Due battute sulla pioggia caduta ieri a Castel di Sangro e un sorriso, queste la premessa di una piacevole chiacchierata con Gaia Brunelli, giornalista che da anni dona volto e voce a Sky Italia. Quattro lingue, un patentino UEFA B e una passione coinvolgente per lo sport, chi meglio di una cronista mondiale per parlare della sorprendente annata delle ragazze mondiali? L’aggettivo più usato in questi giorni per riferirsi al 2019 azzurro è ”straordinario”, ed è giusto perché tutto ciò ha di gran lunga superato i confini dell’ordinario. Ora la musica, finalmente, cambia.

Un anno da Cristiana a Cristiana

Due momenti, tra i tanti emozionanti fotogrammi, possono essere considerati un po’ l’alfa e l’omega della stagione: l’autogol della Girelli contro il Cile alla prima amichevole di Gennaio e la fascia sul suo braccio ieri, a chiudere il cerchio dopo un filotto di vittorie e gol. Secondo te come si può riassumere tutto quello che è accaduto nel mezzo? Qual è stato lo spirito di questa annata?

”Sta tutto nella partita con l’Australia (1-2 con gol di Bonansea in zona cesarini), prima ancora del momento della qualificazione alla fase finale, perché fino al triplice fischio di quel giorno si trattava di una realtà non totalmente riconosciuta. Dagli addetti ai lavori e da chi seguiva quella gara è stata in tutti sensi definita la svolta, non solo nel torneo. È stato quello il momento in cui tutti hanno aperto gli occhi di fronte a quello che stava accadendo.”

 

Credo che immaginare un’annata migliore fosse difficile. Ovviamente non solo dal punto di vista dei risultati che vedono due sole sconfitte, con Brasile e Olanda, di cui la prima di importanza irrilevante…

”Alcune cose a lungo andare non si ricordano. Io dico sempre che il calcio femminile in questo momento non è solo calcio, è sociale, è politica, è tanto di più. Uno degli esempi che cito più spesso è Megan Rapinoe –  tra l’altro ho avuto il piacere di intervistarla – che, come molte colleghe, nonostante viva in un paese dove il calcio femminile è consacrato, è impegnata in diverse attività. Non è solo giocare a pallone ma la Casa Bianca, Trump e tutta una serie di questioni che sfociano poi nel sociale. Io credo che, nel nostro piccolo, anche in Italia il calcio femminile non sia solo calcio. È proprio qualcosa che sta cercando di emergere, di crescere, in un paese che ne ha bisogno. Un paese che ha bisogno di qualcosa di pulito, di fresco, ha bisogno di senso di appartenenza, che sia una maglia azzurra o una maglia a strisce se si tratta di una squadra di club. Arriva un momento in cui il calcio non significa più andare allo stadio, sugli spalti, per insultare… questo è qualcosa di più di solo calcio.

 

Lo notavo ieri, sulle tribune, fuori dallo stadio. Tra noi che aspettavamo le ragazze per una foto o un autografo c’erano anche parecchi bambini. Diciamo che quando eravamo bambini noi e i nostri idoli si chiamavano Del Piero, Totti o Maldini era difficile anche solo immaginare di poter scambiare due parole con loro, erano come eroi ma irraggiungibili…

”Tuttora è più o meno così. Con le ragazze quando magari si organizza un evento puoi fermarti a parlare, a ridere, a scherzare come fossero amiche. Con gli atleti non dico che non si possa parlare ma è difficile avvicinarli, vederli da vicino proprio, c’è un clima diverso. Il fatto che tutto sia più raggiungibile, alla portata, più umano è un merito di questo movimento.

Cernoia – Greggi: due facce della stessa medaglia

Tornando alle ultime gare. Penso che quest’ultima apparizione abbia evidenziato uno dei punti di forza della nazionale della Bertolini: il gruppo. La squadra si è trovata a dover far a meno di due colonne portanti del reparto difensivo quali sono Sara Gama e Alia Guagni, ma Laura Fusetti e Lisa Boattin si sono fatte trovare pronte senza fare una piega, supportate dal gruppo che ha speso buone parole per loro usando la voce del capitano a fine gara. La cosa più importante però credo sia un’interessante metafora all’interno della partita: ha aperto la doppietta di Cernoia, veterana assoluta del centrocampo azzurro, nel mezzo oltre al solito gol firmato Sabatino è arrivato il bolide di Giugliano e, a chiudere, il primo centro di Giada Greggi alla seconda presenza. Tutto ciò fan ben sperare per le nuove generazioni…

”La nuova generazione sarà molto fortunata, a partire da Greggi, passando per Bonfantini, Serturini, ci sono molte giovani davvero forti. Dico fortunate perché non hanno l’obbligo di impegnarsi usando molta dedizione. Mi spiego: quelle che sono arrivate dove sono oggi hanno avuto la forza necessaria per dire ‘Io ci credo e voglio andare avanti!’, sarebbe stato molto più facile prendere una qualsiasi altra strada, fare un altro mestiere. Hanno quindi dovuto lavorare molto sulla loro mente, sulla loro psicologia. Le ragazze che arrivano ora invece hanno, in un certo senso, la strada spianata. Potranno dire ‘Vogliamo essere calciatrici’, aspirare ad essere professioniste, con delle tutele, un fondo pensionistico, sarà un po’ più semplice. Poi Cernoia e Sabatino sono il nostro presente, lo sono state anche al mondiale. Giugliano è il nostro presente e sarà anche il nostro futuro visto che è molto giovane, ha 22 anni. Sono molto contenta per Giadina (Greggi ndr.) e anche per Laura Fusetti che è una persona meravigliosa. Mi diceva che ha studiato scienze dell’alimentazione e che le piacerebbe, a fine carriera, tornare a fare proprio quello per cui ha studiato. C’è questo sapersi reinventare che anche bello, poter e riuscire a fare altro nella propria vita. Poi ieri ha giocato benissimo quindi sono davvero contenta.”

Donne anche oltre il rettangolo verde

Secondo te quanto è importante che a raccontare il calcio femminile siano non solo donne ma anche uomini? 

Io sono l’unica telecronista di calcio maschile, mi rendo conto che non viene ancora vista come una cosa normale, sembra non stonare invece un uomo con il calcio femminile come succede e come è successo anche al mondiale. Con noi a Sky c’è Mario Giunta, vi sono uomini a bordo campo, nel commento, non c’è il minimo problema in questo senso, basta appassionarsi alle cose e loro amano questo sport, avere rapporti amichevoli con le ragazze, lavorano con entusiasmo. Sarei ipocrita se dicessi che vale anche al contrario. Io parlo di calcio, esattamente come faccio le telecronache di tennis e che sia una telecronaca di maschile o di femminile è la stessa cosa. Esistono anche pregiudizi, come quello di considerare la voce di una donna fastidiosa, ma si possono superare. In occasione di Juventus – Fiorentina all’Allianz, gara che ho commentato, è stato detto che il futuro della telecronaca è nelle mani delle donne. Certo, per considerare ”normalità” una donna che fa una telecronaca ci vuole tempo, abitudine. Ecco magari sarebbe bello vedere più mercato, competitività intorno a queste mestiere, è una cosa che comunque può aiutare.

 

In molti ti avranno chiesto come è nata la tua passione, io vorrei sapere perché non è morta. Perché continui a seguire il calcio, lo sport, nonostante sia cambiato, il mondo cambi, tu stessa cambi…

”Allora è nata come nascono tutte le passioni. Da piccolina avevo sempre un pallone tra i piedi, poi i miei genitori lavoravano entrambi e quando mi capitava di passare del tempo da sola giocavo e raccontavo quello che facevo, come se fosse una telecronaca. Ovviamente vincevo sempre! Poi ho un forte affetto che mi lega alla mia voce quindi ho iniziato a fare doppiaggio, teatro, cose che non c’entrano nulla. Il fatto è che sono sempre stata sportiva, ho giocato tanto a tennis, ho fatto tanti anni di sci; inizialmente i miei genitori mi hanno un po’ indirizzata preferendo altri sport al pallone ma poi a diciassette anni sono riuscita a giocare a calcio, sono arrivata in serie A, ho giocato con Patrizia Panico… solo che, tornando al discorso di prima, sono una di quelle che non ci ha creduto ed ha preso un’altra strada, ormai sono di una generazione passata. Perché non mi sono mai fermata non lo so. Ho avuto le mie occasioni, non dovevo necessariamente fare le telecronache ma ho iniziato e mi piace farle. Questo è un mondo difficile ma io non credo di dar fastidio con la mia voce quindi in quello che ho fatto ci ho sempre creduto.”

 

Un ringraziamento speciale a Gaia Brunelli.

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Intervista di Marialaura Scatena

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