5 titoli Mondiali, 68 vittorie, 152 podi, 69 pole position. Basterebbe soltanto snocciolare questi numeri spaventosi per rendere omaggio alla leggendaria carriera di Jorge Lorenzo.
Ma sarebbe forse banale e, probabilmente, anche fin troppo riduttivo commentare così il ritiro a sorpresa del Porfuera, limitandosi unicamente a elencare delle mere statistiche.
La Lorenzo’s Land messa in piedi, trionfo dopo trionfo, in questi lunghi 17 anni seguenti al debutto adolescenziale di Jerez nel 2002, ha un suo epicentro ben preciso: Assen 2013.
Proprio in terra d’Olanda, infatti, si è concretizzata la trasformazione sportiva di Jorge: da campione a leggenda delle due ruote.

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Il Martillo chiuse quella gara fuori dal podio, doveroso premetterlo. E allora, perché concentrarsi proprio su un risultato non certamente esaltante durante l’articolo di giubilo del fuoriclasse iberico?
Keep calm, mettetevi comodi e prendetevi tutto il tempo necessario per leggere.
27 giugno 2013, seconda sessione di prove libere del Gran Premio dei Paesi Bassi: sotto una pioggia battente, su asfalto bagnato, il maiorchino perde il controllo della sua Yamaha M1 in prossimità della curva 13 e finisce sbalzato per aria. Caduta rovinosa, anzi devastante. L’esito dei successivi esami, purtroppo, è impietoso: frattura scomposta della clavicola sinistra, necessario il trattamento chirurgico per provare a rimetterlo in pista nel successivo appuntamento del Sachsenring (Germania).
Fin qui, tutto nella norma. Lorenzo viene trasportato rapidamente in Catalogna e sottoposto all’operazione, nella notte tra giovedì e venerdì. L’intervento riesce alla perfezione, concludendosi addirittura alle due del mattino.
Proprio in quelle ore, clamorosamente, ecco arrivare impetuoso il colpo di scena. Nonostante il parere chiaramente negativo di medici e management, Jorge decide a sorpresa di catapultarsi sul primo volo disponibile e tornare ad Assen. Il motivo? Semplice: disputare la gara.

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La straordinaria follia divenne realtà: allo spegnimento dei semafori, sabato 29 giugno (qualche anno orsono, per motivi religiosi, in Olanda non si correva la domenica), il numero 99 fu regolarmente presente in griglia.
Partito dodicesimo, non avendo disputato le qualifiche, il cinque volte iridato recuperò posizioni su posizioni, resistendo al dolore disumano provocato dalla placca di titanio e dalle 8 viti installategli nel corpo per ricomporre la lesione.
Chissà quante lacrime versò, Jorge, all’interno del suo casco, in quel silenzio lungo quasi 30 giri. La linea del traguardo, con il quinto posto finale, fu liberazione e allo stesso tempo consacrazione.
L’impresa dell’uomo, prima che pilota, Lorenzo riuscì a distogliere l’attenzione dal ritorno alla vittoria di Valentino Rossi dopo le due stagioni di digiuno in Ducati. “È vero, oggi ho vinto io. Il vero eroe della giornata, però, è Jorge“, dichiarò il Dottore dopo la bandiera a scacchi, togliendosi il cappello in modo onesto e sincero nei confronti di uno dei suoi più acerrimi competitors.
Io eroe? No, i veri eroi sono quelli che a fine mese riescono a portare il pane a casa e sfamare la propria famiglia. Io ho soltanto fatto il mio lavoro, ho soltanto fatto ciò che amo“. Queste poche righe, adesso, vi avranno fatto capire perché abbiamo deciso di tributare così il mito di Jorge Lorenzo.

Risultati immagini per lorenzo assen 2013Domenica, a Valencia, si chiuderà il cerchio. Il ragazzino col chupa-chups in bocca, divenuto campione, ha detto basta, rispettando in pieno se stesso e la propria mentalità da vincente.
Antipatico o simpatico, a seconda del tifo, poco importa.
Buona vita Jorge, grazie per l’immenso spettacolo: ci hai fatto divertire.

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