Cosa significa arrivare al culmine o raggiungere un qualcosa di paradossale? È difficile da spiegare letteralmente, ma se dovessimo fare un esempio ed accostare queste due terminologie ad un qualcosa di realmente accaduto, andrebbero a braccetto con ciò che succede in casa Napoli. Indubbiamente i tanti saranno a conoscenza di quanto accaduto nel turno infrasettimanale, precisamente durante la gara che ha visto fronteggiarsi Napoli e Atalanta tra il caldo pubblico partenopeo sugli spalti del San Paolo. Il conseguimento del risultato finale non è stato gradito sia dal massimo esponente degli azzurri, ovvero Aurelio De Laurentiis, oltre che dal tecnico Carlo Ancelotti e tutta la tifoseria azzurra. Al netto di ciò, il Napoli al minuto 85’ e sul parziale di 2-1, recriminava un penalty dopo uno scontro al centro dell’area di rigore tra Llorente e Kjaer, con quest’ultimo che ha atterrato l’attaccante spagnolo. Ovviamente se lo si guarda ad azione in corso, tutti penserebbero che l’arbitro abbia commesso un grave errore, ma grazie alle nuove tecnologie ed alle conseguenti moviole televisive, si è potuto visionare il contatto in maniera ottimale ed è evidente che l’attaccante ex Juventus nel tentativo di prendere posizione ha rifilato una gomitata al difensore danese, il quale ha reagito di conseguenza o quanto meno nel tentativo di negare il gol all’attaccante lo ha atterrato assieme a lui. Ovviamente noi non vogliamo dare un metro di giudizio, positivo o negativo che sia, ma cerchiamo di riprendere quanto detto dagli esperti e dagli organi di competenza.

Al termine della gara non sono mancate le proteste, che hanno visto in prima posizione dinanzi a tutti il presidente dei partenopei, il quale con una sfacciataggine da vendere, ai microfoni delle migliori reti televisive sportive italiane ha dichiarato che gli arbitri senza i suoi soldi sarebbero costretti ad andare a “pelare le patate”, infierendo ancor di più nel ribadire di esser stanco di pagare una classe arbitrale di basso livello. A tutto ciò ci si è aggiunta anche la contestazione per l’espulsione del tecnico Ancelotti e la notizia giunta nella giornata di ieri tramite il Corriere dello Sport, secondo cui il presidente azzurro avrebbe telefonato a Gabriele Gravina, uno dei maggiori pilastri amministrativi del calcio italiano oltre che presidente della FIGC. I contenuti della telefonata? De Laurentiis avrebbe ribadito i concetti espressi in televisione, richiedendo maggiore rispetto per la propria squadra oltre che piazza pulita nei vertici arbitrali. Inoltre sembra esser andato all’attacco del “Palazzo”, ovvero della squadra campione d’Italia, senza mezze misure e soprattutto senza la paura di possibili ritorsioni o ripicche, perché a suo riguardo nel corso degli anni ne ha viste troppe.

Date queste premesse, non possiamo far altro che prendere posizione in quanto amanti di questo sport. Prendendoci il rischio di risultare esagerati, se la notizia è attendibile  quanto accaduto porta noi tutti indietro di circa tredici anni, quando lo scandalo di Calciopoli mise alla luce un sistema marcio che aveva colpito il calcio italiano, e che sottolineava tutti gli illeciti commessi dalle squadre. Saremmo ripetitivi nel raccontare la storia di quanto accaduto nel 2006, perciò ci limitiamo solamente a ricordare ai lettori che allora una semplice chiamata di informazione o intimidazione verso un organo amministrativo veniva considerata un reato, punibile con sanzioni severe. Al netto di ciò, ci chiediamo come sia possibile, se davvero si fosse mai verificata questa telefonata tra Aurelio De Laurentiis e Gravina, che il tutto non sia stato denunciato a chi di dovere, dal momento che, come già sancito durante lo scandalo Calciopoli e come detto da noi poc’anzi, chiamare un organo amministrativo e richiedere maggiori agevolazioni è un REATO punibile legalmente.

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