Per un rookie, il secondo anno all’interno della NBA può essere molto duro da affrontare. Dopo un’intera stagione di “osservazioni” infatti, le difese avversarie cominciano a prendere le misure su di te; in più, le aspettative sono sempre più alte per tutti. Ma questo Luka Doncic non lo sa, e continua a dominare. Il nativo di Lubiana è atterrato sul pianeta NBA la scorsa estate, selezionato con la terza scelta al Draft 2019 da Atlanta che l’ha poi scambiato con Dallas per Trae Young, altro gioiellino con il quale si è conteso per gran parte della stagione il premio – poi vinto – di Rookie of the year.

Dal primo momento in cui ha messo piede sul parquet, è stata pura magia: tutti gli scetticismi, i dubbi e le perplessità riguardo a ciò che aveva mostrato con la canotta del Real Madrid e quella della Slovenia sono stati spazzati via col passare dei match. Grazie al suo talento cristallino, la sua dedizione e la preziosa presenza di Dirk Nowitzki come guida, il classe ’99 ha saputo illuminare, attirando su di sè gli occhi di tutto il pubblico (non solo quello dei Mavs).

Quest’anno lo scetticismo è tornato, in relazione al fatto che, come anticipato prima, durante l’estate le squadre avranno passato un bel po’ di tempo a studiare ogni suo singolo movimento per arginarlo. E invece, Luka ha iniziato da dove aveva lasciato: all’esordio annienta Washington mettendo a referto 34 punti, 9 rimbalzi e 3 assist, mentre due giorni dopo schianta i Pelicans piazzando la sua prima tripla doppia stagionale (25-10-10). Anche nella sconfitta con i Blazers è impressionante (29-12-9), mentre alla quarta apparizione ci va piano con i Nuggets (12-4-5).

Contro i Lakers, invece, inscena uno scontro memorabile con LeBron James, arendendosi al Re ma non prima di aver fatto registrare la sua seconda tripla doppia di questa regular season da 31-13-15. Tripla doppia che arriva anche pochi giorni più tardi, contro Cleveland (29-14-15). Kevin Love lo ha definito “un mago, il futuro della lega”.

Poi, il contributo importante per scacciare via i Magic (27-7-7), prima di realizzare una surreale tripla doppia contro i Knicks da 38-14-10 (carrer high), uscendo tuttavia sconfitto contro Barrett&Co.

A proposito di leadership: a fine partita si è scusato con i compagni davanti alle telecamere, ammettendo di averli delusi, colpevole di aver fallito l’ultimo e decisivo tiro. Mentalità. (Ah, mi era quasi sfuggito: proprio contro New York è diventato il secondo giocatore della storia a realizzare 1500 punti, 500 assist e 500 rimbalzi nelle sue prime 80 apparizioni in NBA, secondo soltanto ad un mostro sacro come Oscar Robertson).

Contro Memphis, ha condotto i suoi Mavericks al sesto successo stagionale con una prestazione da 24-14-8, poi, questa notte, l’ennesima prestazione sontuosa contro i Celtics (34-6-9). È dunque innegabile il fatto che ormai l’ex stella del Real si sia presa le chiavi della squadra di coach Carlisle, che sta silenziosamente portando avanti nella “selvaggia” Western Conference coadiuvato da Kristaps Porzingis, un altro giocatore che di talento ne ha da vendere e che ha tanto, tanto da dimostrare.

L’unico “difetto”, se proprio dobbiamo trovarne uno, è che per adesso fra le tante note che stiamo rivedendo in Doncic quest’anno, anche i limiti messi in luce la scorsa stagione purtroppo sono rimasti: soprattutto difensivi, sui quali dovrà lavorare per risultare davvero dominante in entrambe le metà campo.

Nonostante ciò, al suo orecchio iniziano a giungere i primi cori “MVP, MVP…”, anche se parlare di un riconoscimento del genere è ancora presto. Per ora viaggia a 28.3-10.3-9-1 di media (numeri “da LeBron”) ed è il sesto miglior giocatore per punti realizzati, secondo per assist e quarto per efficiency di tutta la lega, ma il ragazzo ha ancora tanta strada da fare.

Le carte in regola per diventare uno dei volti principali di questa lega però ci sono: l’ambiente è quello giusto, il talento c’è (eccome) e la mentalità vincente pure, come continua a dimostrare. Solo il tempo potrà dirci se il 77 dei Mavs riuscirà a realizzare tutti gli obiettivi che ha dichiarato alla sua presentazione, noi nel frattempo continuiamo a goderci le sue giocate fantascientifiche, che a dirla tutta, sono già degne di quei cori…

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