A Monte Carlo, il prossimo 11 e 12 novembre, proprio nei giorni in cui la nazionale femminile sarà impegnata per le qualificazioni ai campionati europei, Carolina Morace entrerà nelle Legends del Golden Foot Award.  Nell’ambito del premio conferito dopo una votazione popolare a calciatori distintisi per risultati e personalità, vengono investite nuove leggende ogni anno. Nel tempo si è costruita al Principato di Monaco la Champions Promenade, la Walk of Fame del calcio sul modello Hollywoodiano. Tra le impronte lasciate quelle illustri di campioni come Maradona, Di Stefano, Pelè, Platinì, Muller, Zidane e di molti italiani da Zoff a Buffon, passando per Riva, Rivera, Rossi, Baresi, Pirlo, Baggio, Del Piero, Totti…

Scorrere la gloriosa lista significa fare un viaggio nel tempo e nello spazio e imbattersi in George Best per poi incontrare Dunga, inseguire Eusebio e passare accanto a Puskas. Ci vogliono chilometri e pazienza prima di incontrare una donna: èMia Hamm, campionessa del mondo con gli USA nell’iconico mondiale 1999 e inserita da Pelè – sola insieme alla connazionale Akers – nella lista dei 100 migliori calciatori di tutti i tempo.  A farle compagnia tra qualche giorno arriverà Carolina Morace, prima italiana in assoluto ad avere l’onore di figurare sulla promenade.

12 Scudetti con 8 squadre diverse, 2 coppe italia e una supercoppa italiana. Per ben 12 volte la Morace è stata capocannoniere della Serie A. In nazionale, con il 9 sulle spalle, ha collezionato 105 gol in 153 presenze, raggiungendo quattro volte il podio europeo e conquistando il Golden Player nell’edizione del 1997. Il suo volto è quello del movimento calcistico femminile italiano che non ha avuto il terreno fertile e la forza di imporsi con il vantaggio di almeno due decadi. L’esperienza dello scorso mondiale in Francia ha sicuramente ridato linfa vitale ad un mondo che è stanco di essere Atlantide e vuole riemergere. Che sia proprio la ”Tigre” italiana ad entrare nelle leggende quest’anno non può essere un caso, la scintilla firmata Bartolini ha un futuro, non deve essere un fuoco di paglia. Nelle file delle azzurre milita chi insidia più da vicino classifiche e primati: la numero 10 Cristiana Girelli, tra le calciatrici in attività, è quella che ha segnato più gol e, contro la Giamaica, ha eguagliato proprio la Morace con la storica tripletta mondiale. Tempi diversi, opportunità diverse ma lo spirito resta; quello sì che l’ex bomber azzurra può lasciarlo in eredità.

Una Tigre a casa dei Tre Leoni, segna la prima ed unica quaterna tricolore a Wembley, le prime volte sono quasi un vezzo della veneziana. Nel 1999, ad un anno dal suo ritiro dopo circa 20 stagioni giocate, per volere del patron Gaucci diventa la prima donna a sedere sulla panchina di una squadra professionistica maschile. Siamo in C1, la squadra è la Viterbese e anche se l’impegno dura poco la sua portata è rivoluzionaria. Tanto si dirà del divorzio con la società ma lei stessa si prenderà cura di sottolineare che non avrebbe mai accettato che il presidente interferisse sulle sue scelte di formazione. ”Forse un uomo è più accomodante” dirà.

Nel 2002 diventa commisario tecnico della nazionale femminile italiana ed è la prima donna a riuscirci, per poi volare in Canada e ancora a Trinidad e Tobago e ripetersi. Torna a sedere su una panchina italiana per un solo anno, nel 2018, quando porta il neonato club rossonero al terzo posto – piazzamento ottenuto all’ultima giornata dopo un ottimo campionato di battaglie con Fiorentina e Juventus – e in semifinale di coppa italia. Ma è nel 2014 che riceve un altro alto riconoscimento: Carolina Morace è la prima calciatrice da essere inserita della Hall of fame del calcio Italiano.  A consegnarle il premio Gianni Rivera uno che di prime volte, visto il suo pallone d’oro che mai prima di allora era giunto nel Bel Paese, se ne intende.

Spesso impegnata in telecronache e commenti, ospite di programmi televisivi, l’ex numero 9 azzurra con una laurea in giurisprudenza è un patrimonio non solo del calcio femminile ma dello sport tutto e dal Principato ce lo hanno ricordato. 

 

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here