fuori casa, segno che non si tratta del caso classico di squadra che alza il proprio livello di prestazione solo tra le mura amiche. Non si può poi nemmeno parlare di calendario facile, visto che i ragazzi di Maran hanno già affrontato l’Inter in casa, perdendo ma con grande onore, il Napoli, battuto a domicilio, la Roma e il Torino, entrambe incontrate fuori casa e fermate sull’1-1.

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5) I punti che le altre lasceranno per strada

Mettiamo le cose in chiaro: non ci aspettiamo che il Cagliari faccia un’annata senza passaggi a vuoto, perché qualche punto per strada l’hanno lasciato anche i sardi (contro Brescia e Verona). Tuttavia, ciò non esclude che i rossoblu possano avere comunque velleità di rilievo, considerando che negli ultimi anni le squadre in lotta per l’accesso in Europa League ma per certi versi anche quelle in lotta per la Champions hanno lasciato a casa tanti punti contro le cosiddette “piccole”. Basti guardare la Roma e la Lazio che spesso hanno dato forti segnali di discontinuità, ma anche lo stesso Milan che addirittura adesso naviga nelle tumultuose acque di metà classifica.

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6) Il recupero di Pavoletti

La prematura perdita di Pavogol per colpa di un grave infortunio al legamento crociato non è stata una bella notizia, ma i tifosi del Cagliari possono guardare il bicchiere mezzo pieno: la squadra funziona anche senza di lui… figuriamoci con lui, ammesso che Pavoletti riesca a tornare in forma da aprile-marzo in poi. Un suo agognato recupero sarebbe utile per un ristretto lasso di tempo ma un giocatore che l’anno scorso è stato il vero trascinatore della squadra con 16 gol può sempre far comodo, anche se per poche occasioni, sia a livello tecnico che a livello morale.

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7) La coesione dell’ambiente sardo

Riallacciandoci all’esperienza di Olsen prima a Roma e ora a Cagliari, estendiamo il discorso a tutta la squadra. L’ambiente, in uno sport popolare come il calcio, può fare eccome la differenza. Così come l’anno scorso una delle armi decisive dell’Atalanta è stato l’entusiasmo della piazza, la stessa cosa potrebbe ripetersi quest’anno per un Cagliari che, rispetto ad avversari ben più attrezzati e blasonati, non ha nulla da perdere. La tifoseria sarda nutre un sentimento di forte attaccamento alla squadra, indipendentemente dai risultati che i beniamini rossoblu raggiungono. Questa è un’arma in più che molte squadre non possono vantare per via di contesti più esigenti. Se Maran saprà trasformare questa coesione in benzina vincente come ha fatto finora, allora i tifosi rossoblu avranno più di una ragione per sognare in grande.

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