Con la vittoria per 3-0 sul Liechtenstein, la nazionale finlandese di calcio ha raggiunto un traguardo storico: la sua prima qualificazione sul campo ad un grande torneo. Il paese dei laghi e delle betulle è esploso di gioia nella notte di Helsinki, una volta staccato il pass per Euro 2020. Tanto alcool e tanto buonumore a dispetto delle temperature artiche, per celebrare l’impresa di Teemu Pukki e compagni, soprannominati “Gufi Reali”, come la mascotte Bubi, il volatile che fece capolino nel 2007 durante il match contro il Belgio.

La Finlandia calcistica potrà così cancellare l’onta di non aver mai preso parte ad alcuna edizione di coppa del mondo o dei campionati europei. Al suo attivo quattro partecipazioni ai tornei olimpici di Stoccolma 1912, Berlino 1936, Helsinki 1952 e Mosca 1980, nessuna arrivata grazie ad un pass guadagnato sul campo, ma sempre attraverso inviti. Ai tempi del mito Jari Litmanen, per due volte i Gufi Reali avevano quasi raggiunto il traguardo dell’agognata prima qualificazione: per i mondiali di Francia 1998, sfiorando i playoff per due punti, e per gli Europei del 2008 sotto la guida di Roy Hogdson, complice un decisivo 0-0 ad Oporto contro la selezione lusitana.

Il ciclico ripetersi di magre figure e delusioni aveva spinto alcuni tifosi dei Gufi a parafrasare Gary Lineker: “Il calcio è un gioco semplice, 22 giocatori corrono dietro ad un pallone e alla fine la Finlandia perde”.

Da ieri sera non è più così. Bosnia, Grecia e Armenia si sono dovute arrendere ad una Finlandia plasmata con pazienza da Markku Kanerva, commissario tecnico dei Gufi ma con un rispettabilissimo passato di difensore tra gli anni 80 e 90 e con un soprannome particolare. Fin da bambino lo chiamavano Rive, diminutivo di Roberto Rivelino, uno dei più grandi calciatori della storia. Il potente calcio del piccolo Kanerva lo aveva fatto ribattezzare Rive da amici e compagni. Un soprannome che gli è rimasto anche durante la carriera con l’HJK Helsinki e nel giro della nazionale (59 presenze e un gol in maglia blu). Per Rive Kanerva anche un assaggio di Champions League, sempre con l’HJK, qualificato per la fase a gironi del torneo maggiore nel 1998-99.
Prima di fare il salto dal campo alla panchina, ancora una volta legato ai colori dell’HJK, il coach del miracolo finnico si era dedicato all’insegnamento, grazie alla laurea in scienze dell’educazione con specializzazione in matematica.

La svolta per lui (e inconsapevolmente per l’intero movimento finlandese) arriva nel 2004, quando diventa coach dell’under 21. In cinque anni riesce a guidarla per la prima volta al campionato Europeo di categoria. La Finlandia vince il proprio girone di qualificazione davanti a Danimarca, Scozia, Slovenia e Lituania. Il miracolo non si ripete nella fase finale in Svezia, dove arrivano tre sconfitte per mano di Inghilterra, Germania e Spagna. Di quella rosa facevano parte tre giocatori in campo ieri sera con il Liechtenstein: Jukka Raitala, Tim Sparv e il bomber Pukki. Dieci anni dopo il nuovo miracolo, stavolta per scrivere la storia con la esse maiuscola.

Kanerva ha trovato la formula con cui risolvere l’impossibile equazione di una Finlandia agli Europei. E’ riuscito nell’impresa puntando su ciò che ai finlandesi riesce meglio: inclusione, dialogo, ascolto, un rapporto aperto con i giocatori, cui ha chiesto fiducia e sacrificio restituendo altrettanto. Del suo gruppo sono stati chiamati a far parte quasi 50 giocatori negli ultimi dodici mesi. Lo spirito di squadra è stato messo al primo posto, in un movimento che (Litmanen a parte) non ha mai sfornato campionissimi. Lo stato di grazia di Teemu Pukki ha fatto il resto.
La notte di Helsinki è già diventata storia e per la Finlandia oggi inizia qualcosa di diverso. Il 2020 sarà l’anno della rivoluzione finlandese, o meglio della “Rivelution”.

Non sarà il Brasile, ma Kanerva e i suoi ragazzi hanno già fatto qualcosa di magico.

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